
Negli ultimi anni si è affermata, anche nel linguaggio di alcuni professionisti, una rappresentazione riduttiva del ruolo dello Psicologo: da un lato lo Psicologo, descritto come figura che si occuperebbe essenzialmente di valutazione, diagnosi e sostegno; dall’altro chi è autorizzato alla psicoterapia, presentato come l’unico realmente legittimato a “curare” il disagio e i disturbi psicologici.
Questa narrazione non è neutra: orienta le scelte di cura delle persone, crea aspettative distorte e produce confusione.
Sul versante scientifico, l’idea che la cura psicologica coincida esclusivamente con la psicoterapia è priva di fondamento. Nell’impostazione della psicologia clinica, la cura è una finalità: ridurre la sofferenza, migliorare il funzionamento, sostenere il recupero, prevenire la cronicizzazione, promuovere salute e benessere. Prevenzione, sostegno clinico, interventi sul funzionamento, abilitazione e riabilitazione psicologica non sono attività “minori” o “non terapeutiche”: sono modalità diverse con cui la cura prende forma, in base ai bisogni della persona e al contesto.
Anche sul versante giuridico, la rappresentazione secondo cui lo Psicologo farebbe “solo valutazione e sostegno” è fuorviante. La definizione normativa della professione di Psicologo include espressamente interventi di prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico, collocando tali attività entro una cornice di tutela della salute. Non risulta una riserva normativa generale che attribuisca in esclusiva la cura del disagio o dei disturbi psicologici a chi esercita attività psicoterapeutica, né una norma che impedisca allo Psicologo, in quanto professionista sanitario, di intervenire clinicamente sulla sofferenza psicologica.
L’equivoco nasce spesso dalla confusione tra piani diversi: il titolo o l’autorizzazione all’esercizio di una specifica attività, il metodo utilizzato (la psicoterapia come insieme di modelli e tecniche) e la funzione di cura. Essere autorizzati alla psicoterapia riguarda un perimetro specifico di esercizio e di denominazione dell’attività, ma non ridefinisce la natura sanitaria dell’intervento psicologico né priva lo Psicologo della sua funzione terapeutica. La cura psicologica comprende un insieme più ampio di interventi clinici che non si esauriscono in un’unica etichetta.
Questo chiarimento è rilevante anche sotto il profilo deontologico. Il Codice Deontologico impone allo Psicologo di fornire informazioni corrette, non ingannevoli e scientificamente fondate, aiutando i cittadini a compiere scelte consapevoli. Una comunicazione che presenta lo Psicologo come un professionista che “non cura”, o che svolge solo attività preliminari, rischia di risultare non corretta perché induce il cittadino a credere che una parte rilevante delle prestazioni psicologiche non sia cura, falsando aspettative e scelta informata. Inoltre, quando tale narrazione viene proposta da colleghi, può assumere un carattere svalutante verso altri Psicologi e incidere sul decoro e sulla reputazione della professione nel suo complesso.
Va detto con chiarezza: affermare che lo Psicologo cura non significa sostenere che qualunque Psicologo possa fare qualunque intervento clinico. I limiti reali dell’operato professionale non derivano da un presunto divieto generale di “curare i disturbi”, ma dal rispetto delle competenze effettive, dell’appropriatezza clinica, dell’aggiornamento professionale e dei doveri deontologici, incluso l’invio ad altri professionisti quando necessario. Questo vale per ogni Psicologo, così come per chi è autorizzato alla psicoterapia.
Per questo, presentare la questione come una contrapposizione tra chi “cura” e chi no non chiarisce la realtà: la distorce. Dire che lo Psicologo fa “solo valutazione e sostegno” e che la cura del disagio e dei disturbi psicologici spetterebbe esclusivamente a un’altra figura non è una semplice opinione: è una semplificazione che altera il significato scientifico della cura psicologica, attribuisce alla legge contenuti che non ha e rischia di produrre una comunicazione professionalmente scorretta.
Chiarire tutto questo non è polemica.
È corretta informazione.
È tutela dei cittadini.
Ed è tutela della dignità sanitaria e terapeutica dello Psicologo.


