La psicopatologia rientra nell’ambito di intervento dello Psicologo clinico perché la legge professionale attribuisce allo Psicologo strumenti di prevenzione, diagnosi, sostegno e abilitazione-riabilitazione in ambito psicologico, mentre disciplina separatamente l’attività psicoterapeutica. In altre parole, la presenza di una psicopatologia non colloca automaticamente il caso fuori dal perimetro dello Psicologo: impone invece di chiarire quali interventi psicologici gli appartengano e con quali limiti debbano essere esercitati.
Anche il quadro istituzionale conferma questa impostazione. Il Ministero della Salute include gli Psicologi tra le professioni sanitarie, e il Codice Deontologico vigente richiede allo Psicologo di operare con adeguata competenza, di usare metodologie di cui sappia indicare fonti e riferimenti scientifici, di fondare valutazioni e conclusioni su dati attendibili e di accettare il mandato solo nei limiti delle proprie competenze. Lo stesso Codice parla espressamente di rapporto terapeutico, di cura e di interventi diagnostici e di sostegno psicologico svolti dallo Psicologo.
Che cosa significa psicopatologia
In senso proprio, la psicopatologia è la disciplina che studia gli accadimenti della vita psichica patologica, le loro modalità di manifestazione, le condizioni di insorgenza e i rapporti tra sintomi e quadri clinici. In senso clinico-operativo, però, il termine viene usato anche per indicare l’insieme dei sintomi, delle alterazioni e dei modi di funzionamento psicologico patologico o gravemente disfunzionale che il clinico osserva, descrive e inquadra. Questa doppia accezione è coerente sia con Treccani sia con la scheda CNOP sulla Psicologia clinica, che richiama esplicitamente la psicopatologia tra i riferimenti disciplinari dell’area.
Che cosa significa intervenire in ambito clinico
Un ambito non è l’oggetto diretto della cura. Un ambito è un campo professionale di intervento. Per questo, sul piano tecnico, è più corretto dire che lo Psicologo interviene in ambito clinico e, dentro quell’ambito, valuta e cura una sofferenza, una compromissione del funzionamento o una condizione clinica. La scheda CNOP descrive infatti la Psicologia clinica come area di ricerca e intervento riferita ai problemi di adattamento, ai disturbi del comportamento e agli stati di malessere e sofferenza, con finalità di valutazione e cura mediante mezzi psicologici. Va però ricordato, per rigore, che questa scheda CNOP è un documento descrittivo del 2013, utile per delimitare l’area professionale ma non sostitutivo della fonte primaria normativa, che resta la Legge 56/1989.
Gli ambiti di intervento dello Psicologo in ambito clinico
Il primo grande ambito è la valutazione clinica del funzionamento psicologico. Qui rientrano comprensione della domanda, colloquio clinico, osservazione, lettura del funzionamento mentale, emotivo, comportamentale e relazionale e assessment dell’adattamento della persona ai propri contesti di vita. La legge colloca la diagnosi tra le funzioni tipiche dello Psicologo, e la scheda CNOP colloca al centro della Psicologia clinica proprio la comprensione e la valutazione clinica, anche mediante colloquio, inventari e test.
Un secondo ambito è la psicodiagnostica. Il documento CNOP richiama espressamente la psicodiagnostica clinica e descrive attività di scelta, adattamento, standardizzazione, somministrazione e interpretazione di strumenti di indagine psicologica funzionali alla sintesi psicodiagnostica, compresi strumenti relativi ad abilità cognitive, personalità, atteggiamenti, interazioni sociali e sindromi patologiche. Questo chiarisce che diagnosi psicologica e psicodiagnostica non sono margini laterali del lavoro clinico, ma un suo nucleo tecnico fondamentale.
Un terzo ambito è la progettazione dell’intervento clinico di cura. La scheda CNOP precisa che la Psicologia clinica include la progettazione dell’intervento clinico di cura, intesa non necessariamente come psicoterapia, ma più in generale come aiuto alla comprensione della propria realtà psichica e alla costruzione di modalità di funzionamento più adattive e funzionali. Questo passaggio è centrale perché chiarisce, sul piano professionale, che la cura clinica psicologica non coincide automaticamente con la psicoterapia.
Rientrano poi nell’area clinica il sostegno psicologico, il counselling clinico, il lavoro sulle crisi emotive e relazionali, il supporto nelle esperienze traumatiche, il sostegno ai pazienti e ai familiari, gli interventi nelle dipendenze, il lavoro nelle fragilità e nella cronicità e l’abilitazione-riabilitazione psicologica e psicosociale del funzionamento compromesso. La scheda CNOP richiama questi interventi come attività proprie dello Psicologo clinico, insieme alla collaborazione con medici di base, pediatri, psichiatri, neurologi, logopedisti, tecnici della riabilitazione, infermieri, dietologi e assistenti sociali nei contesti sanitari e socio-sanitari.
Il nucleo psicopatologico e la formulazione diagnostica
Qui serve una precisazione importante per prevenire contestazioni. L’espressione nucleo psicopatologico non è una locuzione normativa della Legge 56/1989. È una formulazione clinico-descrittiva utile a indicare l’insieme centrale delle alterazioni, dei vissuti disfunzionali e dei processi patologici che organizzano e mantengono la sofferenza psichica. Usata in questo senso, la formula è compatibile con la funzione diagnostica dello Psicologo, ma non va presentata come categoria giuridica codificata.
