Quando una persona cerca aiuto per una difficoltà psicologica, può trovarsi davanti a parole che sembrano semplici: Psicologo, “psicoterapeuta”, Psichiatra, psicoanalista.
Nel linguaggio comune questi termini vengono spesso usati in modo impreciso. A volte sembrano indicare lo stesso professionista. Altre volte vengono disposti in una scala apparentemente logica: dallo Psicologo per i problemi più lievi, allo “psicoterapeuta” per quelli più seri, allo Psichiatra per i casi più gravi.
Questa rappresentazione è comoda, ma è fuorviante.
Non aiuta i cittadini a scegliere con consapevolezza. Non rispetta pienamente il quadro normativo. E rischia di ridurre il ruolo dello Psicologo a qualcosa di diverso e di meno rispetto a ciò che la legge prevede.
La questione centrale non è stabilire chi sia “più importante”. La questione corretta è capire quale professionista fa cosa, con quali strumenti, entro quali limiti e con quali responsabilità.
Lo Psicologo non è il professionista del semplice ascolto
Uno degli errori più diffusi consiste nel descrivere lo Psicologo come il professionista che ascolta, orienta o offre supporto emotivo, mentre lo “psicoterapeuta” sarebbe il professionista che cura davvero i disturbi psicologici.
Questa distinzione non è corretta.
La professione di Psicologo è definita dalla Legge 18 febbraio 1989, n. 56. L’articolo 1 stabilisce che la professione comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e il sostegno in ambito psicologico, rivolti alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende inoltre le attività di sperimentazione, ricerca e didattica nello stesso ambito.
Quindi lo Psicologo non è, per legge, una figura limitata al conforto, alla consulenza generica o all’ascolto non clinico.
È un professionista sanitario che opera con strumenti psicologici di conoscenza e di intervento. La Legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha inoltre ricompreso espressamente la professione di Psicologo tra le professioni sanitarie.
Questo dato è decisivo.
Se lo Psicologo è un professionista sanitario e la legge gli attribuisce funzioni di prevenzione, diagnosi, sostegno e abilitazione-riabilitazione in ambito psicologico, non è corretto presentarlo come una figura “pre-terapeutica” o come un semplice punto di passaggio verso altro.
Lo Psicologo può intervenire sul disagio psicologico, anche quando assume rilevanza clinica, nei limiti delle funzioni previste dalla legge, della propria competenza, della formazione, dell’esperienza e della responsabilità professionale.
Cura psicologica e psicoterapia non coincidono
Un secondo equivoco riguarda la parola cura.
Molti ragionano così: se c’è cura, allora c’è psicoterapia; se non c’è psicoterapia, allora non c’è vera cura.
È una semplificazione sbagliata.
La psicoterapia è una specifica attività di cura in ambito psicologico-clinico, regolata dall’articolo 3 della Legge 56/1989. La norma prevede che l’esercizio dell’attività psicoterapeutica richieda una specifica formazione professionale, acquisita dopo la laurea in Psicologia o in Medicina e Chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali.
Questo significa che la psicoterapia ha un proprio perimetro. Ha requisiti specifici. Ha una formazione dedicata.
Ma non significa che tutta la cura psicologica coincida con la psicoterapia.
Lo Psicologo può svolgere interventi psicologici con finalità cliniche, preventive, diagnostiche, abilitative, riabilitative, di sostegno e terapeutiche, sempre entro i limiti della propria competenza professionale.
Questo non equivale a dire che lo Psicologo possa esercitare l’attività psicoterapeutica senza i requisiti previsti dall’articolo 3 della Legge 56/1989.
Significa evitare l’errore opposto: ridurre ogni forma di cura psicologica alla sola psicoterapia.
Qui l’espressione “cura psicologica” non viene usata per creare una nuova categoria giuridica, ma per indicare gli interventi psicologici che, nel caso concreto, mirano alla tutela della salute, alla riduzione della sofferenza e al miglioramento del funzionamento della persona.
