Nel dibattito italiano circolano due miti duri a morire: che la Scuola “abiliti” alla cura psicologica in senso ampio, e che trasformi lo Psicologo in una figura giuridicamente diversa, più autorizzata e più “legittimata” a trattare la sofferenza.
La realtà è più lineare: la Scuola fa formazione avanzata, rilascia un diploma di specializzazione e non riscrive da sola i confini della professione di Psicologo.
Nota: questo testo non è contro la psicoterapia né contro chi la esercita. È contro la confusione culturale e comunicativa che trasforma la psicoterapia nell’unica cura “vera” e svaluta il ruolo terapeutico dello Psicologo. È questo, per me, lo psicoterapeuticocentrismo.
Non abilitano e non autorizzano alla cura psicologica in ambito sanitario
La cura psicologica, intesa come trattamento psicologico e atti tipici dello Psicologo (prevenzione, diagnosi, attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno), non nasce dalla Scuola. È già dentro la definizione legale della professione di Psicologo. (psy.it)
La Scuola può aumentare competenze, metodo, capacità di formulazione e conduzione del lavoro clinico. Ma non “concede” allo Psicologo il permesso di curare in ambito sanitario: quel perimetro è legato all’abilitazione alla professione e all’iscrizione all’Albo, non al fatto di frequentare una Scuola. (psy.it)
Non rilasciano una nuova specialità che diventa un titolo accademico autonomo chiamato “Specialista in Psicoterapia”
Le Scuole e gli Istituti abilitati rilasciano un Diploma di specializzazione: è un titolo formativo post-laurea. Sul piano della comunicazione informativa, il CNOP prevede la dicitura “Specialista in Psicoterapia” in relazione al possesso del diploma (anche se ottenuto presso un istituto privato riconosciuto dal Ministero), ma questo non equivale a una nuova laurea né a una “specialità medica” né a un grado professionale autonomo. (psy.it)
Detto in modo semplice: la Scuola rilascia un diploma. Il resto è linguaggio descrittivo, che va usato con precisione e senza mitizzazioni. E soprattutto senza inventare etichette “extra” che non sono previste. (psy.it)
Non rendono lo Psicologo “specialista della cura” in senso assoluto
La specializzazione in psicoterapia è una specializzazione in un metodo di cura psicologica: un impianto teorico-tecnico, un setting, una logica di trattamento, una cornice clinica.
Non è un’investitura generale che trasformi automaticamente chi la frequenta nello “specialista della cura” per definizione, come se la cura psicologica appartenesse prima a pochi e poi diventasse “più legittima” dopo la Scuola.
La Scuola può renderti più competente in quel metodo. Non crea una superiorità giuridica sulla cura, né un livello professionale “sopra” lo Psicologo.
Non abilitano o autorizzano al trattamento della psicopatologia
Qui serve chiarezza, perché è un punto spesso deformato dallo psicoterapeuticocentrismo. La psicopatologia non è un territorio “chiuso” che si apre solo dopo una Scuola. Lo Psicologo, nel perimetro definito dalla Legge 56/1989 e dalle competenze realmente possedute, opera su prevenzione, diagnosi, sostegno e abilitazione-riabilitazione: attività che, nella pratica clinica reale, si intrecciano anche con sintomi e sofferenza strutturata. (psy.it)
Questo non significa “si può fare tutto”: significa che il lavoro clinico va esercitato con appropriatezza, competenza reale, limiti chiari e invio quando necessario. La Scuola aggiunge una formazione specifica per l’esercizio dell’attività psicoterapeutica, che la legge subordina a una specifica formazione professionale post-laurea. (psy.it)
Non creano una professione diversa: quella della professione autonoma di “psicoterapeuta”
La Scuola non produce una “nuova professione”. Forma uno Psicologo (o un medico) in un ambito specifico: l’attività psicoterapeutica, che la legge disciplina come attività subordinata a specifica formazione, non come nuova professione autonoma separata dal fatto di essere Psicologo o medico. (psy.it)
Anche il Ministero descrive gli Istituti come strutture che impartiscono formazione idonea all’esercizio dell’attività psicoterapeutica e che rilasciano un diploma di specializzazione equipollente a quello universitario: si parla di formazione e diploma, non di “nuovo Albo” o “nuova professione”. (mur.gov.it)
Non creano una figura diversa: lo “psicoterapeuta” come identità separata dallo Psicologo
Quando, nel linguaggio comune, si dice “lo “psicoterapeuta””, spesso si suggerisce (anche involontariamente) una figura “altra” rispetto allo Psicologo. Nella cornice professionale, invece, la realtà è più sobria: è uno Psicologo (o un medico) con specifica formazione per l’attività psicoterapeutica.
La Scuola non genera un “altro soggetto” rispetto allo Psicologo. Non cambia l’identità di base: cambia, quando cambia, la formazione specifica rispetto a un ambito di esercizio.
Non autorizzano a definirsi “psicoterapeuta in formazione”, “psicoterapeuta tirocinante” o “tirocinante psicoterapeuta”
Questo è un punto pratico e, se gestito male, rischioso. Il CNOP, nell’Atto di indirizzo sulla pubblicità informativa, stabilisce due cose utilissime per prevenire equivoci: che la dicitura psicologo-psicoterapeuta è consentita solo a precise condizioni (annotazione dell’esercizio dell’attività) e che non è consentito usare titoli difformi da quelli previsti. (psy.it)
Per questo, formule come ““psicoterapeuta” in formazione” o “tirocinante “psicoterapeuta”” sono facilmente equivocabili: possono suonare come un’identità già acquisita, quando in realtà si sta descrivendo un percorso formativo in corso.
Se si vuole essere trasparenti, è più pulito dichiarare il fatto formativo senza anticipare etichette, per esempio:
Psicologo, iscritto all’Albo, in formazione presso la Scuola/Istituto di specializzazione in psicoterapia X (abilitato secondo le procedure previste). (mur.gov.it)
Nota pratica: regole e prassi applicative sulla comunicazione professionale possono essere aggiornate, e il CNOP ha avviato un iter per nuove linee di indirizzo sulla pubblicità professionale. Verificare sempre anche le indicazioni del proprio Ordine territoriale. (psy.it)
Conclusioni
Le Scuole di Psicoterapia sono, per molti, una formazione importante: danno metodo, pratica, supervisione, linguaggio clinico, capacità di stare nel processo. Ma non sono una fabbrica di nuove professioni, né un lasciapassare per “curare davvero”, né una scorciatoia comunicativa per anticipare diciture che possono confondere i cittadini.
La Scuola aggiunge formazione. La professione resta quella: Psicologo. E la trasparenza, quando comunichiamo al pubblico chi siamo e cosa facciamo, non è un dettaglio: è parte della qualità professionale.
Enrico Rizzo, Psicologo, Presidente di MetaPsi Aps




