Valutazione dei siti completate il 19 marzo 2026
Quando si analizzano criticamente i siti degli Ordini territoriali degli Psicologi, è fondamentale usare un lessico preciso. Non sempre ci si trova davanti a errori giuridici evidenti o a contenuti manifestamente falsi. Molto più spesso si incontrano formule comunicativamente scivolose, semplificazioni criticabili o impostazioni suscettibili di orientare il pubblico verso una lettura della professione fortemente centrata sulla psicoterapia. Questa distinzione è decisiva, perché consente una critica forte senza forzare i dati.
Uno dei casi più significativi è rappresentato da quelle pagine che utilizzano metafore valutative per descrivere la psicoterapia. In Basilicata, la pagina dedicata allo psicoterapeuta afferma che “la psicoterapia è un intervento che va più in profondità della consulenza psicologica” e aggiunge che, “nella maggior parte dei casi”, il trattamento dei disturbi psichici e delle malattie mentali richiede sia psicoterapia sia farmacoterapia. Queste formulazioni, per come risultano pubblicamente verificabili, legittimano una critica severa.
La prima formula, quella della “maggiore profondità”, è problematica soprattutto sul piano comunicativo e scientifico. “Più in profondità” non è una categoria operativa definita. Non indica efficacia, appropriatezza, outcome, intensità, durata o specifica indicazione clinica. È una metafora valutativa. Inserita in una pagina istituzionale, una simile espressione tende a far apparire altri interventi psicologici come meno incisivi o meno qualificati, senza chiarire in base a quali criteri. Il problema, quindi, non è soltanto terminologico. È anche culturale, perché suggerisce una gerarchia implicita tra interventi senza fondarla su parametri espliciti.
La seconda formula, quella sulla psicoterapia e farmacoterapia “nella maggior parte dei casi”, è scientificamente fragile, perché generalizza moltissimo senza distinguere tra quadri clinici, età, gravità, setting, obiettivi terapeutici o linee guida. Una formulazione del genere, se non contestualizzata, rischia di trasformare una possibilità clinica in una rappresentazione eccessivamente ampia e indifferenziata.
Altre pagine compiono un’operazione diversa ma ugualmente criticabile: concentrano la cura dei disturbi psicopatologici quasi esclusivamente nello psicoterapeuta. In Toscana, per esempio, la pagina dedicata allo psicoterapeuta afferma che lo psicoterapeuta, oltre alle attività di prevenzione, diagnosi, sostegno e riabilitazione, è “specializzato e abilitato a curare i disturbi psicopatologici” attraverso “strumenti e tecniche proprie della psicoterapia”. Qui le criticità si sovrappongono.
Sul piano comunicativo, la cura viene simbolicamente concentrata nella psicoterapia. Sul piano tecnico, la formula suggerisce una separazione rigida tra tecniche psicologiche e tecniche “proprie” della psicoterapia, come se si trattasse di mondi nettamente distinti. Sul piano giuridico, il lessico dell’“abilitazione” è delicato, perché può indurre il lettore a immaginare una nuova abilitazione professionale autonoma, distinta da quella già propria della professione di Psicologo o di medico. Anche quando non si voglia parlare di errore giuridico manifesto, si è comunque di fronte a un lessico comunicativamente poco sorvegliato e potenzialmente fuorviante.
Un punto fondamentale, emerso con chiarezza anche nella costruzione dell’analisi, è che le criticità presenti nei siti degli Ordini non sono tutte dello stesso tipo. Un errore comunicativo si ha quando una pagina utilizza metafore o formule che gerarchizzano gli interventi e orientano il lettore in modo distorto. Un errore scientifico si ha quando una pagina formula generalizzazioni molto ampie senza adeguata contestualizzazione. Un errore tecnico si ha quando categorie professionali complesse vengono presentate in modo troppo rigido, dualistico o semplificato. Un errore amministrativo si ha quando il significato di annotazioni, certificati o procedure viene comunicato in modo ambiguo o poco sorvegliato. Un errore giuridico, o più prudentemente giuridicamente scivoloso, si ha quando il lessico adottato può far percepire la psicoterapia come professione autonoma o come abilitazione separata.
