
volta che si parla di “tirocinio professionalizzante per psicoterapeuta” si crea un equivoco che vale la pena sciogliere con chiarezza. L’espressione, così com’è, suggerisce l’idea di una professione autonoma da professionalizzare, come se esistesse un percorso che conduce a diventare “psicoterapeuta” allo stesso modo in cui si diventa Psicologo o Medico. Ma questo passaggio, nel nostro ordinamento, non esiste.
Le professioni riconosciute e ordinate sono due: Psicologo e Medico. È su queste professioni che si innesta l’intera formazione specialistica in psicoterapia. La specializzazione non fa nascere una terza professione, né crea un’identità giuridica distinta: qualifica e approfondisce competenze cliniche all’interno di professioni già esistenti. Per questo motivo parlare di un tirocinio professionalizzante “da psicoterapeuta” è concettualmente scorretto.
Il tirocinio, quando è definito professionalizzante, professionalizza una professione reale, non un’etichetta. In altre parole, rende più strutturato lo Psicologo o il Medico che lo svolge: rafforza il metodo, consolida l’assetto clinico, integra teoria e pratica, affina la capacità di lettura del caso e di gestione della relazione terapeutica. Tutto questo avviene sempre e solo all’interno della cornice professionale di base.
Non esiste dunque un tirocinio che “forma lo psicoterapeuta” come figura autonoma. Esiste un tirocinio che contribuisce alla crescita professionale dello Psicologo o del Medico all’interno di un percorso di specializzazione in psicoterapia. Dire il contrario significa attribuire al tirocinio una funzione che non ha: quella di creare una professione distinta.
Questo equivoco nasce spesso dal linguaggio. Parlare di “tirocinio da psicoterapeuta” sposta il baricentro dalla realtà giuridica a una rappresentazione semplificata e fuorviante. È un mito linguistico che genera confusione: sembra che il tirocinio serva a diventare qualcos’altro, quando in realtà serve a diventare uno Psicologo o un Medico più competente sul piano clinico.
Tenere ferma questa distinzione non è una questione di pignoleria. È una questione di correttezza formativa, di chiarezza professionale e di tutela del paziente. Il tirocinio professionalizzante non professionalizza una professione che non esiste, ma rafforza e struttura ulteriormente professioni reali, riconosciute e responsabili. Ed è solo partendo da questa chiarezza che si può parlare seriamente di formazione, responsabilità e cura.
