Quando si parla di psicopatologia, spesso si immagina un ambito riservato o “separato”, quasi fosse un territorio che appartiene solo a chi fa psicoterapia. Nella pratica clinica, però, la psicopatologia si presenta soprattutto in un modo molto concreto: sofferenza soggettiva e compromissione del funzionamento. È qui che si colloca il punto centrale. Proprio perché la psicopatologia incide sul funzionamento mentale, psicofisico e relazionale delle persone, rientra anche nell’ambito di intervento dello Psicologo, che può operare nella prevenzione, nella valutazione e nel trattamento psicologico del disagio e dei disturbi. (ordinepsicologiveneto.it)
Questo non nega il valore dell’attività psicoterapeutica. Serve a togliere ambiguità: la cura psicologica della psicopatologia è, in primis, ambito di competenza dello Psicologo. La differenza reale non sta nell’etichetta, ma nel perimetro normativo e nella competenza effettivamente posseduta, che va sempre rispettata e comunicata con correttezza.
In concreto, lo Psicologo può intervenire per ridurre la sofferenza, prevenire la cronicizzazione, limitare l’aggravamento e contenere il rischio di recidive. E soprattutto, quando il funzionamento della persona è compromesso, lavora per sostenerlo, recuperarlo e potenziarlo sul piano mentale, psicofisico e relazionale e, quando pertinente e di competenza, anche sessuale.
Corretta e trasparente informazione: il chiarimento dell’Ordine del Veneto
Sul tema della competenza clinica dello Psicologo circola spesso disinformazione, soprattutto quando entra in gioco la psicopatologia. Proprio per questo, l’Ordine degli Psicologi del Veneto ha pubblicato una nota finalizzata a una corretta e trasparente informazione verso la cittadinanza, chiarendo competenze e attività proprie della professione di Psicologo e le caratteristiche dell’attività psicoterapeutica. (ordinepsicologiveneto.it)
Il documento richiama un punto di base: la professione di Psicologo è regolamentata dalla Legge 56/1989 e dalla Legge 3/2018, e la psicoterapia è indicata come attività compresa nelle professioni di Psicologo o Medico, non come professione autonoma. (ordinepsicologiveneto.it)
Poi arriva il passaggio che, per il tema di questo articolo, è decisivo: lo Psicologo è un professionista sanitario e le sue attività professionali comprendono prevenzione, diagnosi, abilitazione, riabilitazione e sostegno. Di conseguenza, l’attività dello Psicologo, specializzato o meno in psicoterapia, si svolge sia in contesti clinici sia non clinici, anche in presenza di sintomatologie psicopatologiche, con una propria autonomia professionale. (ordinepsicologiveneto.it)
La nota è esplicita anche su ciò che non è ammissibile: non regge una lettura secondo cui lo Psicologo privo di specializzazione in psicoterapia non possa svolgere attività clinica o sanitaria, o non possa svolgerla in autonomia. (ordinepsicologiveneto.it)
Lo Psicologo può lavorare anche con persone con psicopatologia
Questo punto merita di essere detto senza giri di parole, perché è una delle omissioni più frequenti nella comunicazione pubblica: lo Psicologo può lavorare anche con persone che presentano psicopatologia o sintomatologia clinicamente rilevante. Non come eccezione, ma come possibilità prevista e chiarita anche nella nota dell’Ordine del Veneto. (ordinepsicologiveneto.it)
Qui conviene chiarire bene l’obiettivo, perché è ciò che fa davvero ordine nella confusione. In questi casi, la finalità dell’intervento non è l’etichetta diagnostica. La finalità è la tutela e il recupero del funzionamento compromesso.
Significa lavorare per ridurre la sofferenza e per agire sui fattori che mantengono o aggravano il quadro, sostenendo la persona quando attraversa fasi di instabilità e vulnerabilità. Ma significa anche, e spesso soprattutto, sostenere, abilitare e riabilitare competenze che si sono indebolite o bloccate: capacità di autoregolazione emotiva, tenuta delle routine di vita, gestione dello stress, funzionamento relazionale, autonomia, cura di sé, continuità nel lavoro o nello studio, ripresa della progettualità. In altre parole, ricostruire pezzi di vita che la psicopatologia tende a restringere.
Quando è pertinente e di competenza, questo lavoro può includere anche la dimensione sessuale, perché in molti quadri clinici la sofferenza psichica si accompagna a evitamento, ansia, calo del desiderio, difficoltà nell’intimità o vissuti corporei disturbati. Anche qui l’obiettivo resta lo stesso: funzionamento e qualità della vita, non etichette.
Che cosa significa intervenire in ambito psicopatologico
Intervenire in ambito psicopatologico non significa ridurre la persona a una diagnosi. Significa capire come sintomi e sofferenza incidano sulla vita quotidiana: pensieri, emozioni, comportamenti, relazioni, studio o lavoro, cura di sé, qualità della vita.
Nella pratica, il lavoro clinico dello Psicologo tiene insieme due dimensioni che non dovrebbero mai essere separate. Da un lato la sofferenza soggettiva, cioè ciò che la persona vive e sente. Dall’altro il funzionamento, cioè ciò che la persona riesce o non riesce a fare, mantenere o recuperare.
La diagnosi, quando presente, può orientare l’inquadramento e il trattamento. Non sostituisce la comprensione della persona, ma può aiutare a definire rischi, priorità e obiettivi. Il punto non è “diagnosi sì/diagnosi no”. Il punto è usare ciò che serve per lavorare meglio, senza trasformare la diagnosi in un destino né in un marchio.
