Vai al contenuto

Psicologo della sessualità maschile – Sessuologo Clinico (Palermo)

Sessuologo Clinico

  • Psicologo Sessuologo Clinico
  • Sessuologia maschile
  • Contatti
  • Metapsi Aps
    • Articoli per MetaPsi Aps

Psicologo della sessualità maschile – Sessuologo Clinico (Palermo)

Sessuologo Clinico

  • Psicologo Sessuologo Clinico
  • Sessuologia maschile
  • Contatti
  • Metapsi Aps
    • Articoli per MetaPsi Aps

Fare l’amore o sesso con il proprio Psicologo o la propria Psicologa

di Enrico Rizzo, Psicologo, Sessuologo Clinico, Presidente di MetaPsi Aps

C’è una domanda che ritorna spesso quando si prova a ragionare senza pregiudizi e senza moralismi: se una relazione sessuale avesse anche una finalità di cura, non potrebbe l’incontro con il proprio Psicologo essere terapeutico? E, ancora prima, perché fare sesso o “fare l’amore” con il proprio Psicologo è deontologicamente scorretto se, nell’immediato, sembra funzionare, sembra far stare meglio e magari non “compromette” la relazione terapeutica?

La risposta, in ambito professionale e sanitario, resta netta: no. Una relazione sessuale tra Psicologo e paziente non è terapeutica e non è deontologicamente accettabile, anche quando viene dichiarata una finalità di cura e anche quando, sul breve periodo, viene percepita come positiva. Non è una posizione legata a una singola scuola: è una questione strutturale di tutela, ruolo e responsabilità.

La terapia psicologica esiste dentro un contenitore preciso fatto di ruoli, confini e responsabilità. Questo contenitore non è burocrazia: è uno strumento clinico. È ciò che rende possibile parlare di parti intime senza che l’intimità diventi confusione, dipendenza o scambio. Il setting protegge il paziente e la qualità dell’intervento. Quando il contenitore si sessualizza, la relazione cambia natura. E quando cambia natura, la cura si indebolisce fino a diventare irriconoscibile: non perché spariscano eventuali effetti positivi, ma perché l’intervento non è più difendibile come relazione di tutela orientata esclusivamente al bene della persona.

Il primo nodo è l’asimmetria. Tra Psicologo e paziente esiste un’asimmetria di ruolo inevitabile. Non perché lo Psicologo “comandi”, ma perché occupa una posizione che influenza: ha competenze, responsabilità, accesso a informazioni sensibili e guida un processo di cambiamento. Il paziente, per definizione, si trova in una condizione di vulnerabilità almeno parziale e temporanea: porta ferite, bisogni, paure, desideri, vergogne, aspettative. In questo quadro, anche quando c’è consenso, quel consenso può non essere pienamente libero e informato: può essere condizionato da dipendenza emotiva, idealizzazione, bisogno di approvazione, timore di perdere il legame, ricerca di conferma. Questo non è un argomento “solo psicodinamico”: è un dato relazionale comune a tutte le professioni di cura e a tutti i modelli clinici. Cambiano le etichette, non la sostanza.

È frequente che un paziente confonda la sensazione di essere finalmente visto con un innamoramento. È frequente che desideri essere scelto, protetto, preferito. È frequente che l’attrazione emerga proprio perché, per la prima volta, qualcuno regge con rispetto il suo mondo interno. In alcuni contesti queste dinamiche vengono chiamate transfert e controtransfert; in altri si parla di attaccamento, alleanza, apprendimento relazionale o attivazione di schemi. In ogni caso, sono dinamiche da comprendere e trattare, non da agire.

Il secondo nodo è il setting come strumento di cura. Il setting non è freddezza: è la struttura che rende possibile la sicurezza. Serve a evitare che la relazione diventi una relazione “qualunque”, dove entrano bisogni reciproci, aspettative, gelosie, scambi impliciti e pressioni anche involontarie. Se la relazione diventa sessuale, il confine tra cura e vita privata collassa. E quando collassa, si crea un cortocircuito: la persona non sa più se sta migliorando perché sta elaborando qualcosa o perché riceve una gratificazione affettiva; non sa più se può dire “no” senza rischiare di perdere lo spazio di ascolto; non sa più se ciò che accade è nel suo interesse o nel desiderio dell’altro. Il professionista, entrando nella scena come parte coinvolta, perde la posizione clinica necessaria per valutare effetti, rischi e limiti. La relazione non è più strumento di cura, ma oggetto di soddisfazione.

Il terzo nodo è il rischio di sfruttamento, anche quando non è intenzionale. La deontologia non valuta solo le intenzioni: valuta la responsabilità del ruolo e i rischi prevedibili. In un contesto asimmetrico, una relazione sessuale può diventare nel tempo una fonte di danno perché la persona lega la propria vulnerabilità a un rapporto non paritario; perché, quando finisce, restano vergogna, colpa, rabbia e sfiducia; perché la rottura non è una rottura “come le altre”, ma un crollo di fiducia verso una figura che aveva un mandato di tutela. Molti danni, inoltre, emergono in modo ritardato: diventano visibili quando il paziente prova a rivolgersi a un altro professionista, quando cambia fase di vita o quando rilegge l’esperienza con maggiore distanza.

C’è poi un punto clinico spesso decisivo: molte persone arrivano in terapia con una storia di confini già violati. A volte si parla di abuso; altre volte di esperienze più sottili ma formative, come essere stati usati, sedotti, riconosciuti solo quando disponibili, scambiati per il proprio corpo o per la propria prestazione. In questi casi, una relazione sessuale con il professionista non cura la ferita: rischia di confermarla. Rinforza lo schema per cui intimità significa concedere, compiacere, performare. E può retraumatizzare, perché il luogo della fiducia viene contaminato. Non è solo un problema del presente: può compromettere la capacità futura di affidarsi a una cura.