La psicoterapia è una specifica attività di cura in ambito psicologico-clinico, ma non coincide con l’intero campo degli interventi psicologici che possono avere finalità cliniche, terapeutiche, abilitative o riabilitative.
Il percorso per diventare Psicologo
La professione di Psicologo può essere esercitata solo da chi possiede i requisiti previsti dalla normativa vigente ed è iscritto all’Albo degli Psicologi.
Per i nuovi percorsi universitari, la laurea magistrale abilitante in Psicologia, classe LM-51, è disciplinata dal Decreto Interministeriale n. 654 del 5 luglio 2022. Il decreto stabilisce che l’esame finale per il conseguimento della laurea magistrale in Psicologia abilita all’esercizio della professione di Psicologo e comprende una prova pratica valutativa delle competenze professionali acquisite con il tirocinio.
Questa precisazione è importante perché aiuta a distinguere il titolo professionale di Psicologo dall’ulteriore formazione richiesta per esercitare l’attività psicoterapeutica.
Lo Psicologo può operare in studio privato, nelle strutture pubbliche, nelle Aziende Sanitarie, nei consultori, nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali, nelle comunità, nelle case di cura, nei servizi sociali, nelle organizzazioni e in molti altri contesti.
In questi ambiti può svolgere attività di prevenzione, diagnosi psicologica, sostegno, abilitazione-riabilitazione e intervento psicologico rivolto alla persona, ai gruppi, agli organismi sociali e alle comunità.
Il termine “psicoterapeuta” va usato con precisione
Nel linguaggio comune si parla spesso di “psicoterapeuta” come se fosse una professione autonoma.
In termini più corretti, però, bisogna distinguere tra Psicologo-psicoterapeuta e medico-psicoterapeuta.
Lo Psicologo-psicoterapeuta è uno Psicologo che, dopo l’abilitazione e l’iscrizione all’Albo, ha completato una formazione specialistica idonea all’esercizio dell’attività psicoterapeutica.
Il medico-psicoterapeuta è un Medico che ha acquisito la formazione richiesta per esercitare l’attività psicoterapeutica.
Gli istituti di specializzazione in psicoterapia possono essere universitari oppure privati riconosciuti dal MUR. Il Ministero indica che l’accesso può avvenire dopo il conseguimento di una laurea magistrale o specialistica in Psicologia o in Medicina e Chirurgia e dopo l’iscrizione al rispettivo Albo professionale.
Gli istituti riconosciuti rilasciano un diploma di specializzazione equipollente a quello rilasciato dalle Università, nei limiti previsti dalla normativa di riferimento.
La differenza, quindi, non è tra chi cura e chi non cura.
La differenza riguarda il tipo di attività esercitata, il percorso formativo, la professione di base e il perimetro di competenza.
Lo Psicologo-psicoterapeuta resta Psicologo.
Il medico-psicoterapeuta resta Medico.
La psicoterapia non crea una nuova professione sanitaria separata da quella di Psicologo o di Medico. Identifica una specifica attività professionale regolata dalla legge.
Il medico-psicoterapeuta non è necessariamente uno Psichiatra
Un’altra confusione frequente riguarda il medico-psicoterapeuta.
Molti pensano che medico-psicoterapeuta e Psichiatra siano la stessa cosa. Non è così.
Il medico-psicoterapeuta è un Medico abilitato all’esercizio dell’attività psicoterapeutica. In quanto Medico, può valutare aspetti medici di propria competenza e prescrivere farmaci quando clinicamente indicato.
Ma questo non significa che sia necessariamente specialista in psichiatria.
Lo Psichiatra è un Medico Chirurgo che ha completato una specializzazione in psichiatria. Può essere anche abilitato all’esercizio dell’attività psicoterapeutica, se possiede i requisiti previsti, ma la specializzazione in psichiatria e l’abilitazione all’attività psicoterapeutica non vanno confuse.
