Quando si leggono i siti di molte scuole di specializzazione in psicoterapia, emerge spesso una costante: la specializzazione viene presentata non solo come un percorso formativo finalizzato all’esercizio dell’attività psicoterapeutica, ma anche come il punto di accesso privilegiato, e talvolta quasi totalizzante, alla piena competenza clinica. Questa riflessione nasce da qui. Non per discutere il riconoscimento istituzionale delle scuole, né per esprimere giudizi sul loro valore complessivo, ma per osservare il modo in cui alcune di esse si raccontano pubblicamente.
Questo articolo propone una valutazione personale, critica e argomentata. Non intende rappresentare in modo oggettivo la realtà complessiva delle scuole considerate, né descriverne in modo definitivo la qualità scientifica, didattica o organizzativa. Non si entra nel merito dei programmi realmente svolti, delle competenze dei singoli docenti, dell’esperienza concreta degli allievi o della qualità effettiva dell’insegnamento.
L’analisi riguarda esclusivamente i messaggi promozionali, le descrizioni istituzionali e i contenuti pubblicamente consultabili presenti nei siti ufficiali o in altri materiali comunicativi presi in esame. La valutazione, quindi, è limitata al piano comunicativo e promozionale. L’oggetto della riflessione non è la scuola nel suo complesso, ma il linguaggio con cui essa si presenta e il possibile effetto culturale che quel linguaggio può produrre.
L’intento non è delegittimare le scuole considerate, né formulare accuse, ma offrire stimoli di riflessione. In particolare, il testo si interroga sul modo in cui alcune narrazioni autorevoli, ripetute nel tempo e diffuse da soggetti percepiti come qualificati, possano contribuire a rafforzare una rappresentazione fortemente centrata sulla psicoterapia e sulla figura dello “psicoterapeuta”. È in questa cornice che si colloca il mito dello psicoterapeuticocentrismo.
Il punto, quindi, non è stabilire se una scuola sia valida o meno. Il punto è chiedersi che cosa comunica. Alcune scuole si limitano a descrivere il proprio indirizzo formativo. Altre, invece, adottano formule più ampie, più enfatiche o più suggestive, che tendono a presentare la specializzazione in psicoterapia come titolo dal significato molto esteso rispetto alla competenza clinica, ai contesti di intervento e, indirettamente, alla stessa idea di cura psicologica.
Tra le formulazioni più forti compare quella di ITER – Istituto Terapeutico Romano, dove si legge: “Qualsiasi specializzazione in psicoterapia abilita alla competenza individuale e gruppale sia in ambito pubblico che privato”. A parere di chi scrive, questa espressione non si limita a descrivere un percorso formativo finalizzato all’attività psicoterapeutica, ma tende a rappresentare la specializzazione come titolo di portata molto ampia, idoneo a coprire in modo trasversale i principali setting clinici e organizzativi. L’osservazione riguarda esclusivamente il piano comunicativo del messaggio, non la qualità effettiva della formazione erogata dalla scuola.
Un altro esempio significativo arriva da Gestalt Therapy Kairos. In un contenuto pubblico si legge che “Diventare Psicoterapeuta è un requisito indispensabile per operare nell’ambito dei Servizi Sanitari e nella Professione Psicoterapica”. Anche qui il punto non è contestare il valore del percorso formativo. Il punto è che il termine “indispensabile” attribuisce alla specializzazione una centralità molto forte e può indurre il lettore a percepirla come condizione generale e quasi esclusiva per l’operatività clinica nei servizi sanitari. Anche in questo caso, la valutazione riguarda il modo in cui il messaggio viene costruito e trasmesso, non la serietà dell’istituto.
Una linea simile, pur con toni differenti, si ritrova in Psiop. Nelle descrizioni pubbliche del percorso, la scuola presenta lo “psicoterapeuta” come figura dotata di competenze molto ampie nella prevenzione, nella diagnosi, nella cura del disagio e della patologia, nel supporto della salute e del benessere della persona, con possibilità di operare in contesti molteplici. A parere di chi scrive, una formulazione di questo tipo tende a concentrare nella figura dello “psicoterapeuta” un ventaglio molto esteso di funzioni e ambiti di attività, contribuendo a rafforzarne la centralità simbolica.
Anche Studi Cognitivi utilizza una comunicazione fortemente centrata sulla figura dello “psicoterapeuta”. Nella presentazione del percorso si richiama l’obiettivo di formare professionisti in grado di lavorare con un’ampia varietà di pazienti e situazioni cliniche. Si tratta, in sé, di una formula promozionale comprensibile. Tuttavia, collocata nel più ampio quadro culturale in cui la psicoterapia viene spesso percepita come vertice esclusivo della clinica psicologica, questa comunicazione contribuisce anch’essa a rafforzare l’idea dello “psicoterapeuta” come figura clinica dal raggio molto esteso.