A questo punto nasce spesso l’obiezione più “razionale”: e se, per assurdo, la relazione sessuale non compromettesse la relazione terapeutica? Se il paziente stesse meglio, se non emergessero conflitti, se la terapia continuasse? Qui è necessario essere rigorosi. Il fatto che qualcosa venga vissuto come positivo non lo rende automaticamente terapeutico. Un incontro sessuale può produrre euforia, sollievo, conferma, autostima, sensazione di sblocco. Ma questi sono effetti esperienziali a breve termine, non esiti terapeutici strutturati. La terapia mira a promuovere autonomia, integrazione, confini interni, libertà relazionale e capacità di regolazione emotiva senza dipendere dal corpo o dalla disponibilità dell’altro. Quando il miglioramento passa attraverso il corpo del curante, il rischio è che la cura venga confusa con la gratificazione e che il cambiamento dipenda dalla relazione e non dalla persona.

In sanità, inoltre, la finalità di cura dichiarata non basta. Dire “lo faccio per aiutare” non trasforma un atto in intervento terapeutico. Un intervento di cura deve essere difendibile professionalmente, clinicamente controllabile e valutabile, monitorabile nel tempo, replicabile in condizioni analoghe e orientato esclusivamente al bene del paziente, senza conflitti di interesse. Un rapporto sessuale in una presa in carico non soddisfa questi criteri: non è valutabile in modo indipendente nei suoi effetti, non è separabile dai bisogni del professionista, non è documentabile come intervento clinico e introduce un conflitto strutturale tra cura e coinvolgimento personale. Il nodo non è il sesso in sé: è il ruolo da cui viene agito.

È importante chiarire anche un equivoco diffuso. Neppure gli approcci corporei, somatici o sessuologici riconosciuti in ambito sanitario prevedono rapporti sessuali tra curante e paziente. Il lavoro sul corpo utilizza esercizi, consapevolezza, immaginazione, regolazione emotiva, psicoeducazione, esposizione graduale e integrazione delle sensazioni. Non utilizza il coinvolgimento erotico del professionista. Quando il curante diventa partner sessuale, non è più uno strumento terapeutico ma parte della scena. E quando entra nella scena, perde la funzione di guida e contenimento che rende possibile la cura.

Qui la deontologia non lascia spazio a interpretazioni “creative”, perché mette per iscritto esattamente ciò che stiamo dicendo: la tutela della persona passa dall’evitare commistioni e dal non trasformare il rapporto professionale in un rapporto personale, affettivo o sessuale. Il Codice Deontologico – testo vigente (CNOP) è esplicito, e l’Articolo 28 lo chiarisce in modo diretto:

Articolo 28

Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione. Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale. Allo psicologo è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale, possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito. Lo psicologo non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.

Questo articolo rende esplicito un punto centrale: non si tratta solo di “evitare scandali” o “salvare le apparenze”. Si tratta di prevenire interferenze concrete con l’attività professionale e di impedire che la posizione di cura produca vantaggi indebiti, anche non patrimoniali, come gratificazioni affettive o sessuali. E chiarisce anche l’altra faccia della medaglia: se esiste o si instaura una relazione personale significativa, soprattutto affettiva o sessuale, diventa una grave violazione continuare o avviare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia con quella stessa persona. In altre parole, se il curante diventa partner, il rapporto professionale diventa incompatibile e deve essere interrotto, perché non è più tutelante.

In pratica, se durante un percorso emergono attrazione, desiderio o erotizzazione della relazione, la strada eticamente corretta non è agire quella spinta, ma portarla nel lavoro clinico. Spesso quell’attrazione parla: di bisogni profondi, di fame di conferma, di paura dell’abbandono, di ricerca di valore, di desiderio di fusione, di ferite antiche. A volte parla anche di una ripetizione: tentare di trasformare una relazione di cura in una relazione amorosa per non sentire il limite, la distanza, la mancanza, o per non attraversare la frustrazione necessaria a crescere. In terapia la sessualità non viene negata né giudicata: viene compresa ed elaborata. Se la si agisce, si interrompe la cura.

Alla fine, il punto è questo: la terapia è uno spazio protetto. Proprio perché tocca l’intimo, deve restare protetta. Se diventa sesso, perde protezione. E quando perde protezione, aumenta il rischio di confusione, dipendenza, danno e tradimento del mandato di tutela che definisce le professioni di aiuto. Per questo fare sesso con il proprio Psicologo è deontologicamente scorretto e non può essere presentato come terapeutico, neppure quando viene vissuto come “curativo” o quando sembra non compromettere nulla nell’immediato. Se il curante diventa partner, la cura smette di essere cura. La cura autentica è quella che protegge oggi e non danneggia domani.

Post Views: 81

Navigazione articolo

Perchè facciamo l’amore?
Lo Psicologo cura i traumi e le persone traumatizzate

Ti potrebbe piacere anche:

8 Maggio 20268 Maggio 2026

La prevenzione è cura e terapia preventiva, anche in ambito psicologico

7 Maggio 20267 Maggio 2026
7 Maggio 20267 Maggio 2026

Psicologo, “psicoterapeuta” e Psichiatra: perché non sono la stessa cosa

© 2026 Psicologo della sessualità maschile - Sessuologo Clinico (Palermo).
Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web per offrirti l'esperienza più pertinente ricordando le tue preferenze e ripetendo le visite. Cliccando su "Accetta tutto", acconsenti all'uso di TUTTI i cookie. Tuttavia, puoi visitare "Impostazioni cookie" per fornire un consenso controllato.
ImpostazioniAccetta tutti
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
CookieDurataDescrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytics
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
Others
Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
ACCETTA E SALVA