È arrivato il momento di riabilitare il linguaggio della Psicologia
Questo articolo nasce come piccolo dono alla comunità professionale degli Psicologi.
Il suo obiettivo è contribuire a contrastare lo psicoterapeuticocentrismo, cioè quel modello psicoterapeuticocentrico della cura che tende a ridurre la terapia psicologica alla sola psicoterapia, lasciando in ombra gli atti tipici dello Psicologo e il loro pieno valore terapeutico.
Non si tratta di svalutare la psicoterapia. Sarebbe una lettura sbagliata. La psicoterapia ha un suo valore clinico, formativo e professionale. Il punto è un altro: impedire che una specifica attività venga usata come nome unico di tutta la cura psicologica.
Quando una sola parola occupa tutto lo spazio, le altre scompaiono.
Scompare il sostegno psicologico.
Scompare la prevenzione psicologica.
Scompare la diagnosi psicologica.
Scompare l’abilitazione psicologica.
Scompare la riabilitazione psicologica.
E, insieme a queste parole, rischia di scomparire anche la piena consapevolezza della funzione terapeutica dello Psicologo.
Le tre parole che userò in questo testo — anomia, afasia e agnosia — non vengono usate in senso clinico, diagnostico o psicopatologico. Non indicano patologie individuali e non sono rivolte a persone o colleghi. Sono usate esclusivamente come metafore culturali, per descrivere tre alterazioni del linguaggio professionale: non saper nominare, non saper comunicare e non saper riconoscere la cura psicologica quando non viene chiamata psicoterapia.
Il linguaggio come specchio della mente professionale
Il linguaggio non è mai un dettaglio.
Le parole che usiamo costruiscono cornici mentali, orientano la percezione pubblica e definiscono ciò che una comunità professionale riesce a riconoscere di sé.
Se tutto viene chiamato psicoterapia, la Psicologia si restringe. La formazione post-laurea viene confusa con la funzione terapeutica. Una specifica attività viene trasformata nel contenitore generale di ogni cura psicologica.
La Legge 56/1989, all’art. 1, descrive una professione molto più ampia: la professione di Psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per prevenzione, diagnosi, attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno in ambito psicologico, rivolti alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità; comprende inoltre sperimentazione, ricerca e didattica nello stesso ambito.
Questi non sono atti minori. Non sono attività preparatorie. Non sono funzioni accessorie rispetto a una presunta cura più alta.
Sono il cuore della professione psicologica.
La psicoterapia, disciplinata dall’art. 3 della stessa legge, è una specifica attività di cura in ambito psicologico, esercitabile da psicologi e medici con specifica formazione professionale. Non coincide però con l’intero campo degli atti tipici dello Psicologo.
Qui nasce lo psicoterapeuticocentrismo: una cultura che guarda la Psicologia attraverso una sola lente e finisce per non vedere più la complessità della cura psicologica.
L’anomia psicoterapeuticocentrica
In ambito clinico, l’anomia indica una difficoltà di denominazione o di accesso lessicale. La persona comprende ciò di cui si sta parlando, ma fatica a recuperare la parola corretta. Può comparire in diversi quadri afasici e viene spesso descritta come una difficoltà nel trovare o pronunciare il nome degli oggetti, dei concetti o delle parole necessarie.
In senso metaforico, l’anomia psicoterapeuticocentrica è l’incapacità culturale di nominare correttamente gli atti psicologici.
Si osserva un intervento di sostegno, ma lo si chiama psicoterapia.
Si osserva una riabilitazione psicologica, ma la si chiama psicoterapia.
Si osserva un lavoro clinico sul funzionamento mentale, emotivo, sessuale o relazionale, ma se non viene nominato come psicoterapia sembra che perda valore.
Il risultato è una perdita lessicale professionale.
Le parole della Psicologia esistono. Sono previste dalla legge. Hanno dignità scientifica, clinica e professionale. Eppure vengono spesso dimenticate, sostituite o rese invisibili.
Riabilitare il linguaggio significa recuperare i nomi corretti.
Il sostegno è sostegno.
La prevenzione è prevenzione.
La diagnosi è diagnosi.
L’abilitazione è abilitazione.
La riabilitazione è riabilitazione.
La psicoterapia è psicoterapia.
Ogni parola ha il suo posto. Ogni atto ha la sua funzione. Ogni intervento va riconosciuto per ciò che è.
L’afasia psicoterapeuticocentrica
In ambito clinico, l’afasia è una disfunzione del linguaggio che può compromettere la comprensione o l’espressione delle parole e dei loro equivalenti non verbali. È collegata al funzionamento dei centri del linguaggio nella corteccia cerebrale, nei gangli della base e nelle vie di sostanza bianca che li connettono.
In senso metaforico, l’afasia psicoterapeuticocentrica descrive una difficoltà diversa: l’incapacità di usare il linguaggio professionale in modo coerente, preciso e comunicativo.
Accade quando si ripetono frasi automatiche come “solo la psicoterapia cura” oppure “lo Psicologo non fa terapia”, senza interrogarsi sul significato giuridico, scientifico e professionale di queste affermazioni.