Un discorso simile può essere fatto per l’Istituto di Gestalt HCC Italy. Nella comunicazione pubblica del percorso compaiono formulazioni che richiamano l’abilitazione all’esercizio della professione di “psicoterapeuta” e una competenza ampia sul piano diagnostico e psicopatologico. Anche qui il tema non è negare il valore della scuola o della sua proposta formativa, ma osservare la portata del messaggio pubblico: la specializzazione viene rappresentata come snodo centrale e molto ampio della competenza clinica.
Il problema, sul piano culturale, non nasce dal fatto che le scuole valorizzino il proprio percorso. È naturale che un’istituzione formativa presenti in modo positivo la propria offerta. Il problema nasce quando questa valorizzazione assume una forma comunicativa così ampia da suggerire, anche indirettamente, che la piena competenza clinica, la possibilità di curare o l’accesso ai principali contesti professionali dipendano in modo quasi esclusivo dalla specializzazione in psicoterapia.
È proprio in questa dilatazione simbolica che si costruisce il messaggio psicoterapeuticocentrico. Non serve una singola affermazione estrema. Basta una lunga serie di formule simili, diffuse da soggetti autorevoli e percepite come linguisticamente “normali”, per produrre un effetto culturale stabile. Nel tempo, il lettore finisce per associare la legittimazione terapeutica, la cura psicologica e la piena competenza clinica quasi esclusivamente alla psicoterapia e alla figura dello “psicoterapeuta”.
Questa riflessione non vuole negare il ruolo della formazione specialistica. Vuole, piuttosto, distinguere il dato formativo dalla sua narrazione promozionale. Una scuola può essere seria, ben organizzata e scientificamente valida, e al tempo stesso utilizzare un linguaggio promozionale discutibile, eccessivamente espansivo o culturalmente sbilanciato. Le due cose non coincidono. Analizzare il lessico pubblico di una scuola non significa attaccarla. Significa riconoscere che anche la comunicazione istituzionale produce effetti culturali e professionali.
L’aspetto più interessante, in fondo, è proprio questo. Lo psicoterapeuticocentrismo non si alimenta solo attraverso prese di posizione esplicite. Si alimenta anche attraverso descrizioni apparentemente neutre, formule ricorrenti, aggettivi enfatici e modi di presentare il titolo specialistico come se coincidesse quasi naturalmente con il vertice della legittimazione clinica. È in questo terreno che si formano molti immaginari professionali.
Per questa ragione, una lettura critica del linguaggio usato nei siti delle scuole può essere utile. Non per svalutare, ma per capire. Non per colpire le istituzioni formative, ma per osservare come certi messaggi, proprio perché provenienti da contesti autorevoli, possano incidere in modo forte sulla rappresentazione pubblica del rapporto tra Psicologo, cura psicologica e specializzazione in psicoterapia.
In conclusione, le descrizioni qui richiamate mostrano che una parte della comunicazione pubblica di alcune scuole di psicoterapia tende a rafforzare in modo marcato la centralità del titolo di “psicoterapeuta”. In alcuni casi il linguaggio è semplicemente enfatico. In altri, però, appare idoneo a suggerire una funzione molto ampia, quasi totalizzante, del titolo rispetto alla competenza clinica, ai contesti di intervento e alla stessa possibilità di prendersi cura.
È questo, e solo questo, l’oggetto della riflessione proposta. Non una sentenza sulle scuole. Non una valutazione della loro didattica reale. Non un giudizio sul valore dei docenti o degli allievi. Ma un’analisi del loro linguaggio promozionale e dell’effetto culturale che quel linguaggio può produrre. Perché anche i messaggi istituzionali formano immaginari professionali. E quando quei messaggi provengono da luoghi autorevoli, il loro peso aumenta.
Fonti
MUR – Elenco scuole di specializzazione in psicoterapia
MUR – Psicoterapia
ITER – Chi siamo
Gestalt Therapy Kairos – Scuola di psicoterapia della Gestalt
Gestalt Therapy Kairos – contenuto pubblico con la frase sul requisito indispensabile
Psiop – Il corso di specializzazione in psicoterapia
Psiop – Scuola di specializzazione in psicoterapia
Studi Cognitivi – Scuola di psicoterapia
Istituto di Gestalt HCC Italy – Scuola di specializzazione in psicoterapia



