(e perché l’esistenza dello psicologo-psicoterapeuta non lo smentisce)
C’è un’idea molto diffusa, spesso data per ovvia, secondo cui uno Psicologo sarebbe un terapeuta solo nel momento in cui diventa psicologo-psicoterapeuta. Come se la presenza di due denominazioni diverse servisse a distinguere chi fa davvero terapia da chi, invece, farebbe qualcosa di diverso, di meno clinico o addirittura di non terapeutico. Questo articolo nasce anche per contestare apertamente questa convinzione, che non poggia su basi linguistiche, scientifiche o giuridiche solide, ma su un fraintendimento che nel tempo si è sedimentato come se fosse una verità.
Per capire dove nasce l’equivoco, conviene partire dalle parole, perché è proprio dal linguaggio che spesso prende forma la confusione. Il termine “terapia” deriva dal greco therapeía, che significa prendersi cura, assistere, occuparsi di qualcuno. Non indica un metodo specifico, non identifica una professione autonoma e non rimanda, in origine, a un titolo particolare. Indica una funzione: intervenire per ridurre una sofferenza, migliorare una condizione, recuperare un funzionamento compromesso, tutelare la salute. In questo senso, la terapia non è mai stata, storicamente e concettualmente, proprietà esclusiva di una singola disciplina o di una singola denominazione professionale.
Allo stesso modo, la parola “terapeuta” non nasce come nome di una professione, ma come indicazione di ruolo e di funzione. È terapeuta chi esercita un’attività di cura nel proprio ambito di competenza, con strumenti adeguati e finalità di salute. Per questo esistono terapeuti medici, terapeuti psicologi, terapeuti fisioterapisti, terapeuti logopedisti. Nessuno di loro è terapeuta perché il nome lo dice. Lo è perché svolge un’attività che, nella sostanza, è terapeutica. La funzione viene prima dell’etichetta.
Se si tiene fermo questo punto, diventa molto più semplice capire perché lo Psicologo sia, a pieno titolo, un terapeuta. La professione di Psicologo è una professione clinico-sanitaria, orientata alla tutela e alla promozione della salute. Nel nostro ordinamento, allo Psicologo sono attribuite attività che comprendono la prevenzione, la diagnosi psicologica, il sostegno, l’abilitazione e la riabilitazione, oltre agli interventi e ai trattamenti psicologici finalizzati al miglioramento e al recupero del funzionamento mentale, psicofisico e relazionale della persona (Legge 56/1989, art. 1). Tutto questo non è neutro, non è accessorio, non è meramente informativo. È cura psicologica. È terapia, nel senso pieno e sostanziale del termine.
Lo Psicologo lavora sulla sofferenza, sui sintomi, sulle disfunzioni, sulle compromissioni del funzionamento, sulle difficoltà emotive e relazionali che incidono sulla salute delle persone. Lo fa con strumenti scientificamente fondati, con una responsabilità clinica precisa e con una finalità chiaramente terapeutica. In questo senso, lo Psicologo è terapeuta per funzione e per mandato professionale, indipendentemente dalle qualifiche ulteriori che può o non può possedere.
Ed è qui che entra in gioco l’altro grande equivoco: l’idea che l’esistenza dello psicologo-psicoterapeuta serva a dimostrare che chi non è psicoterapeuta non sia, in realtà, un terapeuta. Il ragionamento che spesso si sente è questo: se il legislatore ha previsto una figura specifica chiamata psicologo-psicoterapeuta, allora deve averlo fatto per distinguere chi fa terapia da chi non la fa. Questa lettura, però, non nasce dalla norma, ma da una interpretazione culturale e professionale che nel tempo si è imposta come se fosse ovvia.
Il legislatore non ha creato due terapie diverse, una “vera” e una “minore”. Non ha stabilito che solo chi è psicoterapeuta cura, mentre gli altri Psicologi no. Ha fatto un’altra cosa: ha regolato una specifica attività, chiamata psicoterapia, prevedendo requisiti formativi ulteriori per poterla esercitare e dichiarare come tale. Si tratta di una differenza giuridico-formale, non di una differenza clinico-funzionale.
Un paragone aiuta a chiarire. Un medico è medico e cura. Un medico che consegue una specializzazione non rende “non curanti” gli altri medici. Semplicemente, acquisisce una qualifica ulteriore che gli consente di operare in una cornice specifica. La specializzazione non crea la cura, la specifica. Allo stesso modo, lo Psicologo è terapeuta perché la sua professione è orientata alla cura psicologica. Lo psicologo-psicoterapeuta è uno Psicologo che, in più, è autorizzato alla psicoterapia, cioè a una particolare cornice giuridica e formativa dell’intervento psicologico.
Due denominazioni, dunque, non servono a stabilire “chi cura e chi no”. Servono a regolare requisiti, percorsi formativi e spendibilità pubblica di una qualifica, non a negare la natura terapeutica di una professione che è già tale alla base. Pensare il contrario significa confondere una regolazione formale con una funzione sostanziale.
In conclusione, lo Psicologo è un terapeuta perché esercita una funzione di cura psicologica riconosciuta dalla legge, fondata scientificamente e orientata alla salute. Lo psicologo-psicoterapeuta è uno Psicologo terapeuta con un’ulteriore autorizzazione giuridico-formale a operare entro la cornice della psicoterapia. L’esistenza della seconda figura non nega, non riduce e non smentisce la terapeuticità della prima.
Il nome indica l’ambito.
La legge definisce la funzione.
La clinica ne mostra gli effetti.
Il resto è una confusione concettuale che, ripetuta abbastanza a lungo, ha assunto l’aspetto di una verità. Ma non lo è.

