Ogni volta che esce questo tema, la discussione si accende sempre nello stesso modo. Qualcuno dice: “lo psicologo fa una cosa, chi fa anche psicoterapia ne fa un’altra”.
Capisco perché queste frasi piacciono: sono rapide, sembrano chiarissime. Il problema è che, proprio perché sono rapide, mettono nello stesso calderone cose che in realtà stanno su piani diversi. E quando confondi i piani, ti sembra di aver capito tutto, ma stai solo semplificando male.
Qui, secondo me, si mescolano almeno tre livelli. La professione, cioè chi sei e a quale ordine appartieni. L’attività, cioè che cosa stai facendo in quel momento. E l’insieme degli atti che puoi compiere dentro la tua cornice professionale. Se non separi queste tre cose, ogni frase “definitiva” diventa contestabile in due righe.
Partiamo da una base semplice.
Psicologo e psicoterapeuta non sono due professioni
In Italia la professione ordinata è una: Psicologo. La Legge 56/1989 definisce la professione includendo prevenzione, diagnosi, sostegno e abilitazione-riabilitazione in ambito psicologico, rivolte alla persona, ai gruppi e alle comunità.
Questo punto è spesso sottovalutato. La legge non descrive lo Psicologo come qualcuno che “fa solo consulenza” o che si occupa soltanto di aspetti vaghi e generici. Descrive un campo professionale ampio, con interventi psicologici chiari e finalizzati.
Quando nel linguaggio comune si usa la parola psicoterapeuta, di solito si intende una cosa pratica: che quella persona, essendo già Psicologo o Medico, svolge anche attività psicoterapeutica. Ma la parola, di per sé, non crea una seconda professione: è un’etichetta d’uso che rimanda a un’attività e a una formazione, non a un mestiere separato.
Cosa dice la legge sull’attività psicoterapeutica
La stessa Legge 56/1989, all’articolo 3, dice che l’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato a una specifica formazione professionale, acquisibile dopo la laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante percorsi di specializzazione secondo i requisiti previsti.
Quindi la distinzione, se vogliamo dirla pulita, è questa: lo Psicologo è una professione. L’attività psicoterapeutica è una specifica attività che, per essere esercitata come tale, richiede quella specifica formazione. La parola psicoterapeuta viene spesso usata per indicare chi svolge anche quell’attività, ma non introduce automaticamente una professione autonoma. Quindi non è una questione di etichetta: è una questione di requisiti e di cornice.
La domanda che fa litigare tutti: fanno lo stesso lavoro?
Qui bisogna fare attenzione alla parola lavoro, perché è ambigua.
Se con lavoro intendi la psicoterapia, allora dire “fanno due lavori diversi” non regge in modo automatico. Uno psicologo-psicoterapeuta e un medico-psicoterapeuta possono svolgere la stessa attività clinica, cioè psicoterapia, se hanno la formazione prevista dall’articolo 3.
Se invece con lavoro intendi tutto ciò che una persona può fare dentro la propria professione, allora la questione cambia. Perché i confini del mestiere di medico e quelli del mestiere di Psicologo non coincidono. E qui non c’è ideologia: è un fatto di perimetro.
Psicologo-psicoterapeuta e medico-psicoterapeuta: due professioni e due lavori diversi?
Due professioni diverse, sì. Psicologo e Medico sono due professioni differenti, con ordini, percorsi e cornici di responsabilità differenti.
Sul lavoro, invece, va specificato di che cosa stiamo parlando. Se stiamo parlando di psicoterapia, l’attività può essere la stessa, perché la legge lega l’esercizio dell’attività psicoterapeutica alla specifica formazione, non alla nascita di una nuova professione chiamata psicoterapeuta.
E c’è un altro punto che secondo me va detto chiaramente: la psicoterapia non è un atto esclusivo nel senso di proprietà di una sola professione. Non è un territorio riservato a una categoria unica. È un’attività che può essere esercitata da Psicologi e Medici quando ricorrono i requisiti previsti: in particolare, la specifica formazione richiesta dalla legge. Quindi il punto non è chi se la prende, ma che cosa stai facendo, con quali competenze, e dentro quale cornice professionale.
Se invece stiamo parlando del perimetro complessivo degli atti, allora spesso il lavoro è diverso. Il medico può svolgere atti tipicamente medici; lo Psicologo svolge atti psicologici nel perimetro della Legge 56/1989, quindi prevenzione, diagnosi psicologica, sostegno, abilitazione-riabilitazione e così via.
È proprio questa distinzione che evita i due errori opposti che vedo continuamente: dire “sono identici in tutto” oppure dire “sono due mondi separati”. Il primo cancella differenze reali; il secondo cancella il fatto che, quando si parla di psicoterapia e c’è la formazione richiesta, l’attività può coincidere.
Deontologia: cambia anche la cornice di responsabilità
C’è poi un altro aspetto che chiarisce bene cosa significa professioni diverse: la deontologia.
Lo Psicologo risponde al Codice Deontologico – testo vigente (CNOP), con obblighi su competenza, correttezza dell’informazione, tutela della persona, gestione dei limiti e invio quando serve.
Il medico risponde a una cornice deontologica propria della professione medica.
Questo, per come la vedo io, non serve a fare classifiche. Serve a ricordare che la differenza tra professioni non è una questione di parole: significa anche regole, responsabilità e ambiti diversi.
La frase più corretta, senza estremismi
Se voglio dirla in modo semplice e difficilmente contestabile, la metto così: psicologo-psicoterapeuta e medico-psicoterapeuta appartengono a due professioni diverse. Possono svolgere la stessa attività psicoterapeutica, ma il lavoro complessivo spesso resta diverso perché gli ambiti professionali di base e gli atti consentiti non coincidono.
Enrico Rizzo, Psicologo della Sessualità Maschile, Sessuologo Clinico (Palermo)




