Quando si parla di Psicologo sessuologo, il rischio più frequente è ridurre tutto al sintomo sessuale o alla prestazione. È una semplificazione molto diffusa, ma fuorviante. La sessualità non è un segmento isolato dell’esperienza umana. Coinvolge corpo, emozioni, identità, autostima, relazione, desiderio, significati, storia personale e qualità della vita. Anche per questo l’OMS definisce la salute sessuale come uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale in relazione alla sessualità, e non come semplice assenza di malattia o disfunzione.
Dentro questa cornice, lo Psicologo sessuologo è uno Psicologo che applica il proprio lavoro clinico all’area della sessualità. Non guarda mai soltanto al sintomo isolato. Cerca di capire come quel disagio si inserisca nel funzionamento complessivo della persona, nella sua storia affettiva, nelle sue paure, nell’immagine corporea, nel modo in cui vive il desiderio, l’intimità, il giudizio su di sé e il rapporto con l’altro.
Il lavoro comincia dalla valutazione. Ma valutare, in questo ambito, non significa fare un semplice inventario di problemi. Significa comprendere il significato psicologico e relazionale di ciò che sta accadendo. Lo Psicologo sessuologo esplora il desiderio, l’eccitazione, l’autostima, le credenze sul sesso, gli eventuali evitamenti, le dinamiche di coppia, la vergogna, l’ansia, la difficoltà a lasciarsi andare, i timori di non essere adeguati. Cerca di capire se il sintomo sia tenuto in vita da fattori emotivi, cognitivi, relazionali, traumatici o culturali, oppure da una combinazione di questi elementi.
Quando la persona soffre, il lavoro non consiste nel fornire istruzioni rapide o nel limitarsi a correggere un comportamento. Consiste piuttosto nell’aiutarla a comprendere che cosa si sia bloccato, come quel blocco si mantenga e in che modo possa essere trasformato. Una difficoltà sessuale, infatti, raramente riguarda solo la sessualità. Spesso coinvolge la paura del giudizio, il controllo, la vergogna, la sensazione di fallire, la distanza nella coppia, il senso di inadeguatezza. Il punto clinico, allora, non è solo togliere il sintomo, ma leggere il sistema che lo sostiene.
In questo senso, lo Psicologo sessuologo lavora sulla sofferenza, ma anche sul significato della sofferenza. Lavora sui vissuti di frustrazione, rabbia, umiliazione, solitudine e blocco. Aiuta la persona a nominare ciò che prova, a regolare le emozioni, a uscire dai circoli viziosi dell’ansia, dell’evitamento e del controllo. Quando la sessualità diventa il luogo del fallimento, dello sforzo o della paura, il lavoro psicologico serve anche a restituirle una dimensione più vivibile, più spontanea e meno schiacciata sulla prova da superare.
C’è poi una funzione molto concreta di abilitazione e riabilitazione del funzionamento. Questo significa aiutare la persona a ricostruire competenze che si sono indebolite o bloccate: ascolto di sé, regolazione emotiva, comunicazione nella coppia, contatto con il piacere, maggiore tolleranza dell’imperfezione, più libertà rispetto a vergogna e rigidità. Quando il funzionamento sessuale si impoverisce, il lavoro psicologico può avere anche una chiara funzione riabilitativa. E questo rientra coerentemente nel perimetro che la Legge 56/1989 attribuisce allo Psicologo, includendo prevenzione, diagnosi, sostegno e attività di abilitazione-riabilitazione.
Lo Psicologo sessuologo lavora anche sulla prevenzione. Previene la cronicizzazione delle difficoltà, le ricadute, l’evitamento, l’irrigidimento dei vissuti e l’allargarsi del disagio ad altre aree della vita. Allo stesso tempo promuove una sessualità più consapevole, integrata e sostenibile. Questa impostazione è coerente con la prospettiva dell’OMS, che collega la salute sessuale non soltanto all’assenza di disturbi, ma a un benessere complessivo fondato su rispetto, sicurezza e qualità dell’esperienza vissuta.
Il lavoro può svolgersi con la singola persona o con la coppia. Nel lavoro di coppia, spesso, il problema sessuale non è separabile dal modo in cui i partner si parlano, si cercano, si fraintendono, si allontanano o si proteggono. La sessualità, allora, non è solo il luogo in cui il problema appare; può diventare anche il luogo in cui si ricostruiscono fiducia, vicinanza e dialogo.
Naturalmente, questo non significa che ogni difficoltà sessuale sia soltanto psicologica. Quando sono presenti componenti organiche, il lavoro corretto è integrato. Lo Psicologo interviene sul piano psicologico e relazionale; il medico su quello biologico. Questa distinzione non indebolisce il ruolo dello Psicologo sessuologo. Lo colloca, al contrario, in modo più preciso dentro una presa in carico rispettosa della complessità del problema.
Va chiarito anche un ultimo punto. Nel linguaggio comune si usa spesso la parola “sessuologo” come se indicasse una professione ordinistica autonoma. Più prudentemente, è meglio intenderla come un termine d’uso professionale e formativo, impiegato per indicare professionisti, come Psicologi o Medici, che abbiano una formazione specifica nell’area della sessuologia. In questo modo si mantiene chiarezza senza attribuire al termine un significato ordinistico che il quadro normativo non definisce espressamente.
In definitiva, lo Psicologo sessuologo non si occupa soltanto di sintomi sessuali. Si occupa della persona nella sua dimensione più intima, corporea, emotiva e relazionale. Lavora sul disagio, ma anche sulla qualità della vita. Lavora sul sintomo, ma soprattutto sul funzionamento. E proprio per questo non aiuta solo a “funzionare meglio”: aiuta a vivere la sessualità in modo più consapevole, più libero e più umano.
Enrico Rizzo, Psicologo della sessualità maschile, Palermo



