Curare i sintomi è prevenzione, sostegno e abilitazione-riabilitazione del funzionamento. Non esiste alcuna esclusiva psicoterapeutica sulla cura dei sintomi.
Curare i sintomi: di che cosa stiamo parlando davvero
Quando si parla di curare i sintomi in psicologia si intende qualcosa di concreto: ridurre la sofferenza e migliorare il funzionamento psicologico, psicofisico e relazionale della persona, con obiettivi chiari e verificabili nel tempo.
Per questo l’idea che curare i sintomi sia competenza esclusiva della psicoterapia è una semplificazione. Non regge né sul piano clinico-scientifico né sul piano giuridico.
La distinzione fondamentale è questa: la psicoterapia è una possibile modalità specialistica di intervento; la cura psicologica dei sintomi è una categoria più ampia, che comprende prevenzione, sostegno e abilitazione-riabilitazione del funzionamento.
Psicoterapia: non “la” cura, ma una variante specialistica della cura
È importante chiarire un equivoco diffuso: la psicoterapia non è “la” cura del disagio psicologico e dei disturbi psicologici, come se la cura coincidesse con una sola etichetta. La psicoterapia è una variante specialistica di cura.
In termini semplici, è l’applicazione specialistica di un metodo di cura psicologica: un modo strutturato e approfondito di intervenire sul funzionamento, basato su un modello teorico e su tecniche coerenti con quel modello.
La cura psicologica, invece, è una categoria più ampia. Può essere più o meno specialistica, più intensiva o più circoscritta, più orientata alla prevenzione o più orientata alla riabilitazione, a seconda del bisogno clinico. Ma resta cura psicologica quando l’obiettivo è ridurre sofferenza e migliorare il funzionamento.
La cura del disagio e dei disturbi psicologici non appartiene a una parola, ma alla competenza professionale dello Psicologo. Lo Psicologo esercita cura psicologica anche quando non sta applicando un metodo psicoterapeutico in senso specialistico.
Detto in modo chiaro: la psicoterapia è una forma possibile di cura psicologica; non è la cura tutta intera.
Sintomo: significato sanitario ed etimologia
In ambito sanitario, un sintomo è un’esperienza riferita dalla persona: qualcosa che “si sente”. Dolore, ansia, paura, insonnia, vertigine, oppressione, tristezza sono sintomi perché esprimono un vissuto soggettivo di alterazione del benessere o del funzionamento.
Dal punto di vista etimologico, “sintomo” deriva dal greco sýmptōma (da syn- “insieme” e píptō “cadere”), e indica ciò che “accade insieme”, ciò che si manifesta come evento concomitante. Il sintomo non è la causa, ma un indice: segnala che qualcosa sta succedendo nel sistema persona.
In sanità si distingue tradizionalmente tra sintomi (esperienze soggettive) e segni (rilievi osservabili o misurabili). In psicologia clinica, molti sintomi sono anche indicatori di funzionamento: raccontano come la persona sta funzionando e quali costi sta pagando nel tentativo di adattarsi. Curare un sintomo, quindi, non significa sopprimerlo, ma ridurre la sofferenza e intervenire sui processi che lo generano e lo mantengono.
Il sintomo non è un “oggetto”, è un segnale di funzionamento
Un sintomo non è un pezzo separato da eliminare. È un segnale che indica una difficoltà del funzionamento psicologico, psicofisico o relazionale.
Ansia, insonnia, evitamento, irritabilità, somatizzazioni, blocchi emotivi o relazionali sono spesso tentativi di adattamento diventati costosi, rigidi o inefficaci. Lavorare sul sintomo significa lavorare su ciò che lo mantiene: regolazione emotiva, significati, abitudini, risorse, contesti, relazioni e competenze.
Quando cambia il funzionamento, di solito cambiano anche i sintomi.
La cura dei sintomi è spesso prevenzione
Molti interventi sui sintomi sono prevenzione nel senso più concreto: riducono il rischio di peggioramento, cronicizzazione e complicazioni. Stabilizzare il sonno, abbassare l’attivazione fisiologica, contenere una crisi o interrompere una spirale di evitamento significa prevenire danni ulteriori.
