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L’uso terapeutico delle fiabe e della scrittura erotica nella cura della sessualità maschile

di Enrico Rizzo, Psicologo, Sessuologo Clinico

Quando un uomo vive una difficoltà sessuale, spesso il problema non è ciò che “non funziona” nel corpo, ma ciò che accade prima che il corpo possa funzionare. Il desiderio può esserci, ma non riesce a stabilizzarsi. L’eccitazione può comparire, ma si spegne. Il piacere può essere possibile, ma resta difficile da abitare. In questi casi, il corpo non è assente: è come se fosse trattenuto.

La sessualità maschile, in molti casi, non si organizza solo su basi biologiche o comportamentali, ma su un equilibrio delicato tra sicurezza interna, immaginazione, identità e possibilità di lasciarsi andare. Quando questo equilibrio si altera, la mente tende a entrare in iper-controllo e il corpo può ritirarsi. È proprio qui che l’uso terapeutico delle fiabe e della scrittura erotica diventa uno strumento centrale nella cura della sessualità maschile.

Molti uomini arrivano in terapia con una comprensione razionale già molto chiara del loro problema. Sanno cosa non va, sanno cosa temono, talvolta sanno anche perché tutto è iniziato. Eppure, nonostante questa consapevolezza, il problema può persistere. Questo accade perché la sessualità non risponde soltanto al pensiero logico: risponde soprattutto agli stati interni. E gli stati interni, nella vita quotidiana, sono costruiti in larga parte da immagini, scene anticipate, sensazioni e significati impliciti.

La mente umana, soprattutto nelle sue funzioni più profonde, tende a organizzarsi attraverso rappresentazioni simboliche prima che attraverso ragionamenti consapevoli. Prima di formulare un pensiero, spesso anticipiamo una scena. Prima di desiderare consapevolmente, immaginiamo. Prima di bloccarci, può emergere un’immagine di pericolo, di giudizio o di fallimento. Il corpo reagisce a queste rappresentazioni in modo coerente con lo stato interno che generano, perché per il sistema mente-corpo ciò che conta non è solo ciò che sappiamo razionalmente, ma ciò che sentiamo come possibile, sicuro o minaccioso.

Nella sessualità maschile questo meccanismo è particolarmente evidente. L’eccitazione raramente nasce da un’istruzione mentale; più spesso emerge quando la rappresentazione interna del momento è percepita come sufficientemente sicura e desiderabile. Allo stesso modo, molte disfunzioni sono sostenute da immagini interne giudicanti o minacciose: l’idea di non essere all’altezza, la paura di perdere il controllo, il timore del giudizio, l’anticipazione di un fallimento. Quando queste rappresentazioni prendono spazio, il corpo tende a entrare in difesa e la funzione sessuale può interrompersi.

Per questo, nella cura della sessualità maschile, è spesso utile oltrepassare la sola dimensione razionale. Non significa rinunciare alla comprensione, ma riconoscere che la comprensione, da sola, non sempre modifica lo stato interno. Il pensiero razionale tende a monitorare e correggere: “sto funzionando?”, “sto facendo bene?”, “e se succede di nuovo?”. In sessualità, questo continuo controllo può trasformare l’intimità in un compito, mentre l’eccitazione richiede spesso l’opposto: rilassamento, sicurezza, riduzione dell’auto-osservazione, presenza corporea.

È qui che entrano in gioco le tecniche immaginative espressive, ed è importante chiarire con precisione di cosa si tratta. Non parliamo di fantasia intesa come evasione, né di immaginazione usata per stimolare o spettacolarizzare la sessualità. Si tratta di strumenti clinici in cui la persona utilizza immagini, simboli, metafore, narrazioni e scenari interiori per dare forma a stati emotivi e corporei spesso difficili da nominare in modo razionale. “Espressive” significa proprio questo: permettono di portare fuori, in modo protetto e trasformabile, ciò che altrimenti resterebbe muto, confuso o trattenuto nel corpo.

La loro finalità non è estetica né ricreativa, ma terapeutico-riabilitativa. Queste tecniche vengono utilizzate per sostenere e recuperare il funzionamento psicosessuale quando è bloccato da vergogna, controllo, paura del giudizio, ipervigilanza, esperienze traumatiche o schemi relazionali che rendono l’intimità un luogo di minaccia. Attraverso il lavoro immaginativo, la persona può attivare risorse interne di sicurezza e rilassamento, ridurre l’auto-osservazione prestazionale, integrare simbolicamente emozioni e bisogni e riaprire gradualmente l’accesso a funzioni corporee e psicosessuali come desiderio, eccitazione, piacere e capacità di lasciarsi andare.

In questo senso, parlare di fiabe in terapia non significa proporre “storie” come intrattenimento, ma usare la narrazione come un dispositivo clinico di abilitazione-riabilitazione: un allenamento graduale e sicuro di funzioni che non si sono mai consolidate o che si sono interrotte nel tempo. Il criterio guida resta sempre lo stesso: consenso, confini chiari, gradualità e centralità del senso di sicurezza mente-corpo, perché senza sicurezza la sessualità non si espande, ma si difende.

Le tecniche immaginative e il lavoro sull’immaginario erotico permettono dunque un passaggio fondamentale. Non forzano il desiderio, non impongono prestazioni, non chiedono dimostrazioni. Creano uno spazio interno in cui la mente può abbassare le difese e il corpo può tornare a partecipare. Questo lavoro avviene sempre con consenso esplicito, confini chiari e senza alcun obbligo di condividere fantasie o testi: la terapia non è esposizione, è protezione.

