C’è un equivoco che nasce spesso sui libri, non nelle aule. Basta aprire un manuale anglosassone, leggere la parola psychotherapy e vedere come viene resa in italiano: “psicoterapia”. Due parole quasi identiche. E proprio per questo, per chi studia, diventano pericolose.
Nello studio delle lingue, un falso amico è esattamente questo: una parola che assomiglia moltissimo a un’altra parola di un’altra lingua, ma non significa la stessa cosa, oppure non si usa nello stesso modo. È una trappola perché dà sicurezza. La mente vede la somiglianza e traduce in automatico. Poi, senza accorgersene, si porta dietro un significato sbagliato.
Psychotherapy e “psicoterapia” spesso funzionano così. Non perché non abbiano alcuna area in comune, ma perché quella somiglianza vive dentro due sistemi diversi. Nei testi internazionali psychotherapy è spesso un contenitore clinico ampio. In Italia “psicoterapia” richiama anche una cornice normativa e formativa specifica. La differenza non è una finezza: cambia il modo in cui si capisce la cura psicologica e, in certi casi, cambia perfino il modo in cui si guarda alla professione.
Psychotherapy come parola ombrello
Nei manuali anglofoni psychotherapy viene usata spesso come parola ombrello. Significa che non indica un solo metodo e non indica una sola pratica. Indica, più facilmente, un insieme di interventi psicologici basati sulla comunicazione e sulla relazione, con intensità e forme diverse. In alcune definizioni molto ampie, dentro psychotherapy finiscono anche passaggi come valutazione e diagnosi, oltre al trattamento vero e proprio.
Detta in modo semplice: molte volte psychotherapy racconta che cosa si fa in clinica, in un senso largo. Non sta necessariamente parlando di una categoria legale uguale in tutti i Paesi.
Perché psychotherapy non è sempre traducibile con “psicoterapia” in Italia
Qui entra la cornice italiana. La Legge 56/1989 descrive da un lato il perimetro professionale dello Psicologo: prevenzione, diagnosi, attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico, oltre a ricerca e didattica. Dall’altro lato, la stessa legge disciplina l’esercizio dell’attività psicoterapeutica come segmento subordinato a una specifica formazione post-laurea.
Ed è qui che nasce il corto circuito: nei manuali internazionali psychotherapy spesso indica un cappello clinico ampio; in Italia “psicoterapia” viene letta automaticamente come quel segmento normativamente qualificato. Se la traduzione viene presa alla lettera, senza ricodifica, il significato si deforma.
Il protocollo mentale per leggere i manuali tradotti
Quando in un manuale tradotto compare “psicoterapia”, conviene sospendere per un attimo l’automatismo. Quella parola, molto spesso, è solo il calco editoriale di psychotherapy. Quindi il passaggio utile è riportarla mentalmente alla lingua originale, capire come viene usata nel capitolo, e poi tradurla di nuovo nel sistema italiano.
In pratica, la sequenza è questa, ma detta in modo discorsivo: prima si pensa a psychotherapy come termine originale, poi si prende atto che la traduzione ha scritto “psicoterapia”, poi si torna mentalmente a psychotherapy per recuperare il senso internazionale di “terapie/trattamenti psicologici” in senso ampio, e solo alla fine si ricodifica in Italia distinguendo tra il perimetro dell’articolo 1 e, solo se il testo parla di requisiti o di quel segmento specifico, l’articolo 3.
Questa piccola procedura evita due errori opposti: trasformare ogni psychotherapy in “psicoterapia” nel significato italiano, oppure credere che psychotherapy sia qualcosa di estraneo alla clinica psicologica svolta dallo Psicologo.
Dentro psychotherapy, spesso, ci sono interventi riconducibili alle funzioni dell’art. 1
Nei manuali, quando psychotherapy viene usata come parola ombrello, dentro possono rientrare contenuti che nel sistema italiano sono riconducibili, per funzione, al perimetro dell’articolo 1: prevenzione, sostegno, interventi sul funzionamento, psicoeducazione, attività abilitativo-riabilitative e molte forme di trattamento psicologico.
Questo non significa che tutto ciò che fa lo Psicologo sia psychotherapy. L’articolo 1 include anche ricerca, sperimentazione e didattica, che non sono psychotherapy per definizione. Il punto è un altro: la sovrapposizione riguarda spesso contenuti e funzioni cliniche descritte nei manuali, non un’identità automatica tra parole né tra ordinamenti.
Obiezione 1: “È la stessa cosa, cambia solo che in Italia serve la specializzazione”
È un’obiezione intuitiva, ma semplifica troppo. In molti testi anglosassoni psychotherapy non viene usata come etichetta “stretta” legata a un segmento formativo specifico. Viene usata come parola ombrello per terapie e trattamenti psicologici in senso ampio. In Italia, invece, “psicoterapia” attiva spesso anche il significato normativo-formativo collegato all’articolo 3. La sovrapposizione può esserci in alcuni casi, ma non esiste una traduzione automatica 1:1 valida sempre.
Obiezione 2: “Psychotherapy non ha nulla a che fare con gli atti tipici”
Dire “nulla” è troppo. Se psychotherapy è usata come contenitore clinico ampio, allora una parte dei contenuti può coincidere per funzione con ciò che l’articolo 1 già descrive: prevenzione, diagnosi, sostegno, abilitazione-riabilitazione. Il punto non è confondere parole e sistemi. Il punto è riconoscere quando i contenuti si sovrappongono e quando, invece, il testo sta parlando di requisiti, cornici regolative o segmenti specifici.
Una nota sui sistemi internazionali
I sistemi regolativi variano molto da Paese a Paese. Cambiano licenze, protezione delle denominazioni, criteri di accesso e perfino l’uso quotidiano delle parole. Per questo la traduzione letterale senza ricodifica genera equivoci: sposta un concetto clinico dentro una cornice italiana che non è automaticamente sovrapponibile.
Chiusura
Il problema, alla fine, non è la parola. È l’automatismo. Quando psychotherapy viene riconosciuta come falso amico e viene ricodificata correttamente, la cura psicologica torna leggibile: come insieme di funzioni e interventi propri della professione, dentro cui esiste anche un segmento specifico chiamato attività psicoterapeutica, subordinato a specifica formazione.
Prima si traduce il contesto, poi la parola.
Enrico Rizzo, Psicologo della Sessualità Maschile, Sessuologo Clinico (Palermo)
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