Le tecniche psicoterapeutiche esclusive vengono spesso raccontate come un patrimonio separato e superiore: lo Psicologo userebbe “tecniche psicologiche”, mentre lo “psicoterapeuta” avrebbe tecniche più cliniche, più profonde, più trasformative.
È una narrazione potente, ma confonde piani diversi: perimetro professionale, requisiti formativi e denominazioni. Quando questi piani vengono separati con precisione, l’idea di tecniche psicoterapeutiche “esclusive” perde consistenza.
Questo articolo chiarisce perché: non esiste una riserva di tecniche “psicoterapeutiche” distinta dalle tecniche psicologiche. Esistono tecniche psicologiche usate anche in percorsi che, in Italia, possono essere denominati “psicoterapia” solo nel rispetto dei requisiti previsti.
Codice Deontologico: la tutela è della professione, non di una “tecnica psicoterapeutica”
Nel Codice Deontologico – testo vigente (CNOP), l’Articolo 21 protegge l’utenza e la professione su un punto essenziale: l’insegnamento dell’uso di strumenti e tecniche riservati allo psicologo a persone estranee alla professione è una violazione grave; inoltre è aggravante avallare attività ingannevoli o abusive che inducano altri a ritenersi legittimati a svolgere attività caratteristiche dello psicologo.
Questo passaggio è già sufficiente per ridimensionare una retorica molto diffusa: la “specialità” non nasce da un’etichetta, ma dalla responsabilità professionale e dalla cornice di competenze entro cui una tecnica viene usata, insegnata e presentata.
Legge 56/1989: requisiti formativi per l’attività, non tecniche riservate
La L. 56/1989 non istituisce un elenco di tecniche “psicoterapeutiche” separate da quelle psicologiche. L’Art. 3 stabilisce che l’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato a una specifica formazione professionale, acquisita dopo la laurea, tramite corsi di specializzazione almeno quadriennali con adeguata formazione e addestramento in psicoterapia.
Il punto, quindi, è normativo e formativo: riguarda chi può esercitare l’attività psicoterapeutica secondo i requisiti previsti. Non riguarda una presunta proprietà esclusiva delle tecniche.
Sul piano definitorio: “psicoterapia” come servizio psicologico
Anche guardando a definizioni autorevoli, la psicoterapia viene descritta come un servizio psicologico fornito da un professionista formato che usa soprattutto comunicazione e interazione per valutare, diagnosticare e trattare reazioni emotive, modi di pensare e pattern comportamentali disfunzionali.
Questo non sostituisce la cornice italiana, ma aiuta a leggere il punto centrale: l’oggetto di lavoro resta psicologico. L’etichetta non crea una natura tecnica “altra”.
Le tecniche usate in psicoterapia lavorano su processi psicologici
Gli interventi collocati dentro percorsi chiamati psicoterapia lavorano su processi psicologici: emozioni, cognizioni, comportamenti, memoria, significati personali, schemi relazionali, regolazione emotiva, narrazione di sé, processi attentivi e relazione terapeutica.
Tecniche e protocolli spesso citati come “psicoterapeutici” includono, per esempio: ristrutturazione cognitiva, esposizione graduale, EMDR, ACT, DBT, interventi sistemici, problem solving training, mindfulness, tecniche esperienziali, training assertivo, lavoro sul trauma e lavoro sulla relazione terapeutica. La loro natura non cambia perché vengono inserite in una scuola o in un percorso denominato psicoterapia.
Il paradosso delle “tecniche psicoterapeutiche non psicologiche”
Se si ipotizzasse l’esistenza di tecniche psicoterapeutiche davvero “non psicologiche”, si aprirebbe un paradosso: la psicoterapia diventerebbe un’attività sulla psiche fondata su qualcosa di diverso dalla psicologia.
È una contraddizione. Se una tecnica interviene su processi psichici attraverso modelli psicologici, quella tecnica resta psicologica. Non diventa “altro” per effetto di una denominazione o di una cornice di specializzazione.
La differenza reale: requisiti e corrette denominazioni, non superiorità tecnica automatica
Lo Psicologo svolge attività clinico-sanitarie nel proprio perimetro professionale: prevenzione, diagnosi psicologica, sostegno psicologico, abilitazione e riabilitazione, trattamenti psicologici.
Lo psicologo-psicoterapeuta svolge le medesime attività e, in più, possiede la specifica formazione che consente di esercitare anche l’attività psicoterapeutica secondo i requisiti previsti, potendo presentare quell’intervento come psicoterapia nel rispetto delle regole applicabili.
Quindi la differenza non è una cassetta degli attrezzi “segreta”. È una differenza di percorso formativo e di disciplina d’uso della denominazione, non una superiorità tecnica automatica.
Perché il mito resiste: riduce lo Psicologo e crea gerarchie immaginarie
Il mito delle tecniche psicoterapeutiche esclusive si regge spesso su una semplificazione: lo Psicologo viene ridotto a un ruolo minore, mentre la psicoterapia viene rappresentata come unica “vera cura”.
Questa narrazione crea gerarchie professionali immaginarie e rende meno comprensibili i trattamenti psicologici anche per i cittadini.
Effetti dannosi del mito
Il mito alimenta lo psicoterapeuticocentrismo, la psicologofobia, la svalutazione del ruolo terapeutico dello Psicologo, confusione nei cittadini, aspettative distorte e delegittimazione tra colleghi.
È un danno culturale, professionale e, indirettamente, sanitario: riduce chiarezza, appropriatezza e fiducia.
Conclusione
Le tecniche psicoterapeutiche esclusive non esistono come categoria autonoma distinta dalle tecniche psicologiche. Le fonti normative e deontologiche parlano di perimetro professionale e di specifica formazione per l’attività psicoterapeutica, non di una riserva tecnica separata.
La psicologia torna al centro quando si smette di confondere etichette e sostanza: la sostanza resta psicologica.
Enrico Rizzo, Psicologo, Presidente MetaPsi Aps, amministratore dei gruppi Facebook “Psicologi non Psicoterapeuti” e “Lo Psicologo cura fa terapia”.




