Quando si discute di scuola di psicoterapia, conviene distinguere subito due piani diversi: il piano giuridico e il piano formativo. Confonderli porta facilmente a conclusioni troppo sbrigative. Una cosa, infatti, è il requisito previsto dalla legge per l’esercizio di una specifica attività; altra cosa è trasformare quel requisito nell’idea che ogni Psicologo debba necessariamente compiere lo stesso percorso per essere serio, competente o credibile.
Sul piano giuridico, il quadro è chiaro. L’art. 1 della Legge 56/1989 definisce la professione di Psicologo includendo prevenzione, diagnosi, attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico. L’art. 3 della stessa legge stabilisce invece che l’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato a una specifica formazione professionale, acquisita dopo la laurea mediante corsi almeno quadriennali presso scuole universitarie o istituti riconosciuti. Il MUR, inoltre, mantiene l’elenco degli istituti abilitati e richiama il D.M. 11 dicembre 1998, n. 509 come regolamento di riferimento per il loro riconoscimento.
Da qui discende una conclusione netta ma equilibrata: la scuola di psicoterapia è la formazione specifica richiesta per chi intende esercitare l’attività psicoterapeutica. Questo, però, non autorizza a presentarla come bisogno universale di ogni Psicologo. La legge non dice questo. Dice una cosa diversa: disciplina una determinata attività attraverso un particolare requisito formativo. È un punto importante, perché consente di valorizzare la scuola senza assolutizzarla.
Il nodo vero, allora, non è decidere se la scuola sia “indispensabile per tutti”, ma capire quale formazione permetta davvero di costruire competenza clinica, metodo, responsabilità e profondità professionale. Per alcune persone, una scuola di psicoterapia può essere il contesto più adatto: offre continuità, confronto stabile, una cornice teorica definita, supervisione regolare e una progressione pluriennale. Per altre, può essere più coerente un percorso diverso, purché serio, esigente e ben costruito, fondato su studio rigoroso, supervisione scelta con cura, pratica clinica progressiva e formazione mirata. Questa non è una svalutazione della scuola; è il riconoscimento del fatto che la maturazione professionale non avviene sempre attraverso un solo formato.
Anche la letteratura sulla formazione clinica va in questa direzione. Le revisioni più recenti mostrano che supervisione aggiuntiva, training guidato e percorsi strutturati possono migliorare la competenza del terapeuta e, in alcuni studi, anche gli esiti clinici. Ma mostrano pure che questi effetti non sono automatici né uniformi: dipendono dalla qualità del training, dalla concretezza del lavoro svolto, dal livello di esperienza iniziale e dal tipo di competenze che vengono realmente allenate. In altri termini, non basta il nome del contenitore formativo. Conta ciò che quel contenitore fa davvero maturare.
Per questo motivo, presentare la scuola di psicoterapia come passaggio obbligato per essere presi sul serio, a prescindere dal progetto professionale concreto, rischia di produrre più pressione identitaria che chiarezza formativa. Una posizione più sobria e più solida è un’altra: chi intende esercitare l’attività psicoterapeutica deve confrontarsi con la formazione specifica richiesta dalla legge; chi riflette sulla propria crescita professionale deve domandarsi quale percorso lo renda davvero più competente, più lucido e più responsabile nel lavoro reale.
La questione, quindi, non è essere “pro scuola” o “contro scuola”. La questione è usare bene le parole e tenere fermo ciò che conta. La scuola di psicoterapia può essere una scelta molto utile, per alcuni anche necessaria in rapporto agli obiettivi professionali perseguiti. Ma non è corretto trasformarla in misura universale del valore di ogni Psicologo. La qualità professionale dipende da una combinazione più ampia: studio, supervisione, esperienza, capacità critica, responsabilità, metodo e coerenza tra formazione scelta e attività svolta.
La conclusione più seria è semplice. La scuola di psicoterapia ha un fondamento giuridico preciso e un’utilità formativa spesso rilevante. Ma non è un bisogno universale di ogni Psicologo. È una delle possibili grandi vie di formazione, ed è quella richiesta dalla legge per l’esercizio dell’attività psicoterapeutica. Oltre questo, la domanda decisiva resta un’altra: quale percorso rende davvero quella persona capace di lavorare bene, con competenza, rigore e responsabilità?
La legge richiede una formazione specifica per l’attività psicoterapeutica, ma questo non significa che ogni Psicologo debba necessariamente frequentare una scuola di psicoterapia. La scuola può essere molto utile e, per alcuni obiettivi, necessaria. Non è però la misura universale della serietà o della competenza professionale.