Lo Psicologo, ai sensi dell’art. 1 della Legge 56/1989, interviene in ambito psicologico mediante prevenzione, diagnosi, sostegno e abilitazione-riabilitazione. Quando il quadro clinico presenta un nucleo psicopatologico, lo Psicologo può quindi intervenire clinicamente e in senso terapeutico su quel nucleo attraverso azioni di prevenzione, sostegno e abilitazione-riabilitazione, purché resti entro il proprio perimetro professionale e nei limiti delle proprie competenze. Queste azioni mirano a ridurre la sofferenza, contenere la compromissione e favorire il recupero del miglior livello possibile di funzionamento mentale, psicofisico e relazionale. Questa conclusione deriva dall’integrazione tra la funzione diagnostica prevista dalla legge, la descrizione CNOP della Psicologia clinica e il Codice Deontologico vigente; è dunque un’inferenza clinico-professionale fondata, non una formula testuale della legge.
L’individuazione del nucleo psicopatologico non esaurisce da sola l’intera diagnosi. Una buona diagnosi non coincide con la sola attribuzione di un’etichetta nosografica, ma richiede la comprensione di ciò che, nel funzionamento della persona, genera, organizza o mantiene il disturbo. In questo senso, identificare con precisione il nucleo psicopatologico significa cogliere il cuore clinico del problema e costituisce una componente importante di una buona formulazione diagnostica. Anche qui conviene restare rigorosi: questa è una formulazione clinica coerente con la funzione diagnostica dello Psicologo e con la centralità della psicodiagnostica nella scheda CNOP, più che una definizione normativa in senso stretto.
Che cosa significa curare una psicopatologia
Curare una psicopatologia, in ambito psicologico, non significa limitarsi a nominare un disturbo. Significa prendersi cura della persona a cui quella psicopatologia è riferita, intervenendo sul suo funzionamento mentale, psicofisico e relazionale e, quando pertinente alla domanda clinica, anche sessuale. In termini operativi, significa fare prevenzione, valutazione clinica, diagnosi psicologica, psicodiagnostica, sostegno e abilitazione-riabilitazione. Significa lavorare sulla sofferenza, sull’adattamento, sulle autonomie, sulle risorse residue e sulla qualità della vita. Questa formulazione è coerente con l’art. 1 della legge e con la descrizione CNOP dell’intervento clinico di cura.
Per questa ragione, sostenere che lo Psicologo non intervenga sui nuclei psicopatologici non coglie fino in fondo né la funzione diagnostica né la funzione terapeutica propria della professione psicologica. Lo Psicologo non si limita a osservare la sofferenza: la riconosce, la inquadra clinicamente e interviene su di essa con strumenti coerenti con prevenzione, sostegno e abilitazione-riabilitazione. Anche questa è una conclusione argomentativa fondata sulle fonti primarie e istituzionali, non una formula che la legge esprima in questi termini letterali.
Perché la psicoterapia non esaurisce la cura psicologica
Per evitare un’altra contestazione frequente, conviene distinguere bene i piani. Sul piano giuridico-professionale, la psicoterapia non è né l’unica cura della sofferenza psichica né tutta la cura psicologica della persona. È una specifica attività clinica disciplinata separatamente dall’art. 3 della Legge 56/1989. La cura psicologica della persona comprende invece un perimetro più ampio, che include prevenzione, diagnosi psicologica, psicodiagnostica, sostegno e abilitazione-riabilitazione. La stessa scheda CNOP sulla Psicologia clinica afferma che l’intervento clinico di cura non va inteso necessariamente come psicoterapia. Per rigore terminologico, è meglio parlare di cura psicologica della persona o di cura del funzionamento mentale, psicofisico e relazionale, più che di “cura della psiche”, che resta un’espressione efficace ma meno tecnica.
Il confine corretto
Il confine corretto non è tra psicopatologia sì e psicopatologia no. Il confine è tra le attività che la legge attribuisce allo Psicologo e la specifica attività psicoterapeutica regolata a parte. Lo Psicologo clinico può valutare, psicodiagnosticare, sostenere, prevenire, abilitare e riabilitare il funzionamento della persona con psicopatologia. Deve però farlo nei limiti delle proprie competenze, come richiede il Codice Deontologico, e proporre consulenza o invio ad altro collega o ad altro professionista quando l’interesse del destinatario richieda competenze ulteriori. Questo è uno dei punti più importanti per blindare il testo sul piano deontologico e giuridico.
Conclusione
La psicopatologia è ambito di cura e di intervento dello Psicologo clinico perché la Psicologia clinica nasce per comprendere, valutare e curare con mezzi psicologici il malessere, la sofferenza, i disturbi del comportamento e le compromissioni del funzionamento della persona. Curare la psicopatologia, in ambito psicologico, significa prendersi cura della persona che la vive: del suo funzionamento mentale, psicofisico e relazionale. In questo senso, la cura della psicopatologia in ambito psicologico appartiene al perimetro professionale dello Psicologo clinico. Non perché ogni intervento sulla psicopatologia sia psicoterapia, ma perché la cura psicologica della persona con psicopatologia è già compresa nelle funzioni proprie dello Psicologo.
Fonti
Legge 18 febbraio 1989, n. 56, artt. 1 e 3.
CNOP, Testo vigente del Codice Deontologico degli psicologi italiani.
CNOP, Area di pratica professionale: Psicologia Clinica.
CNOP, Premessa alle aree di pratica professionale e pagina documenti CNOP sulle aree di pratica.
Ministero della Salute, area Professioni sanitarie ed elenco professioni.
Treccani, voce Psicopatologia.



