Quando si parla di EMDR, la scorciatoia più frequente è questa: siccome viene usato anche nel lavoro sul trauma, allora sarebbe per forza e solo psicoterapia. Il problema è che questa conclusione corre più della legge. La Legge 56/1989 distingue infatti tra la professione di Psicologo, che comprende prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico, e l’attività psicoterapeutica, il cui esercizio è subordinato a una specifica formazione professionale in psicoterapia. Ma da questo non segue che ogni tecnica usata in ambito clinico, o ogni intervento sul trauma, diventi automaticamente psicoterapia in senso giuridico. Questo passaggio la legge, semplicemente, non lo dice.

Che l’EMDR sia riconosciuto nelle fonti scientifiche internazionali per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress è vero. Le fonti WHO indicano che gli interventi psicologici per adulti con PTSD includono anche l’EMDR, e l’APA lo colloca tra i trattamenti suggeriti, qualificandolo come trattamento di seconda linea. Questo però riguarda il piano dell’efficacia clinica. Non basta, da solo, a stabilire che ogni uso dell’EMDR coincida sempre e comunque con psicoterapia in senso legale. Il riconoscimento scientifico di una tecnica e la qualificazione giuridica di un’attività non sono la stessa cosa.

Il punto, quindi, non è sminuire l’EMDR. Nessuno serio può sostenere che sia uno strumento da usare con leggerezza. Lavorare sul trauma richiede preparazione, prudenza clinica, capacità di valutazione, gestione delle reazioni del paziente e piena consapevolezza dei propri limiti. Ma una cosa è dire che serve competenza. Un’altra è sostenere che uno Psicologo, solo perché utilizza EMDR o lavora sul trauma, stia automaticamente facendo psicoterapia in senso giuridico. Anche qui, il salto non è nel testo della legge: è nell’interpretazione di chi quel testo lo sta allargando oltre ciò che afferma davvero.

C’è poi il piano deontologico, che su questi temi viene spesso richiamato in modo sbrigativo. Se si vuole parlare seriamente di limiti di competenza, correttezza professionale e comunicazione verso il pubblico, i riferimenti pertinenti del Codice Deontologico vigente sono soprattutto gli artt. 5, 36, 37 e 39. L’art. 5 richiama preparazione, aggiornamento e riconoscimento dei limiti della propria competenza. L’art. 36 vieta giudizi pubblicamente lesivi della formazione, della competenza e della reputazione professionale di colleghe e colleghi. L’art. 37 impone di accettare il mandato nei limiti delle proprie competenze. L’art. 39 richiede correttezza nella presentazione della propria formazione ed esperienza. Gli artt. 11 e 12, invece, riguardano segreto professionale e testimonianza. Questo significa che anche il Codice, per essere usato bene, va letto con precisione e non evocato in modo generico.

Ed è proprio qui che emerge il problema più serio. Quando si afferma in modo assoluto che usare EMDR sul trauma significa fare psicoterapia, oppure che farlo da parte di uno Psicologo non “psicoterapeuta” sarebbe di per sé contrario alla normativa, si presenta come certezza giuridica una conclusione che resta interpretativa. E quando questa conclusione viene usata per far apparire colleghi o intere aree della professione come improprie, sospette o addirittura abusive, non ci si muove più soltanto sul terreno della prudenza clinica. Si entra anche in un terreno deontologicamente delicato, perché il rischio di una comunicazione svalutante e lesiva della reputazione professionale diventa concreto.

La formulazione più seria, più pulita e più rispettosa delle fonti è allora molto semplice: l’EMDR non è solo psicoterapia. È un intervento psicologico riconosciuto per il PTSD, che richiede formazione seria, competenza clinica e piena assunzione di responsabilità professionale. Può certamente essere utilizzato anche all’interno di un percorso psicoterapeutico. Ma non è corretto sostenere che ogni suo impiego clinico coincida automaticamente e necessariamente con psicoterapia in senso giuridico. Questo la legge non lo dice. Il resto è un’estensione interpretativa, e come tale resta discutibile.

Fonti essenziali: Legge 56/1989, Codice Deontologico vigente CNOP, WHO psychological interventions for adults with PTSD, APA PTSD Guideline 2025 e pagina APA su EMDR.