Negli ultimi decenni si è diffusa l’idea che la relazione terapeutica appartenga quasi esclusivamente alla psicoterapia. Come se ogni relazione capace di produrre cambiamento, sollievo, consapevolezza o recupero funzionale dovesse essere automaticamente chiamata psicoterapia.

Questa idea è riduttiva.

La psicoterapia è certamente uno degli ambiti in cui la relazione terapeutica viene studiata, formalizzata e utilizzata in modo specifico. Ma non per questo può essere considerata l’unico luogo della relazione che cura.

La relazione terapeutica è una dimensione più ampia. Nasce quando un professionista accoglie una persona in modo competente, costruisce fiducia, ascolta, comprende, orienta, sostiene e accompagna un processo di cambiamento. Non basta una relazione qualunque. Serve una relazione professionale fondata su competenza, responsabilità, metodo e finalità clinica o psicologica.

Per questo non è corretto ridurre la cura psicologica alla sola psicoterapia.

La Legge 56/1989 attribuisce allo Psicologo prevenzione, diagnosi, abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico. Queste attività non sono meri atti accessori. Sono funzioni professionali piene, rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.

In ciascuna di queste funzioni può esistere una relazione professionale con effetti terapeutici. Una relazione che aiuta la persona a comprendere meglio ciò che vive, a recuperare capacità, a regolare emozioni, a migliorare il funzionamento quotidiano, a ridurre forme di sofferenza e a riattivare risorse personali e relazionali.

Questo non significa chiamare tutto psicoterapia.

Significa riconoscere che la cura psicologica non coincide sempre e solo con la psicoterapia.

Anche la ricerca scientifica sui fattori comuni mostra da tempo che la qualità della relazione, l’alleanza, l’empatia, la collaborazione sugli obiettivi e la fiducia incidono in modo rilevante sugli esiti degli interventi psicologici. Questo dato non cancella l’importanza dei modelli tecnici. Però impedisce di sostenere che sia solo l’etichetta “psicoterapia” a produrre valore clinico.

Il Codice Deontologico delle Psicologhe e degli Psicologi Italiani, nel testo vigente CNOP, parla di rapporto terapeutico, paziente, cura e beneficio. Anche questo conferma che il linguaggio della cura non può essere ristretto in modo semplicistico alla sola psicoterapia.

La relazione terapeutica non è una proprietà privata della psicoterapia.

È una dimensione fondamentale della cura psicologica, che può esprimersi anche nel sostegno, nella prevenzione, nell’abilitazione-riabilitazione, nella consulenza clinica, negli interventi nei contesti scolastici, sanitari, sociali, territoriali e comunitari.

Naturalmente non ogni relazione è terapeutica. E non ogni intervento psicologico produce cura. La qualità dell’intervento dipende dalla competenza dello Psicologo, dall’appropriatezza del metodo, dai bisogni della persona, dal contesto, dagli obiettivi e dalla responsabilità professionale.

Ma proprio per questo è scorretto sostenere che solo la psicoterapia possa contenere una vera relazione terapeutica.

Una relazione può essere formalmente psicoterapeutica e risultare poco efficace. Un’altra relazione, collocata in un intervento psicologico non definito psicoterapia, può invece sostenere un cambiamento reale, prudente, progressivo e clinicamente significativo.

Ciò che cura non è solo il nome dato all’intervento.

Cura la qualità della presenza professionale. Cura l’ascolto competente. Cura l’alleanza. Cura la possibilità di dare senso all’esperienza. Cura il recupero di risorse, autonomia, funzionamento e fiducia.

La psicoterapia resta un’attività specifica. Ma la relazione terapeutica non appartiene solo alla psicoterapia.

Appartiene alla cura psicologica quando lo Psicologo la esercita con competenza, responsabilità e finalità coerenti con gli atti tipici della professione.


La relazione terapeutica non è una prerogativa esclusiva della psicoterapia. Ogni atto tipico dello Psicologo — dalla prevenzione al sostegno, dalla diagnosi all’abilitazione-riabilitazione — può dar luogo a una relazione professionale con effetti terapeutici, purché esercitata con competenza, metodo e responsabilità deontologica.


La relazione terapeutica non è una proprietà esclusiva della psicoterapia. Ogni atto tipico dello Psicologo — sostegno, prevenzione, abilitazione, riabilitazione — può produrre una relazione professionale con effetti terapeutici reali. Non è il nome dell’intervento a curare. È la qualità della presenza professionale.

La relazione terapeutica non appartiene solo alla psicoterapia. Appartiene alla cura psicologica.


Fonti

  1. Legge 18 febbraio 1989, n. 56 – Normattiva: https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.codiceRedazionale=089G0090
  2. Codice Deontologico vigente CNOP – psy.it: https://www.psy.it/la-professione-psicologica/codice-deontologico-degli-psicologi-italiani/codice-deontologico-vigente/
  3. Wampold et al. (2011), Evidence-based therapy relationships – PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21401280/