Il rispetto per le Psicologhe passa anche dalle parole
di Marta Marcellini e Enrico Rizzo
Dire Psicologa non è un dettaglio. Non è un vezzo. Non è una semplice variante stilistica. Per noi è un modo corretto di nominare una professionista reale dentro una professione reale. E quando una realtà viene nominata bene, viene anche riconosciuta meglio.
La professione di Psicologo ha un fondamento normativo preciso. La legge 56/1989 definisce la professione attraverso attività di prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione, sostegno, ricerca, sperimentazione e didattica. Inoltre, con la legge 3/2018, la professione di psicologo è stata ricompresa tra le professioni sanitarie. Questo chiarisce che non si sta parlando di un ruolo generico o simbolico, ma di una professione definita, con funzioni e responsabilità pubbliche precise. In questo quadro, chiamare una donna Psicologa non cambia la sostanza della professione. La nomina con maggiore precisione.
Anche sul piano linguistico il punto è chiaro. L’Accademia della Crusca considera legittimo l’uso dei nomi professionali femminili e collega la loro diffusione anche al crescente ingresso delle donne nelle professioni e nei ruoli pubblici. Per questo, dire Psicologa non significa deformare la lingua, ma usarla in modo coerente con la realtà sociale.
E la realtà della psicologia italiana è eloquente. Il CNOP ha richiamato che la categoria professionale è composta in larga maggioranza da donne: 84% donne e 16% uomini. In un quadro del genere, continuare a usare solo il maschile come se fosse neutro rischia di restituire una rappresentazione meno fedele della professione. Non più universale, ma semplicemente più povera del reale.
Per questo, a nostro avviso, definirsi Psicologa non è una battaglia di superficie. È un atto di presenza, di riconoscimento e di precisione. Le parole, soprattutto in una professione che lavora ogni giorno con identità, relazioni, significati e riconoscimento, non sono mai del tutto secondarie. Non bastano da sole a cambiare una cultura professionale, ma possono contribuire a renderla più chiara, più rispettosa e più aderente alla realtà. Questa è una tesi argomentativa, non una pretesa normativa. Ma è una tesi coerente con il valore che le istituzioni linguistiche e professionali attribuiscono alla corretta nominazione delle persone e dei ruoli.
In questo quadro, il ruolo di MetaPsi è particolarmente chiaro. MetaPsi si presenta come un progetto nato dall’iniziativa di un gruppo di Psicologhe e Psicologi uniti da una comune visione della professione. Sul sito risultano Enrico Rizzo come Presidente e Marta Marcellini come Segretaria. Nel manifesto, MetaPsi si definisce una comunità di Psicologhe e Psicologi solidale e libera da luoghi comuni, pregiudizi e discriminazioni in ambito formativo e professionale.
Questo punto è importante perché chiarisce che, per MetaPsi, il riconoscimento del femminile professionale non è una formula decorativa. È parte di una visione più ampia. Nel manifesto si legge che MetaPsi intende rappresentare i bisogni e i diritti formativi e professionali di tutte le Psicologhe e tutti gli Psicologi e contrastare ogni forma di discriminazione in ambito formativo e lavorativo. In altre parole, il linguaggio del riconoscimento viene collegato a una precisa idea di dignità professionale, di pari rispetto e di contrasto delle esclusioni.
Per la stessa ragione, riteniamo importante chiarire che MetaPsi può guardare con apprezzamento a quegli Ordini degli Psicologi che, nelle loro pubblicazioni, nei loro organismi interni e nelle loro iniziative, rendono visibile il valore del femminile professionale e delle pari opportunità. Questo apprezzamento non implica adesione acritica a tutto ciò che fanno gli Ordini. Significa riconoscere un elemento positivo quando c’è, distinguendo i punti di convergenza dai punti di dissenso.
Sul piano nazionale, il CNOP ha istituito un Comitato Pari Opportunità con l’obiettivo di promuovere concretamente equità, inclusione e dignità professionale. Tra le finalità riportate nella pagina istituzionale figurano la promozione delle politiche di pari opportunità nell’accesso, nella formazione e nella qualificazione professionale, oltre alla prevenzione, al contrasto e alla rimozione dei comportamenti discriminatori sul genere e di ogni ostacolo che limiti la parità e l’uguaglianza sostanziale nello svolgimento della professione. Questo è un dato serio e, per noi, merita di essere riconosciuto.
Anche a livello territoriale esistono segnali importanti, ma è bene formularli con precisione. L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha un Osservatorio Pari Opportunità che si propone di valorizzare il contributo delle psicologhe e degli psicologi alla costruzione di contesti di lavoro e di cura realmente equi e inclusivi. L’Ordine degli Psicologi della Toscana pubblica tra le proprie strutture una Commissione Pari Opportunità; nel sito compaiono inoltre eventi e aree di lavoro dedicate anche a pari opportunità e salute di genere. Non tutti gli Ordini comunicano nello stesso modo e con la stessa intensità, ma quando questi organismi vengono istituiti e resi visibili, il segnale culturale è chiaro.
Lo stesso discorso vale per il piano deontologico. Oggi il Codice Deontologico vigente pubblicato dal CNOP continua a usare la formulazione tradizionale al maschile singolare, parlando dello “psicologo”. Questo è il dato attuale e va detto con chiarezza. Allo stesso tempo, però, il testo approvato dal Consiglio Nazionale il 28 aprile 2023, poi abrogato, portava nel titolo la formula “Codice Deontologico delle Psicologhe e degli Psicologi Italiani” e parlava di “tutte le iscritte e tutti gli iscritti”. Sono due piani diversi, che non vanno confusi: uno è il testo vigente, l’altro è un testo approvato e poi non rimasto in vigore.
C’è poi un elemento ulteriore. Il CNOP ha promosso nel marzo 2026 un ciclo di webinar dedicato alla revisione del Codice Deontologico e ha definito quella revisione non come un’operazione formale, ma come un passaggio identitario per la professione. Inoltre, il Manifesto Programmatico 2025-2029 si presenta come base di indirizzo per una rappresentanza ordinistica fondata su inclusività e pluralità. Questo non autorizza a dire che il passaggio sia già compiuto, ma mostra che il tema del linguaggio, della rappresentazione della professione e dell’aggiornamento del Codice è tornato in agenda in modo esplicito.
In questo quadro complessivo, il riconoscimento del femminile professionale appare per noi come una scelta di rispetto verso le professioniste reali che compongono la categoria, ma anche come una scelta di onestà verso la realtà della professione. Se la professione psicologica è oggi in larga maggioranza femminile, se le istituzioni linguistiche riconoscono la correttezza del femminile professionale, se associazioni come MetaPsi e alcuni Ordini mostrano attenzione a questo tema, allora continuare a trattarlo come un dettaglio secondario significa non vedere bene ciò che la professione è diventata.
Per questo continuiamo a ritenere che Psicologa non sia solo una parola. È un nome professionale corretto. È un segno di presenza. È un modo serio per dire che le Psicologhe non sono una nota a margine della professione, ma una parte essenziale, maggioritaria e pienamente visibile della sua realtà contemporanea. E quando la lingua restituisce questa evidenza con precisione, non sta facendo un favore a qualcuno. Sta semplicemente facendo bene il proprio lavoro.
Fonti essenziali
MetaPsi.
CNOP: professione sanitaria, Codice vigente, Comitato Pari Opportunità, revisione del Codice.
Ordine Psicologi Lazio.
Ordine Psicologi Toscana.
Accademia della Crusca.