La prevenzione in sanità ha più livelli, e lo Psicologo se ne occupa a 360 gradi.
La prevenzione primaria mira a ridurre il rischio che un problema insorga o si strutturi, promuovendo salute psicologica, autoregolazione, gestione dello stress e qualità delle relazioni.
La prevenzione secondaria riguarda l’intercettazione precoce dei sintomi, quando sono ancora modulabili, intervenendo subito per evitare escalation e cronicizzazioni.
La prevenzione terziaria punta a limitare conseguenze e ricadute quando il problema è già presente, attraverso stabilizzazione, continuità e riabilitazione del funzionamento.
La prevenzione quaternaria mira a evitare danni da interventi non indicati, sproporzionati o non monitorati: percorsi più intensi del necessario, inerzie cliniche, dipendenze dal setting o etichettamenti rigidi che peggiorano il funzionamento.
In questo senso la cura dei sintomi è spesso prevenzione: non alternativa alla cura, ma parte integrante della cura psicologica.
Affermare che lo Psicologo “non cura i sintomi” significa non aver compreso l’identità professionale e sanitaria dello Psicologo. Se lo Psicologo lavora per ridurre sofferenza, migliorare funzionamento, prevenire peggioramenti e riabilitare competenze, allora sta curando i sintomi per definizione clinica.
Affermare che lo Psicologo non curi i sintomi è anche espressione di una visione superficiale e riduttiva della professione, tipica dello psicoterapeuticocentrismo. In questa impostazione, la cura viene fatta coincidere con una sola etichetta, mentre prevenzione, sostegno e abilitazione-riabilitazione vengono trattati come interventi “non curativi” o secondari. Il risultato è un impoverimento del senso clinico e sanitario del lavoro psicologico.
Il punto diventa particolarmente serio quando questa affermazione proviene da uno Psicologo. In quel caso non è una semplice differenza di scuola o di linguaggio: suggerisce una comprensione parziale o confusa dell’identità professionale e sanitaria dello Psicologo, e alimenta confusione su che cosa siano, nella pratica, cura e trattamento psicologico.
La questione, infatti, non è se lo Psicologo cura. La questione è come si cura: con quale appropriatezza, con quali obiettivi, con quale metodo e con quale monitoraggio degli esiti.
La cura dei sintomi è anche sostegno clinico
Il sostegno psicologico, quando ha obiettivi di salute, è un intervento clinico. Riduce sofferenza, aumenta stabilità, migliora coping e regolazione, favorisce orientamento e senso di controllo.
Molti sintomi diminuiscono perché la persona recupera risorse e sicurezza di base. Questo è un effetto terapeutico a pieno titolo.
La cura dei sintomi è abilitazione e riabilitazione del funzionamento
Un sintomo segnala spesso una riduzione di abilità emotive, cognitive o relazionali. Curare significa potenziare o ripristinare competenze come flessibilità psicologica, problem solving, comunicazione, autoregolazione e abilità sociali.
In questa prospettiva la cura dei sintomi è anche riabilitazione psicologica: aiuta la persona a tornare al miglior livello possibile di funzionamento.
Perché non esiste un’esclusiva psicoterapeutica sulla cura dei sintomi
Non esiste una riserva concettuale o giuridica che attribuisca alla psicoterapia l’esclusiva sulla cura dei sintomi. Il diritto definisce competenze e responsabilità professionali, non monopoli di etichette.
Dentro il perimetro professionale dello Psicologo, la cura dei sintomi può realizzarsi con diversi tipi di intervento, scelti in base a domanda, contesto e appropriatezza clinica.
Conclusione
Curare i sintomi in psicologia significa prendersi cura del funzionamento. Questa cura è spesso preventiva, quasi sempre supportiva e molto spesso abilitativo-riabilitativa.
La psicoterapia è una possibile applicazione specialistica di un metodo di cura. La cura psicologica, specialistica o non, attiene allo Psicologo.
Enrico Rizzo, Psicologo della Sessualità Maschile, Sessuologo Clinico (Palermo)
www.metapsi.it




