Quando la psicoterapia diventa un dogma.
Cos’è lo psicoterapeuticocentrismo
Negli ultimi anni si sente spesso dire, in modo più o meno diretto, che la psicoterapia sarebbe la cura “vera”, mentre tutto il resto sarebbe qualcosa di secondario.
Io chiamo psicoterapeuticocentrismo proprio questo: l’idea che la psicoterapia sia al centro di tutto e che, senza psicoterapia, il lavoro dello Psicologo valga meno. In questa visione, attività come sostegno psicologico, prevenzione, valutazione, interventi brevi, lavoro sul funzionamento e sulle abilità, abilitazione-riabilitazione e aiuto nei momenti difficili della vita vengono viste come “meno importanti” o “non abbastanza”.
Lo dico subito: la psicoterapia non è il nemico. È uno strumento serio e spesso molto utile. Il problema nasce quando diventa una specie di “religione professionale”, cioè quando viene trattata come l’unica strada possibile e come misura del valore di uno Psicologo. E non sto dicendo che chi fa psicoterapia ragioni così: sto parlando di una mentalità che, in alcuni contesti, può diffondersi.
Quando uno strumento diventa un dogma
In un lavoro clinico fatto bene, la domanda principale è semplice: questa cosa è utile per questa persona, in questo momento?
Lo psicoterapeuticocentrismo cambia domanda. Invece di chiedersi “serve davvero?”, si chiede: “si chiama psicoterapia oppure no?”
E quando la priorità diventa il nome, succede una cosa rischiosa: si inizia a pensare che ciò che ha un’etichetta “più prestigiosa” sia automaticamente migliore.
Ma nella realtà clinica non funziona così. La qualità di un intervento non dipende dal nome. Dipende da quanto è adatto alla persona e da quanto produce miglioramenti concreti.
Perché può sembrare un “lavaggio del cervello”
L’espressione “lavaggio del cervello” è forte. Qui la uso come metafora, in senso semplice: non sto dicendo che qualcuno manipola apposta. Sto dicendo che, a volte, un’idea si diffonde così tanto da diventare “normale”, anche se non è sempre vera.
Questo può succedere quando si ripete continuamente la stessa frase (“solo la psicoterapia cura davvero”), quando si dà più peso ai titoli e alle etichette che ai risultati, quando si svalutano le altre forme di cura come se fossero inferiori per definizione, e quando tanti Psicologi iniziano a crederci e a sentirsi “di serie B” anche se lavorano bene.
Quando un’idea entra così profondamente nella testa di un gruppo, spesso la gente smette di valutarla e inizia a ripeterla. E la discussione si spegne.
Effetti sullo Psicologo
Se questa mentalità si diffonde, possono succedere tre cose.
La prima: si perde il pensiero critico. Invece di chiedersi “funziona?”, ci si concentra su “come si chiama?”.
La seconda: nasce un senso di colpa. Uno Psicologo aiuta, fa stare meglio le persone, ma si sente “non abbastanza” perché non porta un’etichetta considerata superiore.
La terza: il valore professionale viene legato a un nome, invece che alla capacità di capire la persona, leggere la domanda, lavorare bene e ottenere risultati.
Effetti sul paziente
Il rischio più serio riguarda chi chiede aiuto.
Non tutte le persone hanno bisogno di una psicoterapia. Non sempre la chiedono. Non sempre è la cosa più adatta in quel momento. A volte serve altro: sostegno, stabilizzazione, orientamento, lavoro su abilità e funzionamento, prevenzione, recupero dopo un evento, gestione di ansia, insonnia, blocchi, crisi o cambiamenti.
Se invece passa il messaggio “la psicoterapia è l’unica cura vera”, può succedere che si spinga la persona verso un percorso che non sta chiedendo, che la persona si senta “più grave” di quanto pensava, o che creda di non poter migliorare senza “quel tipo” di percorso. Questo non è tutela: è una scelta clinica poco adatta.
La bussola: capire la domanda e scegliere ciò che serve
La cosa più importante, all’inizio, non è scegliere un’etichetta. È capire la domanda della persona.
Uno Psicologo serio parte da qui: che cosa stai chiedendo? che cosa ti serve adesso? che cosa vuoi cambiare? quali sono i tuoi obiettivi? quali sono i tuoi limiti e le tue risorse?
La psicoterapia può essere la scelta migliore in molti casi. Ma resta una scelta, non un obbligo. E soprattutto non è un marchio che decide chi vale e chi non vale.
Conclusione: quando la psicoterapia diventa ideologia
La psicoterapia diventa ideologia quando smette di essere uno strumento e diventa una bandiera. Quando il nome conta più della clinica. Quando l’etichetta conta più dell’utilità reale.
La cura psicologica non si misura con le parole. Si misura con una domanda concreta: questo aiuta davvero la persona, qui e ora?
Se teniamo ferma questa domanda, la psicoterapia rimane ciò che deve essere: una possibilità importante, da usare quando serve. E tutto il resto torna a essere ciò che è: cura psicologica reale, fatta con competenza e responsabilità.
Enrico Rizzo, Psicologo, Presidente di MetaPsi Aps

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