Perché “psicoterapeuta” in formazione e “psicoterapeuta” tirocinante sono diciture ambigue: cosa chiede la deontologia e come presentarsi con chiarezza.
Capita spesso di leggere, in bio social, firme email o targhe, formule come ““psicoterapeuta” in formazione” oppure ““psicoterapeuta” tirocinante”. Di solito l’intenzione è comprensibile: dire “sto facendo una formazione seria e specialistica”.
Il problema, però, non è la formazione. Il problema è la comunicazione al pubblico.
Il punto vero: cosa capisce l’utente, non cosa intendi tu
Nella lettura comune, la parola che “pesa” è ““psicoterapeuta””. L’aggiunta “in formazione” o “tirocinante” spesso passa in secondo piano.
Quindi l’effetto prevedibile è questo: una parte di persone capisce “è già ““psicoterapeuta””, sta solo completando il percorso”. Se il messaggio produce questo equivoco, non è più informazione trasparente: è ambiguità.
Cosa chiede il Codice Deontologico
Il Codice Deontologico – testo vigente (CNOP) è lineare su due aspetti.
L’art. 39 chiede allo Psicologo di presentare in modo corretto e accurato formazione, esperienza e competenza, aiutando pubblico e utenti a compiere scelte libere e consapevoli.
L’art. 40, sulla pubblicità professionale, richiede una comunicazione corretta: niente comportamenti pubblici scorretti e, soprattutto, niente messaggi che possano risultare equivoci o fuorvianti per chi legge.
In pratica: puoi e devi comunicare la tua formazione, ma devi farlo in modo che l’utente non fraintenda.
La cornice della Legge 56/1989: la “specifica formazione” è un requisito reale
La Legge 56/1989 (art. 3) stabilisce che l’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato a una specifica formazione professionale, acquisita mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali.
Nel linguaggio comune, proprio per questo, la parola ““psicoterapeuta”” viene spontaneamente letta come indicatore di una condizione già raggiunta. Se tu sei ancora nel percorso, anticipare quella parola rischia di far credere che tu abbia già completato ciò che, invece, stai ancora acquisendo.
Obiezione tipica: “ma non esiste una professione autonoma di ‘psicoterapeuta’”
È vero che non esistono “due professioni” separate (uno Psicologo e, a parte, un ““psicoterapeuta””). Ma questa verità non risolve il problema della dicitura, perché qui non stiamo discutendo di albi o di professioni autonome.
Qui stiamo discutendo di una cosa concreta: l’effetto informativo sul cittadino.
Anche se ““psicoterapeuta”” non identifica una professione separata, nella testa dell’utente continua a funzionare come scorciatoia comunicativa: “professionista che ha già la formazione richiesta per esercitare l’attività psicoterapeutica”. E se tu non ce l’hai ancora, la formula resta potenzialmente fuorviante.
Un riferimento ordinistico esplicito
L’Ordine Psicologi Calabria, in un atto di indirizzo sulla pubblicità informativa, lo scrive in modo diretto: diciture come “Psicoterapeuta in formazione”, “Psicoterapeuta in supervisione” e formulazioni simili non sono consentite perché possono indurre in errore i destinatari delle prestazioni.
Questo non significa “vale identico ovunque, in automatico”. Significa che esiste un criterio ordinistico già espresso in modo chiaro: evitare diciture che, nella comunicazione al pubblico, possono confondere.
Perché alcuni colleghi sentono il bisogno di anticipare quella parola
Nella maggior parte dei casi non è malafede. È un mix di pressioni e paure, soprattutto in un Paese dominato dallo psicoterapeuticocentrismo.
Succede, ad esempio, perché:
- si cerca legittimazione (“se scrivo solo Psicologo mi svalutano”);
- l’identità clinica è ancora fragile e si cerca una cornice “forte”;
- il mercato premia parole più conosciute e più richieste;
- il linguaggio della Scuola e del gruppo di appartenenza diventa automatico;
- si vuole evitare di spiegare (ma la scorciatoia crea equivoco).
Capire queste spinte è utile. Però non cambia il criterio: la chiarezza verso l’utenza viene prima.
Come presentarsi in modo pulito e inattaccabile
Regola pratica: prima la qualifica certa, poi la formazione descritta come formazione.
Formule consigliabili:
- Psicologo in formazione specialistica in psicoterapia (Scuola …)
- Psicologo, allievo della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia (…)
- Psicologo, tirocinio formativo supervisionato nell’ambito della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia (se serve davvero specificarlo)
Formule da evitare:
- ““psicoterapeuta” in formazione”
- ““psicoterapeuta” tirocinante”
- ““psicoterapeuta” in supervisione” (e simili)
Conclusione
Definirsi ““psicoterapeuta”” prima del tempo è scorretto non perché esisterebbe una professione autonoma da “usurpare”, ma perché la dicitura può far credere al cittadino che tu possieda già una condizione formativa che, in quel momento, stai ancora completando. Ed esistono indicazioni ordinistiche che lo dicono esplicitamente.
Enrico Rizzo, Psicologo della Sessualità Maschile, Sessuologo Clinico (Palermo)
www.metapsi.it




