Quando si parla di sessuologia clinica, capita spesso di incontrare un’idea sbagliata ma molto radicata: che si tratti di un ambito “speciale”, separato dalla Psicologia clinica, quasi come se fosse un territorio a parte, riservato a figure diverse o a titoli particolari. Questa rappresentazione crea confusione, perché sposta l’attenzione dall’unico punto davvero decisivo: che cosa fa lo Psicologo quando lavora in ambito sessuologico.
La risposta è semplice e va detta con chiarezza. La sessuologia clinica, quando è svolta in ambito psicologico, è l’applicazione alla sfera sessuale e relazionale degli atti tipici della professione di Psicologo. Non nasce una professione nuova, non cambia la natura dell’intervento, non compare una “categoria a parte”. Cambia l’area tematica, cioè l’oggetto su cui lo Psicologo lavora: la sessualità. Il resto resta Psicologia clinica.
La sessualità non è un compartimento isolato. È una componente del funzionamento complessivo della persona, intrecciata con emozioni, pensieri, vissuti corporei, autostima, immagine di sé, relazione con l’altro, comunicazione, intimità e significati personali. È normale, quindi, che difficoltà come calo del desiderio, ansia, evitamento, dolore, vergogna, blocchi, conflitti di coppia o perdita di fiducia nella propria competenza sessuale non siano “problemi tecnici”, ma espressioni di un funzionamento psicosessuale e relazionale che, in un certo momento, si inceppa, si limita o si impoverisce.
Per questo motivo, la sessuologia clinica in ambito psicologico può essere descritta in modo concreto come diagnosi psicologica e valutazione clinica del funzionamento, prevenzione e intervento clinico in ambito sessuologico, con un orientamento chiaro: il funzionamento psicosessuale e relazionale delle persone. In pratica, lo Psicologo valuta e comprende come quella persona sta funzionando nella sfera sessuale, quali fattori stanno alimentando il disagio, quali risorse sono presenti e quali competenze o condizioni possono essere recuperate o potenziate.
Dentro questa cornice rientrano attività diverse ma coerenti tra loro. C’è la diagnosi psicologica e la valutazione clinica del funzionamento psicosessuale e relazionale, intese come analisi dei processi emotivi, cognitivi, affettivi, corporei e relazionali che incidono sulla sessualità. C’è la prevenzione, che significa ridurre i fattori di rischio e rafforzare quelli protettivi prima che il disagio si cronicizzi o diventi più invalidante. C’è il sostegno psicologico, utile quando la persona attraversa crisi, cambiamenti, ferite o periodi in cui perde fiducia nella propria capacità di vivere la sessualità in modo sereno e soddisfacente. E c’è l’abilitazione e la riabilitazione psicosessuale, cioè l’intervento mirato a recuperare, potenziare o ristabilire il miglior livello possibile di funzionamento psicosessuale e relazionale quando questo risulta compromesso, limitato o bloccato.
A questo punto emerge un’altra confusione molto comune: l’idea che la sessuologia clinica coincida automaticamente con la cosiddetta “psicoterapia sessuale”. Questa sovrapposizione non regge, né sul piano clinico né su quello giuridico. La ragione è lineare: non tutti gli interventi clinici sono psicoterapia. Molte difficoltà sessuali richiedono un lavoro clinico serio e terapeutico, ma non necessariamente un percorso psicoterapeutico strutturato. In molti casi il bisogno principale è chiarire il funzionamento, ridurre fattori di rischio, sostenere la persona in una fase di crisi o adattamento, oppure abilitare e riabilitare competenze psicosessuali e relazionali. In questi casi si fa clinica e si fa cura, ma non si sta descrivendo automaticamente un intervento “psicoterapeutico” in senso tecnico.
Questo non significa che la psicoterapia non venga mai utilizzata. Significa che è una possibile modalità di intervento, da adottare quando è clinicamente indicata, non l’etichetta obbligatoria dell’intero ambito. Confondere l’area tematica, la sessualità, con una singola modalità di intervento, la psicoterapia, riduce la complessità e produce aspettative distorte.
C’è poi un ulteriore punto che, in Italia, va chiarito con precisione perché riguarda la validità giuridica delle qualifiche. Diciture come sessuologo clinico e psicosessuologo non hanno valore giuridico autonomo. Non sono titoli professionali riconosciuti dalla legge, non identificano una professione distinta e non attribuiscono competenze riservate. Possono descrivere percorsi o interessi formativi, ma non sostituiscono l’abilitazione professionale né l’iscrizione all’Albo. Non esiste un Albo o un Ordine professionale dei sessuologi; esistono associazioni scientifiche e percorsi formativi, che possono essere utili per approfondire, ma restano attestazioni formative, non titoli legali.
Ciò che conta, sul piano giuridico, è la professione di base. Lo Psicologo iscritto all’Albo può svolgere interventi psicologici clinici anche in ambito sessuologico. Il Medico iscritto all’Albo può svolgere atti medico sessuologici. Le etichette formative non creano abilitazioni e l’esercizio di attività cliniche in assenza dell’abilitazione richiesta può configurare il reato di esercizio abusivo della professione ai sensi dell’art. 348 del codice penale.
Sul piano scientifico, il quadro è coerente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute sessuale come uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale in relazione alla sessualità e non come mera assenza di malattia, disfunzione o infermità. Questa definizione mette in evidenza che la sessualità riguarda il benessere e il funzionamento, non solo il sintomo. Lo stesso approccio è in linea con il modello ICF, che inquadra il funzionamento e la disabilità come esiti dell’interazione tra condizioni di salute e fattori contestuali, orientando l’intervento alla qualità della vita e al funzionamento nelle diverse aree, inclusa la sessualità.
La conclusione è lineare. La sessuologia clinica, in ambito psicologico, è cura psicologica del funzionamento psicosessuale e relazionale. Si realizza attraverso diagnosi psicologica e valutazione clinica, prevenzione, sostegno e abilitazione-riabilitazione. La psicoterapia può essere una modalità possibile quando clinicamente indicata, ma non definisce l’intero ambito. E le etichette come sessuologo clinico o psicosessuologo non sono titoli legali autonomi: contano la professione di base e l’iscrizione all’Albo.
Enrico Rizzo, Psicologo, Presidente di MetaPsi Aps


