
In psico-oncologia, la parola “ottimale” va maneggiata con cautela e rispetto. Qui non si parla di benessere ideale, di serenità continua o di reazioni “giuste” alla malattia. Si parla piuttosto di tenuta, di dignità, di possibilità di restare persona mentre la diagnosi, le cure e l’incertezza occupano spazio nella vita.
Il funzionamento ottimale, in questo contesto, non coincide con l’assenza di paura né con un atteggiamento positivo forzato. Paura, rabbia, tristezza, angoscia, senso di ingiustizia sono risposte umane e comprensibili. Funzionare in modo adeguato significa poter attraversare queste emozioni senza esserne travolti, senza isolarsi completamente e senza perdere il senso di sé.
Un primo livello riguarda il funzionamento emotivo. La malattia oncologica mette sotto pressione le capacità di regolazione emotiva: l’attesa degli esami, le decisioni terapeutiche, i cambiamenti del corpo, la percezione del tempo che cambia. Il funzionamento ottimale non elimina queste emozioni, ma consente di contenerle, nominarle e integrarle, evitando che diventino l’unico centro dell’esperienza quotidiana.
Un secondo livello riguarda il rapporto con il corpo. In oncologia il corpo viene osservato, trattato, modificato. Può diventare estraneo, vissuto come traditore o come oggetto medico. Un funzionamento più stabile permette, nel tempo e con gradualità, una riappropriazione soggettiva del corpo: non come corpo “da amare”, ma come corpo da abitare, rispettare e ascoltare, anche nei suoi limiti.
C’è poi il tema dell’identità. La diagnosi tende a ridurre la persona a una definizione: “malato”, “paziente”, “caso clinico”. Il funzionamento ottimale in psico-oncologia è la possibilità di dire “io non sono solo la mia malattia”, anche mentre la malattia c’è. Significa mantenere uno spazio in cui continuano a esistere ruoli, relazioni, desideri, affetti, pudore, sessualità e progettualità, anche piccola e quotidiana.
In questo quadro, il ruolo dello Psicologo è concreto e centrale. La terapia preventiva può intervenire fin dalle prime fasi per proteggere le risorse psicologiche, ridurre l’isolamento, sostenere il processo decisionale e contenere l’ansia anticipatoria. La terapia supportiva accompagna le fasi più difficili del percorso, offrendo uno spazio sicuro in cui poter essere fragili senza sentirsi un peso per gli altri. La terapia abilitativo-riabilitativa interviene quando il funzionamento quotidiano si restringe: sonno, motivazione, routine, capacità di concentrazione, gestione dello stress, immagine corporea, vita affettiva e intima.
Tra i benefici possibili e frequenti di un percorso di terapia psicologica in psico-oncologia ci sono effetti molto concreti: riduzione della ruminazione e dell’angoscia legata a visite ed esami; maggiore capacità di tollerare l’incertezza; miglioramento della qualità del sonno; maggiore chiarezza e comunicazione con familiari ed équipe curante; tutela dell’identità personale, con la sensazione di restare soggetto della propria esperienza e non solo oggetto di cure. Per alcune persone, nel tempo, diventa possibile anche un lavoro graduale e rispettoso sull’immagine corporea e sulla vita affettiva e sessuale.
È importante dirlo con chiarezza: la terapia psicologica non sostituisce il percorso medico. Si integra ad esso, occupandosi della dimensione psicologica, del funzionamento quotidiano e della qualità di vita. Inoltre, il lavoro psicologico si adatta alla fase del percorso clinico e alle energie disponibili: in alcuni momenti si lavora poco e si contiene molto, in altri si può fare di più.
Non tutti sperimentano gli stessi cambiamenti e i tempi possono variare: il percorso viene costruito sulla storia personale, sul contesto, sulla fase della malattia e sugli obiettivi della persona.
Se stai affrontando un percorso oncologico, o se lo hai affrontato e senti che qualcosa dentro di te è rimasto bloccato, silenzioso o irrisolto, chiedere un supporto psicologico può essere un modo concreto per tutelare dignità, identità e funzionamento. Nel mio lavoro accompagno le persone con interventi preventivi, supportivi e abilitativo-riabilitativi, rispettosi dei tempi e della complessità di ciascuno. Se vuoi, puoi contattarmi per un primo colloquio orientativo, utile a capire se e come un percorso possa esserti di aiuto.
