Io dico questa frase in modo semplice: curo gli psicologi dallo psicoterapeuticocentrismo.
Con psicoterapeuticocentrismo intendo una mentalità diffusa: l’idea che la psicoterapia sia l’unica cura vera e che tutto il resto valga meno. Da qui nascono confusione, disinformazione e gerarchie ideologiche che dividono la professione e restringono il linguaggio con cui descriviamo la cura.
Il mio lavoro non è contro la psicoterapia e non è contro chi svolge seriamente l’attività psicoterapeutica. È contro lo psicoterapeuticocentrismo, contro la disinformazione e contro ogni forma di idealizzazione o svalutazione all’interno della professione.
L’obiettivo è restituire chiarezza alla comunità professionale nel rispetto della legge italiana e della scientificità: parole precise, ruoli chiari, affermazioni controllabili e verificabili. Lo dico sulla base di anni di confronto professionale e di ciò che osservo sul campo.
Stima e realismo
Ho molta stima per i colleghi che svolgono l’attività psicoterapeutica in modo serio e rispettoso. Esistono tantissimi professionisti che meritano pienamente rispetto per l’impegno, la formazione e la qualità clinica che esprimono.
Allo stesso tempo, per senso di responsabilità, devo dire una cosa semplice: nessun titolo, da solo, garantisce automaticamente la qualità di un lavoro terapeutico. Questo vale per la psicoterapia e vale per qualunque ambito della salute.
Quando affermo che non tutti hanno le competenze umane e professionali necessarie per svolgere bene la funzione terapeutica, non sto parlando di singoli né sto facendo accuse generalizzate. Sto riconoscendo una variabilità reale che esiste in ogni professione. Il titolo è importante, ma non è sufficiente.
Un invito ai cittadini
Invito i cittadini a scegliere con attenzione il professionista a cui si affidano. Non per diffidenza, ma per tutela.
Oltre ai titoli, è utile osservare:
- se vengono spiegati con chiarezza obiettivi, metodo e confini del lavoro
- se tempi e responsabilità sono definiti con trasparenza
- se nel tempo vengono monitorati i progressi
- se mostra reale capacità di comprensione e ascolto
- se lo stile relazionale è rispettoso e non giudicante
- se emergono atteggiamenti di arroganza, presunzione o saccenza
- se compaiono dinamiche manipolative o svalutanti
- se emergono segnali di egocentrismo, rigidità e scarsa autocritica
Non si tratta di “diagnosticare” il terapeuta. Si tratta di osservare la qualità umana e relazionale, perché la cura non è solo tecnica: è anche modo di stare nella relazione.
Idealizzazione e svalutazione
Dentro la professione vedo spesso un pendolo: idealizzazione e svalutazione.
Idealizzare significa attribuire a un’etichetta un valore assoluto.
Svalutare significa ridurre chi non la possiede.
Entrambe le dinamiche fanno danno. Creano divisioni e impediscono una crescita professionale matura. Il mio lavoro è contro questo pendolo, non contro le persone.
Un sistema formativo da migliorare
In molte parti del sistema formativo dello Psicologo, dall’università ai livelli più avanzati, è presente una forte impronta psicoterapeuticocentrica. Questo può rendere più difficile la costruzione di un’identità professionale autonoma e pienamente consapevole.
Non significa che non esistano percorsi validi o professionisti eccellenti. Esistono. Ma è realistico riconoscere che, in diverse realtà, ci siano criticità nella selezione, nella supervisione, nella valutazione delle competenze relazionali e nella gestione delle dinamiche di potere.
Riconoscere questi limiti non è demolire la professione. È chiedere qualità.
Perché esiste MetaPsi Aps
MetaPsi Aps nasce dal mio lavoro di informazione e chiarificazione che porto avanti da oltre 15 anni sul ruolo terapeutico dello Psicologo. Dal 2013 questo lavoro si è reso pubblico in modo stabile e continuativo e ha preso forma anche come progetto associativo.
MetaPsi prende forma come iniziativa di un gruppo di psicologhe e psicologi che condividono una visione chiara: lo Psicologo ha una funzione terapeutica e la professione va difesa dalla disinformazione e dai luoghi comuni.
MetaPsi è la casa di tutte le psicologhe e di tutti gli psicologi che credono nel ruolo terapeutico dello Psicologo e nell’importanza di contrastare lo psicoterapeuticocentrismo e i pregiudizi che attraversano anche una parte significativa della comunità professionale.
Per come è impostata oggi, e per quanto a mia conoscenza, MetaPsi è l’unica realtà associativa che nasce da questo specifico lavoro di chiarificazione e che ha come missione centrale, esplicita e continuativa, la valorizzazione e la tutela del ruolo terapeutico dello Psicologo e il contrasto allo psicoterapeuticocentrismo.
MetaPsi nasce dal mio lavoro, ma cresce grazie al contributo prezioso di Simone Gioia, Elisabetta Gabriele, Marta Marcellini e Gioia Iannitti, e grazie a tutte le persone che, associandosi, credono nei valori del rispetto e della colleganza.
Come farne parte
Chiunque può diventare parte di questo grande progetto associativo diventando socio. E c’è un gesto semplice che fa la differenza: condividere il materiale che pubblico io e che pubblica MetaPsi Aps.
Ogni condivisione aiuta a ridurre disinformazione e pregiudizi e a offrire ai cittadini strumenti per riconoscere qualità e competenza al di là delle etichette.
La Psicologia ha bisogno di chiarezza, responsabilità e onestà intellettuale. E i cittadini hanno diritto a scegliere consapevolmente chi li accompagnerà in un percorso di cura.
Enrico Rizzo, Psicologo, Presidente di MetaPsi Aps