Prevenire cronicizzazione, aggravamento e recidive
Una parte essenziale dell’intervento psicologico riguarda la prevenzione nelle sue diverse forme, perché la psicopatologia non è solo un evento: spesso è un decorso, con fasi, oscillazioni, riacutizzazioni e possibili ricadute.
Prevenire la cronicizzazione significa intervenire su quei processi che tendono a stabilizzare il disturbo nel tempo. Nella pratica, questo si traduce spesso nel lavorare su ritiro, evitamenti, perdita di routine, isolamento, sfiducia nelle proprie risorse, difficoltà di regolazione emotiva e accumulo di stress.
Prevenire l’aggravamento significa ridurre i fattori che alimentano il peggioramento: stress non gestito, ruminazione, disregolazione del sonno, strategie di fronteggiamento inefficaci, dinamiche relazionali ripetitive che riattivano il problema e, quando presenti, comportamenti a rischio.
Contenere il rischio di recidive significa aiutare la persona a riconoscere segnali precoci, costruire strategie realistiche, consolidare abilità di regolazione emotiva e tolleranza del disagio, ridurre i fattori di mantenimento e rinforzare routine protettive. L’obiettivo non è promettere che non ci saranno più difficoltà. L’obiettivo è ridurre probabilità e intensità delle ricadute e aumentare la capacità di riprendersi in tempi più brevi.
Sostegno e abilitazione-riabilitazione del funzionamento
Nei quadri psicopatologici la sofferenza si accompagna spesso a una compromissione del funzionamento. Per questo, nel lavoro dello Psicologo, la dimensione di sostegno e di abilitazione-riabilitazione non è un’aggiunta: è spesso una parte centrale del trattamento psicologico.
Abilitare significa costruire o potenziare competenze che non sono presenti o non sono stabili: abilità emotive, sociali, comunicative, decisionali, capacità di gestione della vita quotidiana.
Riabilitare significa recuperare competenze e funzioni ridotte a causa del disturbo, di una fase di scompenso, di un trauma o di un lungo periodo di evitamento e ritiro.
E qui si vede, in modo molto pratico, perché parlare di psicopatologia non può essere separato dal tema del funzionamento: perché la qualità della vita non dipende solo dall’intensità dei sintomi, ma da ciò che la persona riesce a fare, sentire, mantenere e ricostruire nel tempo.
“Psicoterapeuta” e psicopatologia: una precisazione utile
Quando si usa la parola “psicoterapeuta”, nel linguaggio comune si tende a immaginare una figura “altra”, quasi una professione autonoma. La nota dell’Ordine del Veneto richiama invece che la psicoterapia è un’attività specialistica che può essere svolta da Psicologi o Medici che abbiano frequentato un percorso specialistico post-lauream. (ordinepsicologiveneto.it)
Chiarirlo è utile perché evita un equivoco ricorrente: la cura psicologica della psicopatologia non appartiene alla parola psicoterapia come etichetta identitaria. Appartiene, in primis, alle competenze dello Psicologo, con la differenza che chi esercita anche psicoterapia lo fa in una modalità specialistica ulteriore, dentro il quadro normativo e formativo previsto.
Obiettivo clinico: miglior livello possibile di funzionamento e recovery
La finalità del trattamento psicologico non è un’idea astratta. È un obiettivo clinico osservabile: favorire il miglior livello possibile di funzionamento e il recovery.
Recovery significa percorso di ripresa e riappropriazione della propria vita. Non coincide solo con riduzione dei sintomi. Include autonomia, continuità personale, capacità di scelta, progettualità e qualità della vita, compatibilmente con storia, risorse e limiti della persona.
Parlare di miglior livello possibile di funzionamento non significa inseguire la perfezione. Significa puntare a un funzionamento realistico e sostenibile, nel contesto specifico della vita della persona.
Tutela della persona, limiti e competenza professionale
Intervenire sulla psicopatologia richiede rigore, competenza e rispetto dei limiti professionali. Su questo punto, il Codice Deontologico – testo vigente (CNOP) è molto chiaro: lo Psicologo riconosce i limiti della propria competenza e utilizza solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. (psy.it)
In alcuni casi l’integrazione con il medico o con lo psichiatra è opportuna o necessaria, soprattutto quando servono valutazioni specifiche, gestione del rischio o indicazioni farmacologiche. Questo non riduce il ruolo dello Psicologo. Aumenta tutela ed efficacia dell’intervento.
Conclusione
La psicopatologia è anche ambito di intervento dello Psicologo perché, nella pratica clinica, riguarda sofferenza e compromissione del funzionamento. Lo Psicologo può operare nella prevenzione, nella valutazione e nel trattamento psicologico del disagio e dei disturbi, lavorando per ridurre sofferenza, cronicizzazione, aggravamento e recidive. E, soprattutto, può lavorare anche con persone con psicopatologia per sostenerne e abilitarne-riabilitarne il funzionamento compromesso, nei limiti della competenza effettivamente posseduta.
In una prospettiva di corretta informazione al cittadino, vale ricordare il punto chiave indicato dall’Ordine del Veneto: anche in presenza di sintomatologia psicopatologica, lo Psicologo può svolgere attività cliniche in autonomia, e non è ammissibile sostenere il contrario. (ordinepsicologiveneto.it
Enrico Rizzo, Psicologo, Presidente di MetaPsi Aps