Questa classificazione è uno dei punti più forti dell’intera analisi, perché rende la critica più precisa. Non tutte le pagine meritano lo stesso tipo di rilievo. Alcune sono criticabili per metafore valutative. Altre per eccesso di semplificazione. Altre ancora per un linguaggio che, pur non essendo necessariamente falso in senso stretto, può orientare il lettore verso una rappresentazione impropria della professione.
Il framing centrato sulla psicoterapia, però, non nasce solo dal lessico delle singole pagine. Nasce anche dal modo in cui alcuni siti costruiscono l’intera scena formativa. Lombardia, Emilia-Romagna, Abruzzo e Piemonte mostrano che la psicoterapia riceve non solo pagine dedicate, ma forum, open day, cicli seminariali, materiali orientativi e, in alcuni casi, consulte permanenti con le scuole di specializzazione. In questi contesti, il messaggio culturale complessivo finisce per attribuire alla psicoterapia una centralità simbolica molto forte anche quando ciò non viene affermato in modo esplicito.
L’esempio più forte, tra quelli emersi, è quello del Piemonte. Il volume Orientamenti e innovazioni della Psicoterapia in Piemonte raccoglie gli atti di giornate di studio promosse dall’Ordine in collaborazione con le scuole di specializzazione in psicoterapia piemontesi aderenti al progetto. Nello stesso materiale emerge che i webinar di taglio più professionalizzante erano rivolti in modo selettivo a Psicologhe e Psicologi, specializzande e specializzandi in psicoterapia, e professionisti già collocati nell’area psicoterapeutica. In casi come questo non si è di fronte soltanto a una centralità simbolica, ma anche a una selettività più marcata nella costruzione di alcune opportunità formative.
Anche qui, però, serve la massima precisione. Non sempre questa centralità coincide con una esclusione formale. In molti casi eventi e webinar risultano aperti a iscritti, laureati o studenti di psicologia. Per questo motivo la formulazione più rigorosa non è dire che i siti promuovono soltanto eventi chiusi ai non psicoterapeuti. La formulazione più corretta è dire che, in diversi contesti territoriali, la psicoterapia riceve una visibilità e una promozione istituzionale molto più forti di altri percorsi di approfondimento professionale, e che in alcuni casi documentati si aggiungono anche iniziative selettive o più ristrette.
Esistono tuttavia modelli comunicativi migliori. Alcune pagine riescono a distinguere la psicoterapia come attività specialistica senza presentarla come il polo quasi esclusivo della cura psicologica o della legittimazione clinica. Il Veneto, in questo senso, resta il riferimento più equilibrato tra quelli emersi. Questo dimostra che una comunicazione diversa è possibile. Si può spiegare la psicoterapia senza oscurare la pienezza professionale dello Psicologo. Si può informare senza costruire gerarchie simboliche eccessive. Si può chiarire il rilievo della specializzazione senza ridurre la professione a quella sola traiettoria.
La conclusione più rigorosa è quindi questa: nei siti territoriali non emergono sempre contenuti falsi in senso stretto, ma si trovano in diversi casi formule e impostazioni suscettibili di generare fraintendimenti nel pubblico. Talvolta si tratta di metafore che gerarchizzano gli interventi. Talvolta di lessici amministrativi poco sorvegliati. Talvolta di generalizzazioni scientificamente fragili. Talvolta di formule giuridicamente scivolose. Talvolta, più in generale, di un’impostazione comunicativa che attribuisce alla psicoterapia una centralità simbolica molto forte nella rappresentazione della cura psicologica e della formazione avanzata. È questa la formulazione più precisa, più fondata e meno esposta a contestazioni.



