La personalità non è un territorio estraneo alla psicologia. È, al contrario, una delle dimensioni centrali attraverso cui il funzionamento umano si esprime e si comprende.

Eppure circola ancora l’idea che lo Psicologo possa occuparsi di emozioni, pensieri e comportamenti, ma non del funzionamento di personalità. È un’idea che non regge a un esame attento né della legge né della psicologia.

Cosa fa lo Psicologo: il quadro normativo

La Legge 56/1989 definisce la professione di Psicologo attraverso l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e il sostegno in ambito psicologico. Questi interventi sono rivolti alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. La norma richiama anche le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.

Non si tratta di un’attività ridotta a singole funzioni isolate. La legge non parla di emozioni separate dai pensieri, né di comportamenti separati dal funzionamento complessivo della persona. Parla di intervento psicologico nella sua interezza.

Il Codice Deontologico vigente conferma che sono specifici della professione di Psicologo gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relativi ai processi psichici relazionali, emotivi, cognitivi e comportamentali, quando fondati su principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici. Nessuno di questi elementi esclude la personalità. Al contrario, il funzionamento di personalità si comprende proprio attraverso l’organizzazione di quei processi.

La persona non è una somma di funzioni separate

La psicologia insegna che la persona non è una somma meccanica di emozioni, pensieri e comportamenti separati. È un sistema complesso in cui questi processi si organizzano, si influenzano reciprocamente e si stabilizzano nel tempo.

La personalità è esattamente questo: il modo relativamente stabile in cui una persona tende a pensare, sentire, comportarsi, entrare in relazione con gli altri, regolare le emozioni e adattarsi agli eventi della vita. L’APA descrive la personalità come l’insieme delle differenze individuali nei pattern di pensiero, sentimento e comportamento.

Pensieri, emozioni, comportamenti e relazioni non sono separati dalla personalità. Sono le dimensioni attraverso cui la personalità si manifesta. Non ha quindi senso sostenere che quei processi siano accessibili allo Psicologo mentre il funzionamento di personalità resterebbe, in blocco, al di fuori del suo campo professionale.

Cosa significa cura della personalità

Parlare di cura della personalità richiede precisione.

Non significa che ogni caratteristica della personalità sia patologica. Non significa che ogni tratto personale debba essere “curato”. Non significa nemmeno che ogni Psicologo possa intervenire su qualunque quadro clinico, con qualunque metodo e in qualunque situazione.

Significa una cosa più precisa: lo Psicologo, entro i propri atti tipici, può valutare e intervenire sul funzionamento psicologico della persona, comprese le modalità relativamente stabili con cui la persona pensa, sente, si comporta, entra in relazione, regola le emozioni, affronta i problemi e si adatta agli eventi.

In questo senso, la cura della personalità non va intesa come formula assoluta, ma come intervento psicologico sul funzionamento personale, relazionale e adattivo, quando questo intervento è pertinente alla domanda, al caso, alla formazione del professionista e agli obiettivi concordati.

Personalità non significa disturbo di personalità

Va chiarito un punto essenziale: personalità e disturbo di personalità non sono la stessa cosa.

Parlare di personalità non significa parlare automaticamente di patologia grave o di disturbo strutturato. La personalità riguarda il funzionamento ordinario di ogni persona: il suo stile relazionale, le sue modalità cognitive abituali, il suo modo di regolare le emozioni e di affrontare le difficoltà.

Il disturbo di personalità è un’altra questione. L’American Psychiatric Association descrive i disturbi di personalità come pattern di lungo periodo di esperienza interna e comportamento che si discostano in modo significativo dalle aspettative culturali, coinvolgendo aree come cognizione, affettività, funzionamento interpersonale e controllo degli impulsi. Si tratta quindi di quadri clinici specifici, con criteri diagnostici, livelli di gravità e bisogni di trattamento da valutare caso per caso.

Confondere le due cose produce un errore concettuale rilevante: trasforma una dimensione generale del funzionamento psicologico in un ambito patologico esclusivo, come se ogni intervento sul funzionamento personale dovesse diventare automaticamente psicoterapia.

La diagnosi psicologica include il funzionamento di personalità

La diagnosi psicologica non si riduce alla somministrazione di test. È un processo articolato che comprende il colloquio clinico, l’osservazione, la raccolta anamnestica, la valutazione del funzionamento, la comprensione delle risorse e delle vulnerabilità, la formulazione del caso e le ipotesi di intervento.

In questo processo può rientrare anche la valutazione del funzionamento di personalità: schemi cognitivi stabili, modalità relazionali, regolazione emotiva, strategie di adattamento, risorse, vulnerabilità e modalità ricorrenti con cui la persona affronta sé stessa, gli altri e gli eventi.

La diagnosi, inoltre, non è un atto isolato. Può orientare il sostegno, la prevenzione, l’abilitazione-riabilitazione, la collaborazione con altri professionisti e la progettazione dell’intervento più appropriato per quella persona, in quel momento.

L’abilitazione-riabilitazione riguarda il funzionamento complessivo

L’attività abilitativo-riabilitativa in ambito psicologico non è un lavoro superficiale sulle emozioni. Riguarda il funzionamento della persona nella sua concretezza: competenze, autonomie, modalità relazionali, adattamento, regolazione emotiva, strategie cognitive e comportamentali.