È in questo spazio che le fiabe diventano terapeutiche. Nella fiabaterapia applicata alla sessuologia maschile, la narrazione non serve a raccontare storie “belle” o fantasiose. Serve a rappresentare simbolicamente il funzionamento interno dell’uomo: il modo in cui si avvicina al desiderio, il punto in cui si blocca, la paura che emerge proprio quando l’eccitazione cresce. La fiaba consente di osservare tutto questo senza esporre direttamente il sintomo e senza trasformare la seduta in una prova da superare. La metafora protegge e, proprio per questo, permette di vedere.

Accanto a questo lavoro narrativo, la scrittura erotica può rappresentare un ulteriore strumento terapeutico, quando la persona sente che è il momento giusto. Scrivere non serve a “eccitarsi”, ma a dare forma all’immaginario erotico, a renderlo visibile, a comprendere quali immagini generano sicurezza e quali attivano blocchi. La scrittura permette di ascoltare il desiderio senza essere immediatamente esposti alla realtà, riducendo la pressione prestazionale e aprendo uno spazio di esplorazione graduale.

Anche qui è essenziale ribadirlo: non esiste alcun obbligo di condivisione. Il valore terapeutico risiede nell’esperienza di scrittura e in ciò che la persona scopre di sé, non nel mostrarlo. Il paziente può scegliere di portare in seduta soltanto un dettaglio, un’emozione, una scena, una frase. Oppure può scegliere di non portare nulla di testuale e parlare soltanto dell’effetto che la scrittura ha avuto su di lui.

Il lavoro con fiabe e scrittura erotica costituisce a pieno titolo una valutazione clinico-funzionale, oltre che un’attività di prevenzione e di abilitazione-riabilitazione. È valutazione funzionale perché l’immaginario mostra dove e come si interrompe la sequenza del desiderio e dell’eccitazione, e quali stati interni mantengono il controllo. È prevenzione perché molte disfunzioni iniziano come anticipazioni negative e immagini di fallimento o giudizio, e intervenire precocemente riduce il rischio che si irrigidiscano. È abilitazione-riabilitazione perché le funzioni sessuali non si sviluppano con spiegazioni, ma con esperienze interne ripetute, graduali e sicure: in questo senso l’immaginario erotico può diventare una vera e propria palestra interna, priva di pressione prestazionale.

Dentro questo percorso si può anche parlare, in senso simbolico, di recupero dell’Anima erotica: la parte dell’uomo capace di desiderare, sentire piacere, espandersi, entrare in contatto senza difendersi. Nelle disfunzioni sessuali questa parte non è assente, ma spesso ritirata per protezione dopo esperienze di vergogna, rifiuto, trauma o prestazione forzata. Le fiabe, le metafore e la scrittura permettono un recupero graduale di questa dimensione, senza forzarla e senza esporla.

Nel setting dello Psicologo, questo lavoro si integra naturalmente nella terapia di sostegno, nella prevenzione e nell’abilitazione-riabilitazione. Nel sostegno riduce la vergogna e aumenta sicurezza e fiducia. Nella prevenzione intercetta precocemente i blocchi prima che diventino disfunzioni strutturate. Nell’abilitazione-riabilitazione permette lo sviluppo o il recupero di funzioni sessuali che non si sono mai consolidate o che si sono bloccate nel tempo. E quando la situazione lo richiede – per esempio in presenza di dolore, esordio improvviso del sintomo, effetti farmacologici o condizioni endocrine o vascolari – la buona pratica è integrare anche valutazioni sanitarie appropriate.

La sessualità maschile raramente si sblocca quando viene osservata con maggiore severità. Più spesso si sblocca quando smette di essere un esame. L’uso terapeutico delle fiabe e della scrittura erotica non insegna a “fare meglio sesso”: aiuta a tornare presenti a sé stessi anche nel piacere. E quando la mente smette di difendersi, il corpo, molto spesso, sa già cosa fare.

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La riabilitazione dell’identità maschile dopo un trauma psicologico o relazionale
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di Enrico Rizzo, Psicologo, Sessuologo Clinico

Enrico Rizzo è Psicologo, Sessuologo Clinico a Palermo. Si occupa di psicologia della sessualità maschile e psicoandrologia, affiancando uomini e coppie nei temi legati a desiderio, erezione, eiaculazione, identità, autostima e relazione. Il lavoro è centrato sull’ascolto della domanda e su obiettivi clinici concreti: capire cosa sta succedendo, ridurre ansia e blocchi, e ritrovare sicurezza e libertà nella vita intima.

In ambito sessuologico, psico-oncologico e psico-traumatologico svolge terapia di sostegno, prevenzione e percorsi di abilitazione-riabilitazione, con l’obiettivo di favorire il recupero del funzionamento emotivo, relazionale e psicofisico. Integra inoltre competenze in psicosomatica, occupandosi delle interazioni mente-corpo quando stress, trauma o malattia si esprimono anche attraverso il corpo.

Svolge attività clinica in presenza a Palermo e online. È fondatore e presidente di MetaPsi Aps. Se senti che è arrivato il momento di smettere di rimandare e vuoi capire subito quale direzione prendere, scrivimi: spesso un primo confronto è già il passo decisivo per rimettere le cose in carreggiata.

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