In questi casi si parla molto, ma si comunica poco.
La parola psicoterapia diventa una parola-totem. Non chiarisce: copre. Non distingue: appiattisce. Non aiuta a comprendere: sostituisce il ragionamento.
La Psicologia, invece, ha bisogno di parole capaci di distinguere.
Ha bisogno di un linguaggio che sappia dire quando si fa prevenzione, quando si fa diagnosi, quando si fa sostegno, quando si fa abilitazione, quando si fa riabilitazione e quando si fa psicoterapia.
Un linguaggio professionale maturo non riduce tutto a una sola parola.
Nomina le differenze. Le ordina. Le rende comprensibili.
L’agnosia psicoterapeuticocentrica
In ambito clinico, l’agnosia è l’incapacità di identificare un oggetto attraverso uno o più sensi; può richiedere una valutazione clinica e neuropsicologica, e viene descritta come un disturbo del riconoscimento percettivo.
In senso metaforico, l’agnosia psicoterapeuticocentrica è l’incapacità culturale di riconoscere la natura terapeutica degli atti psicologici quando non vengono chiamati psicoterapia.
Si vede lo Psicologo che cura, ma non lo si riconosce come terapeuta.
Si vede un intervento sul funzionamento mentale, ma lo si considera meno clinico.
Si vede una riabilitazione psicologica, ma la si tratta come attività secondaria.
Si vede una relazione professionale orientata alla cura, ma la si legittima pienamente solo se viene inserita nella cornice della psicoterapia.
Questa è una forma di mancato riconoscimento culturale.
La realtà è davanti agli occhi, ma viene letta con categorie troppo strette.
Lo Psicologo cura quando interviene, con strumenti propri della Psicologia, sul funzionamento mentale, emotivo, comportamentale, psicofisico, sessuale e relazionale della persona.
Cura quando sostiene.
Cura quando abilita.
Cura quando riabilita.
Cura quando previene il peggioramento del disagio.
Cura quando promuove salute psicologica.
Cura quando aiuta la persona a recuperare funzionamento, autonomia, consapevolezza, regolazione, relazione e partecipazione.
La cura psicologica non comincia solo quando viene pronunciata la parola psicoterapia.
Il linguaggio psicoterapeuticocentrico
Il linguaggio psicoterapeuticocentrico è quel modo di parlare che riduce la cura psicologica alla sola psicoterapia.
Non sempre nasce da intenzioni scorrette. Spesso nasce da abitudine, formazione, cultura professionale, comunicazione istituzionale poco precisa o semplificazioni ripetute per anni.
Il suo effetto, però, resta problematico: rende meno visibile il ruolo terapeutico dello Psicologo.
Quando si dice che lo Psicologo “fa sostegno” mentre lo “psicoterapeuta” “cura”, si produce una frattura artificiale.
Quando si presenta la psicoterapia come unica vera cura della psiche, si svalutano gli atti tipici dello Psicologo.
Quando si usa la parola psicoterapia per nominare ogni intervento clinico, si cancella la ricchezza del linguaggio psicologico.
La cura di questo linguaggio passa da un lavoro di riabilitazione culturale.
Bisogna tornare a chiamare le cose con il loro nome.
Il sostegno psicologico è sostegno psicologico.
La prevenzione psicologica è prevenzione psicologica.
La diagnosi psicologica è diagnosi psicologica.
L’abilitazione psicologica è abilitazione psicologica.
La riabilitazione psicologica è riabilitazione psicologica.
La psicoterapia è una specifica attività di cura, non il sinonimo di tutta la cura psicologica.
Riabilitare il linguaggio della Psicologia
Riabilitare il linguaggio significa rieducare lo sguardo professionale.
Non basta cambiare le parole in superficie. Bisogna recuperare la capacità di pensare la Psicologia nella sua interezza.
La parola riabilitazione, in questo senso, non è casuale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la riabilitazione come un insieme di interventi finalizzati a ottimizzare il funzionamento e ridurre la disabilità nelle persone con condizioni di salute, in relazione al loro ambiente.
Questa prospettiva è coerente con il modello ICF, che descrive salute e disabilità attraverso i domini della salute e del funzionamento, includendo anche i fattori ambientali.
Dire riabilitazione psicologica, quindi, non significa usare un’espressione debole o sostitutiva.
Significa richiamare una funzione prevista dalla legge professionale e coerente con una concezione della salute centrata sul funzionamento della persona.
La riabilitazione psicologica è una cura non farmacologica e non chirurgica che mira al recupero del miglior livello possibile di funzionamento mentale, psicofisico e relazionale.
Non è una parola di ripiego.
È una parola forte.
È una parola clinica.
È una parola professionale.
È una parola che rientra pienamente anche nel campo professionale dello Psicologo.
PNP, Lo Psicologo cura e fa terapia e MetaPsi
Da anni porto avanti un lavoro culturale e professionale per restituire alla Psicologia italiana il suo significato più ampio: quello di una scienza e di una professione sanitaria capace di cura.
I gruppi Psicologi non Psicoterapeuti e Lo Psicologo cura e fa terapia sono nati da questa esigenza: creare spazi di confronto, chiarimento e riconoscimento per colleghe e colleghi che non accettano più una narrazione riduttiva della professione.