Questa distinzione è utile anche per il cittadino.
Se una persona ha bisogno di una valutazione medica specialistica in ambito psichiatrico, il riferimento è lo Psichiatra.
Se invece si rivolge a un medico-psicoterapeuta, incontra un Medico che può esercitare psicoterapia e che, nei limiti della propria competenza medica, può integrare valutazione medica ed eventuale prescrizione farmacologica.
In alcuni casi questa integrazione può essere utile. In altri casi può essere più opportuno un lavoro coordinato tra Psicologo, Psicologo-psicoterapeuta, medico-psicoterapeuta, Psichiatra o altri professionisti sanitari.
La scelta dipende dal caso concreto, non da una gerarchia astratta.
Psicoanalista e “psicoterapeuta” non sono sinonimi
Nel linguaggio comune capita spesso di usare il termine psicoanalista per indicare genericamente chi svolge un’attività terapeutica.
Anche questa è una semplificazione.
Lo psicoanalista è un professionista che utilizza il metodo psicoanalitico, storicamente fondato sulle teorie di Sigmund Freud e sui successivi sviluppi della tradizione psicoanalitica.
Non tutti gli Psicologi-psicoterapeuti sono psicoanalisti. Alcuni lavorano con modelli cognitivo-comportamentali, altri con modelli sistemici, psicodinamici, interpersonali, umanistici, integrati o con altri orientamenti clinici.
Quando la psicoanalisi viene proposta ed esercitata come trattamento psicoterapeutico in ambito clinico-sanitario, deve essere praticata da un professionista abilitato all’esercizio dell’attività psicoterapeutica.
Non basta quindi definirsi psicoanalista per poter svolgere attività cliniche riservate.
In ambito sanitario e professionale, l’uso pubblico di qualifiche, titoli e denominazioni deve essere trasparente, corretto e non idoneo a generare confusione nel cittadino.
Lo Psichiatra parte da una formazione medica
Lo Psichiatra si occupa della salute mentale a partire da una formazione medica.
Questo significa che il suo sguardo professionale include anche gli aspetti biologici, farmacologici, fisiologici e organici del quadro clinico.
In quanto Medico, può formulare valutazioni mediche, considerare eventuali componenti organiche e prescrivere farmaci, inclusi gli psicofarmaci, quando clinicamente indicato.
Gli psicofarmaci sono farmaci che agiscono su processi neurobiologici coinvolti nel funzionamento psichico, emotivo e comportamentale.
Questo però non significa che lo Psichiatra lavori solo con i farmaci.
Può svolgere colloqui clinici, monitorare l’andamento del quadro, valutare la risposta ai trattamenti, collaborare con altri professionisti e partecipare a progetti di cura integrati.
La differenza rispetto allo Psicologo non sta nel fatto che uno cura e l’altro no.
Sta nella formazione di base, negli strumenti utilizzati, nelle competenze professionali e nel tipo di responsabilità.
Il criterio non è: lieve, medio, grave
Una delle semplificazioni più dannose è questa: disagio lieve dallo Psicologo, disagio più importante dallo “psicoterapeuta”, disagio grave dallo Psichiatra.
Sembra una distinzione ordinata. In realtà è fuorviante.
La gravità del disagio è un elemento importante, ma non basta da sola a decidere quale professionista sia più adatto.
Una persona può vivere una sofferenza intensa e aver bisogno di una valutazione psicologica accurata.
Un’altra può presentare sintomi persistenti e beneficiare di un intervento psicologico di sostegno o abilitativo-riabilitativo.
Un’altra ancora può avere bisogno di un percorso psicoterapeutico in senso stretto.
In altri casi può essere necessaria una valutazione psichiatrica, soprattutto quando sono presenti sintomi molto intensi, rischio per sé o per altri, grave compromissione del funzionamento, sospetto di componenti organiche o necessità di valutare una terapia farmacologica.
