Il Diploma di Specializzazione (nelle scuole riconosciute) indica che una persona ha completato un percorso formativo specifico e che, sul piano formale, può svolgere anche interventi di psicoterapia nei limiti e secondo le regole previste.
Detto questo, è utile tenere separati due piani. Un conto è ciò che un percorso consente di fare; un altro conto è la qualità concreta del lavoro clinico, che dipende da come il professionista ragiona, lavora, si aggiorna e si assume responsabilità nel tempo. Per questo, il diploma non va interpretato come una garanzia automatica di “maggiore bravura”, “maggiore efficacia” o “maggiore profondità” rispetto a chi non lo ha: sono aspetti che emergono dalla pratica reale.
Allo stesso modo, non è sbagliato preferire un professionista che abbia anche quel percorso: può essere una scelta legittima. Il punto è non usarlo come unico criterio, perché ciò che tutela davvero chi chiede aiuto è altro: obiettivi chiari, spiegazioni comprensibili di cosa si fa e perché, attenzione ai risultati nel tempo, disponibilità a confrontarsi (supervisione) quando serve, capacità di riconoscere i propri limiti e di proporre un invio o una collaborazione se necessario, e rispetto della deontologia (Codice Deontologico – testo vigente CNOP).
In parole semplici: il diploma dice qualcosa sul percorso fatto. La qualità la riconosci dal modo di lavorare e dalla trasparenza con cui il professionista costruisce e monitora il percorso con te.
Enrico Rizzo, Psicologo, Presidente di MetaPsi Aps