MetaPsi Aps prosegue questo lavoro in una forma associativa, collegiale e organizzata.
Non è solo un progetto culturale. È uno spazio di responsabilità professionale, nato per valorizzare il ruolo terapeutico dello Psicologo e per contrastare lo psicoterapeuticocentrismo con strumenti seri, documentati e condivisi.
MetaPsi cura il linguaggio perché il linguaggio orienta la cultura professionale.
Cura la memoria scientifica della Psicologia perché una professione che dimentica le proprie parole rischia di dimenticare anche la propria funzione.
Cura la comunità professionale perché nessuno Psicologo dovrebbe sentirsi meno terapeuta solo perché non usa la parola psicoterapia per nominare tutto ciò che fa.
La parola cura appartiene alla Psicologia.
Appartiene allo Psicologo.
Appartiene alla collettività.
Non come privilegio corporativo, ma come responsabilità professionale.
La cura collettiva della parola
Una comunità professionale vive anche delle parole con cui si racconta.
Se le parole vengono ridotte, anche il campo del possibile si riduce. Se tutto viene chiamato psicoterapia, gli atti tipici dello Psicologo diventano meno visibili. Se la cura viene riconosciuta solo dentro una cornice, tutto ciò che resta fuori da quella cornice appare meno importante.
Ma la Psicologia non è una professione minore in attesa di essere completata dalla psicoterapia.
La Psicologia è una scienza e una professione sanitaria autonoma, fondata su strumenti conoscitivi e di intervento propri, capace di prevenire, diagnosticare, sostenere, abilitare e riabilitare in ambito psicologico.
Riabilitare il linguaggio significa allora restituire piena cittadinanza a queste parole.
Significa permettere agli Psicologi di riconoscersi nella loro funzione terapeutica.
Significa permettere ai cittadini di comprendere meglio che cosa fa lo Psicologo.
Significa liberare la cura psicologica da una narrazione troppo stretta.
Conclusione
Anomia, afasia e agnosia psicoterapeuticocentriche non sono patologie individuali.
Sono immagini culturali.
Descrivono tre modi in cui il linguaggio professionale può impoverirsi: quando non nomina, quando comunica male e quando non riconosce più la cura psicologica nella sua pluralità.
Curarle significa riabilitare il linguaggio della Psicologia.
Significa restituire alle parole il loro peso.
Significa riconoscere gli atti tipici dello Psicologo.
Significa smettere di confondere una specifica attività con tutta la cura psicologica.
Significa dire, con chiarezza, che lo Psicologo cura, fa terapia e riabilita attraverso gli strumenti propri della Psicologia.
MetaPsi, PNP e Lo Psicologo cura e fa terapia possono contribuire a questo lavoro collettivo di cura linguistica e culturale della Psicologia.
Non per creare contrapposizioni inutili.
Non per negare il valore della psicoterapia.
Ma per ricordare una cosa semplice, fondata e necessaria: la cura psicologica non coincide con una sola parola.
Lo Psicologo cura.
Lo Psicologo fa terapia.
Lo Psicologo riabilita.
Lo Psicologo sostiene.
Lo Psicologo previene.
Lo Psicologo diagnostica.
Lo Psicologo interviene sul funzionamento mentale, psicofisico e relazionale della persona.
Senza bisogno di aggettivi aggiuntivi per essere riconosciuto nella sua funzione terapeutica.
Le parole giuste non sono un ornamento.
Sono cura.
Glossario sintetico
Afasia: disfunzione del linguaggio che può compromettere comprensione, espressione, lettura o scrittura.
Anomia: difficoltà di denominazione o di accesso lessicale, cioè difficoltà a recuperare la parola corretta.
Agnosia: disturbo del riconoscimento percettivo, in cui uno stimolo viene percepito ma non correttamente identificato attraverso una o più modalità sensoriali.
Psicoterapeuticocentrismo: riduzione culturale della Psicologia alla sola psicoterapia e tendenza a considerare la psicoterapia come nome generale della cura psicologica.
Linguaggio psicoterapeuticocentrico: uso del linguaggio che confonde una specifica attività con l’intero campo della cura psicologica.
Riabilitazione psicologica: cura non farmacologica e non chirurgica finalizzata al recupero del miglior livello possibile di funzionamento mentale, psicofisico e relazionale.
Lo psicoterapeuticocentrismo restringe il linguaggio della Psicologia.
Riabilitare le parole significa riconoscere sostegno, prevenzione, diagnosi, abilitazione e riabilitazione come atti di cura.
La psicoterapia ha valore, ma non è il nome di tutta la cura psicologica.
Quando tutto viene chiamato psicoterapia, la Psicologia perde parole essenziali.
Sostegno, prevenzione, diagnosi, abilitazione e riabilitazione sono atti tipici dello Psicologo e hanno pieno valore nella cura psicologica.
Riabilitare il linguaggio significa restituire alla Psicologia la sua complessità e ai cittadini una comprensione più corretta del ruolo terapeutico dello Psicologo.
Le parole giuste non sono un ornamento: sono cura.