La domanda corretta non è: quanto è grave il problema?
La domanda corretta è: quale tipo di valutazione serve, quali competenze sono necessarie, quali obiettivi clinici sono realistici e quale progetto di cura è più adatto a quella persona?
Quando può essere utile rivolgersi allo Psicologo
Lo Psicologo può essere un primo riferimento qualificato quando una persona vive un disagio emotivo, relazionale, familiare, lavorativo, scolastico o personale.
Può essere utile quando la persona attraversa una crisi, fatica a gestire ansia, tristezza, rabbia, paura, stress, blocchi decisionali o difficoltà nelle relazioni.
Può esserlo anche quando sono presenti sintomi più strutturati, difficoltà persistenti o compromissioni del funzionamento quotidiano.
In questi casi lo Psicologo non si limita ad ascoltare.
Valuta la situazione. Formula una lettura psicologica del problema. Aiuta la persona a comprendere il proprio funzionamento. Propone un intervento coerente con la domanda, con gli obiettivi e con le proprie competenze.
Se emerge la necessità di un percorso diverso o integrato, può proporre l’invio a un collega, a uno Psicologo-psicoterapeuta, a un medico-psicoterapeuta, a uno Psichiatra o ad altro professionista competente.
Questo non sminuisce il ruolo dello Psicologo. Al contrario, lo qualifica.
Sapere quando intervenire e quando inviare è parte della responsabilità professionale.
Il Codice Deontologico vigente del CNOP vincola tutti gli iscritti all’Albo e richiama il dovere di competenza, responsabilità, trasparenza e correttezza nell’esercizio professionale.
Quando può essere utile una psicoterapia
Una psicoterapia può essere indicata quando la persona necessita di un trattamento psicoterapeutico in senso stretto.
Questo può accadere quando è utile lavorare con uno specifico modello teorico-clinico, quando schemi emotivi, relazionali o comportamentali si ripetono nel tempo, quando la sofferenza è persistente o quando la valutazione clinica suggerisce l’utilità di un percorso psicoterapeutico.
Esistono diversi orientamenti: cognitivo-comportamentale, psicodinamico, sistemico-relazionale, psicoanalitico, umanistico, interpersonale, integrato e altri ancora.
Ogni modello propone una lettura del funzionamento psicologico e una modalità specifica di intervento.
Anche qui, però, serve prudenza.
La psicoterapia non va presentata come risposta automaticamente superiore agli atti tipici dello Psicologo.
Può essere indicata in molte situazioni, ma non è l’unica forma possibile di intervento psicologico con finalità clinica o terapeutica.
La valutazione va fatta caso per caso.
Quando può essere utile lo Psichiatra
Una valutazione psichiatrica può essere indicata quando i sintomi sono molto intensi, persistenti, invalidanti o quando occorre considerare componenti organiche, farmacologiche o mediche del quadro clinico.
Può essere utile, per esempio, in presenza di grave depressione, insonnia severa, sintomi psicotici, marcata instabilità dell’umore, attacchi di panico molto frequenti e limitanti o condizioni in cui può essere necessario un trattamento farmacologico.
In presenza di pensieri suicidari, rischio immediato, pericolo per sé o per altri, oppure grave compromissione del funzionamento, è necessario rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza, al medico, al pronto soccorso o ai servizi territoriali competenti.
In molte condizioni cliniche può essere utile un approccio integrato, valutato caso per caso, che includa intervento psicologico, psicoterapia, valutazione medica e terapia farmacologica.
La terapia farmacologica non sostituisce necessariamente il lavoro psicologico.
In alcuni casi può ridurre la sofferenza, stabilizzare alcuni sintomi e rendere più accessibile un percorso psicologico o psicoterapeutico.
Un esempio concreto
Immaginiamo una persona che si rivolga a uno Psicologo perché sta vivendo una crisi di coppia e sente aumentare l’ansia.