Se un intervento psicologico aiuta una persona a recuperare funzionamento, modificare modalità disfunzionali, gestire meglio le relazioni o ridurre la sofferenza, non siamo davanti a un’attività accessoria.

Siamo davanti a un intervento con valore clinico, abilitativo, riabilitativo e, in senso ampio, curativo.

Psicoterapia e cura della personalità non coincidono

Un’altra semplificazione da chiarire riguarda il rapporto tra psicoterapia e personalità.

La psicoterapia è regolata dall’art. 3 della Legge 56/1989 ed è un’attività che richiede una specifica formazione professionale. Questo dato normativo è importante e va rispettato.

Ma la psicoterapia non è “la cura della personalità”. È, eventualmente, una delle possibili forme di intervento che può riguardare anche il funzionamento di personalità, tra molte altre.

L’APA descrive la psicoterapia come un servizio psicologico basato soprattutto su comunicazione e interazione, usato per valutare, diagnosticare e trattare problemi emotivi, cognitivi, comportamentali e relazionali. Non la definisce come la pratica della personalità, né come l’unico contesto in cui il funzionamento personale può essere compreso e trattato.

Identificare la psicoterapia con la cura della personalità è una semplificazione scientificamente insostenibile se presentata come regola generale. La psicoterapia può riguardare sintomi, sofferenza emotiva, ansia, depressione, trauma, relazioni, crisi personali e adattamento. Può occuparsi del funzionamento di personalità, ma non ne detiene l’esclusiva né lo esaurisce.

Dal fatto che la psicoterapia sia regolata da una norma specifica non deriva che tutto ciò che riguarda il funzionamento psicologico o la personalità sia automaticamente riservato ad essa. La legge non lo dice. Estendere la norma oltre il suo contenuto produce confusione, non chiarezza.

Il limite reale è la competenza, non la personalità

Nessuna posizione seria sostiene che ogni Psicologo possa fare qualunque cosa, con qualunque metodo e in qualunque situazione. La competenza professionale, la formazione, l’appropriatezza dell’intervento, il consenso informato, la prudenza clinica e il rispetto del Codice Deontologico sono limiti reali e vincolanti.

Ci sono situazioni che richiedono un intervento specialistico, una presa in carico multidisciplinare, il coinvolgimento dello psichiatra o dei servizi territoriali. Ci sono condizioni di elevata gravità, rischio suicidario, comorbilità o disturbi strutturati che richiedono valutazioni accurate e scelte cliniche prudenti.

Il criterio per orientare queste scelte è la valutazione del caso concreto: la domanda, il quadro clinico, il livello di sofferenza, il funzionamento della persona, gli obiettivi dell’intervento, le risorse disponibili e la formazione del professionista.

Non una preclusione astratta costruita attorno alla parola “personalità”.

La personalità non è una barriera. È una dimensione del funzionamento umano che la psicologia ha gli strumenti per comprendere e su cui lo Psicologo, entro i propri atti tipici e con le competenze appropriate, può intervenire.

Cura, miglioramento e funzionamento

Anche la parola guarigione va usata con prudenza.

In psicologia è spesso più corretto parlare di cura, riduzione della sofferenza, miglioramento clinico, recupero del funzionamento, incremento delle risorse, maggiore adattamento e migliore qualità della vita.

Questa prudenza, però, non deve essere usata per svalutare lo Psicologo. Dire che non sempre si debba parlare di guarigione non significa che l’intervento psicologico produca solo effetti indiretti.

Un cambiamento nel funzionamento emotivo, cognitivo, comportamentale e relazionale può avere un valore clinico diretto e significativo.

Conclusione

La personalità non è un territorio estraneo alla psicologia. È la dimensione attraverso cui emozioni, pensieri, comportamenti e relazioni si organizzano nel tempo.

Lo Psicologo ha gli strumenti per comprenderla e, entro i propri atti tipici, per intervenire sul funzionamento personale, relazionale e adattivo, quando questo è coerente con la domanda, con il caso e con la propria competenza.

Il limite reale non è la personalità.

Il limite reale è la competenza, il metodo, l’appropriatezza clinica dell’intervento e il rispetto del Codice Deontologico.

Fonti

Legge 18 febbraio 1989, n. 56 – Ordinamento della professione di Psicologo

Codice Deontologico delle Psicologhe e degli Psicologi Italiani – testo vigente CNOP

APA – Personality

APA – Psychotherapy

American Psychiatric Association – What Are Personality Disorders?

La personalità non è un territorio estraneo alla psicologia. È la dimensione attraverso cui emozioni, pensieri, comportamenti e relazioni si organizzano nel tempo e si stabilizzano nella persona. Lo Psicologo ha gli strumenti per comprenderla e, entro i propri atti tipici, per intervenire su di essa: quando la valutazione o l’intervento riguardano i processi psicologici della persona, il funzionamento di personalità rientra a pieno titolo nel campo professionale dello Psicologo. Il limite reale non è la personalità: è la competenza, il metodo e l’appropriatezza clinica dell’intervento.