Il termine “psicoterapeuticocentrismo” viene proposto per designare un fenomeno linguistico, culturale e professionale riconoscibile nei discorsi contemporanei sul ruolo terapeutico dello Psicologo. Con questa parola si intende l’insieme delle rappresentazioni, delle narrazioni e delle pratiche discorsive che tendono a collocare la psicoterapia al centro dell’idea di cura psicologica, fino a farla apparire, sul piano simbolico o comunicativo, come la forma principale, superiore o quasi esclusiva di intervento realmente terapeutico.
La parola può essere usata in più significati tra loro collegati.
In un primo significato, di ordine culturale generale, “psicoterapeuticocentrismo” indica la tendenza a identificare nell’immaginario comune la cura psicologica soprattutto con la psicoterapia. In questa accezione, il termine serve a nominare una riduzione del campo visibile della cura: ciò che non viene ricondotto alla psicoterapia rischia di apparire meno centrale, meno qualificato o meno pienamente terapeutico.
In un secondo significato, di ordine professionale, il termine designa una narrazione secondo cui il valore terapeutico dello Psicologo verrebbe riconosciuto soprattutto, o quasi soltanto, in relazione alla specializzazione in psicoterapia. In questo uso, la parola consente di descrivere quella rappresentazione per cui altre attività proprie dello Psicologo, come il sostegno psicologico, la prevenzione, l’intervento clinico, l’abilitazione, la riabilitazione e più in generale la cura psicologica, tendono a essere marginalizzate, rese meno visibili o collocate in posizione subordinata.
In un terzo significato, di ordine simbolico e identitario, “psicoterapeuticocentrismo” indica un sistema implicito di gerarchie professionali e di prestigio, nel quale la psicoterapia finisce per diventare il principale criterio di legittimazione del valore clinico e terapeutico. In questa accezione, il termine non descrive soltanto affermazioni esplicite, ma anche formule linguistiche, descrizioni promozionali, etichette, modalità di presentazione dei ruoli e scelte comunicative che producono, direttamente o indirettamente, una centralizzazione simbolica della psicoterapia.
In un quarto significato, di ordine comunicativo e discorsivo, la parola può essere usata per analizzare il modo in cui certi messaggi pubblici, professionali o formativi pongono la psicoterapia costantemente al centro della scena, facendone la forma di cura psicologica più nominata, più visibile e più facilmente riconoscibile, mentre altre attività psicologiche restano sullo sfondo o vengono descritte come accessorie, preparatorie o secondarie.
In un significato più ampio, infine, il termine può essere impiegato anche come categoria critica per descrivere una cornice ideologica: non una semplice valorizzazione della psicoterapia, ma la tendenza a naturalizzare l’idea che la cura psicologica coincida essenzialmente con essa. In questo senso, la parola non serve a negare il valore della psicoterapia, ma a distinguere il suo legittimo rilievo dalla sua possibile assolutizzazione culturale e narrativa.
L’interesse del termine, sul piano linguistico, sta nel fatto che esso tenta di dare un nome unitario a un fenomeno complesso, diffuso e spesso percepito solo in modo frammentario. Senza una parola specifica, tale fenomeno rischia di restare implicito, disperso in molte formulazioni diverse e difficilmente osservabile nella sua coerenza complessiva. Il neologismo, dunque, non nasce come semplice invenzione occasionale, ma come strumento di messa a fuoco concettuale: nominare il fenomeno significa renderlo più visibile, descrivibile e discutibile.
Quanto alla fonte, non appare semplice identificare una singola attestazione originaria certa e univoca del termine. Per quanto è stato possibile ricostruire, “psicoterapeuticocentrismo” non sembra legato a una sola comparsa isolata, ma a un uso ripetuto e progressivamente consolidato all’interno di discussioni online dedicate al ruolo terapeutico dello Psicologo. In particolare, il termine risulta essere stato adoperato per anni in un gruppo Facebook, in centinaia di post, commenti e discussioni. Per questa ragione, più che una fonte unica in senso stretto, quel gruppo può essere considerato il principale ambiente di circolazione, sedimentazione e riconoscibilità pubblica della parola.
Proprio questo aspetto può rendere il caso linguisticamente interessante. Non si tratterebbe infatti di una proposta astratta o di una creazione estemporanea, ma di una parola emersa, circolata e consolidata dentro una comunità discorsiva online, in risposta a un bisogno di denominazione concettuale. La difficoltà di individuare una fonte singola non dipenderebbe, in questo caso, dall’assenza di attestazioni, ma dal carattere diffuso, collettivo e stratificato del suo uso.
In conclusione, “psicoterapeuticocentrismo” può indicare contemporaneamente una tendenza culturale, una narrazione professionale, una gerarchia simbolica, un criterio identitario, un orientamento comunicativo e una categoria critica di analisi. La sua utilità consiste nel dare forma linguistica a un fenomeno che, senza un nome preciso, rischia di restare poco percepibile. La difficoltà di individuare una fonte singola non deriva qui dalla mancanza di attestazioni, ma dal fatto che il termine sembra essersi consolidato in modo diffuso e collettivo all’interno di un lungo uso discorsivo online.
Enrico Rizz, Psicologo, Presidente di MetaPsi Aps