L’intervento psicologico può aiutarla a riconoscere le emozioni, comprendere le dinamiche relazionali, regolare l’ansia, migliorare la comunicazione e recuperare un funzionamento più stabile.
Se durante il percorso compaiono attacchi di panico, non significa automaticamente che lo Psicologo debba interrompere il lavoro.
Non significa nemmeno che sia sempre necessario passare alla psicoterapia o alla terapia farmacologica.
Significa che il quadro va rivalutato.
In alcuni casi può essere adeguato proseguire con un intervento psicologico mirato.
In altri può essere indicato un percorso psicoterapeutico.
In altri ancora può essere utile affiancare una valutazione psichiatrica, soprattutto se i sintomi sono molto intensi, frequenti o limitanti.
Il passaggio da un intervento all’altro non dovrebbe mai essere automatico.
Dovrebbe nascere da una valutazione prudente, personalizzata e fondata sulle necessità reali della persona.
Perché la comunicazione pubblica deve essere precisa
Le parole usate per descrivere le professioni non sono neutre.
Dire che lo Psicologo “offre supporto” mentre lo “psicoterapeuta” “cura i disturbi” non è una semplice semplificazione divulgativa.
È una rappresentazione che può produrre confusione.
Può far credere che lo Psicologo non abbia un ruolo clinico.
Può indurre il cittadino a pensare che ogni disagio psicopatologico debba essere automaticamente ricondotto alla psicoterapia.
Può svalutare interventi psicologici di prevenzione, diagnosi, sostegno, abilitazione-riabilitazione e altri interventi psicologici coerenti con le funzioni previste dalla Legge 56/1989.
Può perfino indebolire la fiducia in percorsi psicologici già avviati o avviabili.
Per questo serve una comunicazione più precisa.
Non per contrapporre le professioni.
Non per negare il valore della psicoterapia.
Non per ridurre il ruolo dello Psichiatra.
Ma per restituire a ogni figura il proprio perimetro reale.
Una comunicazione corretta protegge il cittadino, tutela la relazione di cura e permette di scegliere il professionista più adatto senza pregiudizi, gerarchie improprie o semplificazioni dannose.
Conclusione
Lo Psicologo, lo Psicologo-psicoterapeuta, il medico-psicoterapeuta, lo Psichiatra e lo psicoanalista non sono figure sovrapponibili.
Lo Psicologo è un professionista sanitario che esercita le funzioni previste dalla Legge 56/1989: uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico.
Lo Psicologo-psicoterapeuta è uno Psicologo che ha acquisito una formazione ulteriore per esercitare anche l’attività psicoterapeutica.
Il medico-psicoterapeuta è un Medico abilitato all’esercizio dell’attività psicoterapeutica e, in quanto Medico, può valutare aspetti medici di propria competenza e prescrivere farmaci quando clinicamente indicato.
Lo Psichiatra è un Medico specialista in psichiatria, competente per la valutazione psichiatrica e per la prescrizione farmacologica.
Lo psicoanalista è un professionista che utilizza il metodo psicoanalitico; quando la psicoanalisi viene esercitata come trattamento psicoterapeutico in ambito clinico-sanitario, deve essere praticata da un professionista abilitato all’esercizio dell’attività psicoterapeutica.
La psicoterapia è una specifica attività di cura in ambito psicologico-clinico, ma non coincide con l’intero campo degli interventi psicologici che possono avere finalità cliniche, terapeutiche, abilitative o riabilitative.
Presentare lo Psicologo come figura di semplice consulenza o supporto emotivo non è coerente con la Legge 56/1989 e rischia di offrire ai cittadini una rappresentazione incompleta della professione.
Una buona informazione dovrebbe aiutare le persone a scegliere il professionista più adatto, senza svalutare lo Psicologo e senza trasformare la psicoterapia nell’unica forma possibile di intervento psicologico con finalità terapeutica.
